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04/06/07
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Concorso – Svelato il mistero del film a sorpresa
Locarno sfida la censura cinese

Ieri nell’ambito del concorso internazionale è stato presentato Baba (Padre) primo ed unico film dello scrittore cinese Wang Shuo. La curiosità richiamata da questa pellicola era forte, molte le domande a cui Marco Muller e l’organizzazione del Festival si sono abilmente sottratti.
Fino a ieri.

Alla nostra domanda riguardo tanto mistero, Muller risponde: «Se avessimo pubblicizzato un film del genere, sarebbe stato sicuramente bloccato dalle autorità cinesi, così come il suo regista. Questo film, che circola in un’unica copia, ha già avuto forti problemi con la censura cinese, basti pensare che è stato completato nel 1996 e solo ora riusciamo a presentarlo, ma ne siamo orgogliosi.»

La storia racconta lo scontro generazionale tra un padre conservatore e il figlio che non accetta alcune sue imposizioni. Può essere facilmente letto come una critica nei confronti dello stato cinese, altamente burocratizzato, ed un’esaltazione dello spirito ribelle.

« Non era mia intenzione che la storia avesse un significato metaforico, volevo solo rompere con gli schemi che vengono imposti da regime – ci dice Wang Shou – Oggi un film del genere non me lo farebbero mai iniziare, allora è stato bloccato solo a riprese terminate – e aggiunge candidamente – non capisco cosa non abbia gradito la Censura cinese…».

Wang Shou, uno dei protagonisti del panorama letterario cinese, con romanzi da decine di milioni di copie vendute, ha prodotto una vera sorpresa. Baba è un film eccezionale, poetico, duro ma anche tenero nel descrivere il rapporto tra padre e figlio. Il pubblico in sala è rimasto profondamente toccato, scosso, in particolare , dalla sua sensibilità e dalla capacità di raccontare un contesto sociale così ampio e difficile attraverso una storia semplice e di piccoli personaggi.

Baba è uno di quei film che lasciano il segno nello spettatore, ma anche nella società. Questo particolare non passerà inosservato alla giuria al momento di assegnare il premio di quest’anno.

Nel pomeriggio inoltrato è stato presentato il penultimo film in concorso Cronicamente Invìavel del brasiliano Sergio Bianchi. Vero caso esploso in Brasile, dove è  campione d’incassi da oltre sei mesi. Circola, però, solo in quattro copie a causa di una forte censura del mercato che permette la distribuzione massiccia solo di prodotti americani. Un film in parte fiction, in parte documentario sulla società brasiliana, sul suo fascino e le sue contraddizione. Costruito come un mosaico con un forte intento politico da Sergio Bianchi, è stata la miccia che ha scatenato una serie di proteste in occasione dei festeggiamenti dei cinquecento anni della scoperta del Brasile. Un film di dura critica che però risulta ostico per chi non è a contatto con una società così lontana.

Carlo Prevosti.

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