Il
lungo iter di Malpensa 2000 ha ora un suo libro, edito da Giorgio Mondadori: si intitola
"Malpensa 2000" ed è stato scritto da Alma Pizzi, giornalista economica
varesina e per lungo tempo consulente della SEA.
Quella della Pizzi è una storia di Malpensa che parte dell'avventura dei fratelli
trentini Gianni e Federico Caproni, costruttori di aeroplani tra i primi al mondo, che
hanno utilizzato per primi la zona di Cascina Malpensa per far decollare i loro velivoli
costruiti nella loro officina artigianale di Arco. E' stato
intorno all'intuizione di questi fratelli, alla ricerca di un campo di volo adatto
ai loro prototipi, che è nato e si è sviluppato il progetto Malpensa, da campo di
brughiera sperduto nel varesotto a grande aeroporto tradizionale, passando per una
dimensione medio-piccola "da charter" che per tanti anni ha caratterizzato lo
scalo. Uno scalo che lo Stato ha definito fin dagli anni
sessanta come internazionale, ma che è rimasto "da vacanze" per molti anni: è
solo del 1985 - secondo la ricostruzione di Alma Pizzi nel suo libro - l'anno della
svolta. La legge che ha dichiarato la rivoluzione di Malpensa è stata varata
infatti il 22 agosto del 1985, e da allora (più precisamente dal completamento del
piano di Malpensa, nel dicembre del 1985) è stata una corsa a ostacoli per arrivare alla
realizzazione dell'Hub, così come progettato addirittura dal famosissimo MIT di Boston
(insieme a Sea e e Italairport). Un viaggio politico-burocratico
durato quasi quindici anni (il primo volo nel nuovo scalo è del 1998) che ha portato
145.000 addetti in brughiera e un indotto ancora incalcolabile, ma che è ancora oggi
contestatissimo.
L'ultima parte del libro racconta invece di ciò che Malpensa è
oggi, sia in termini architettonici - con un cameo di Ettore Sottsass su come il suo
studio ha realizzato gli interni dell'Hub - sia in operatività. Una realtà grande
nella nostra provincia, di cui nel volume della Pizzi si possono scovare i numeri
ufficiali e le loro principali caratteristiche.
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