Non c'è niente da fare: chi partecipa ad un festival del cinema in qualche
modo fa vetrina pure lui. senza arrivare agli eccessi delle stelline sulla croisette di
Cannes, è un atteggiamento inevitabile infatti quello di vestirsi "da
festival", di mostrare anche fisicamente l'appartenenza ad una comunità, quella
degli appassionati di cinema, che ha come tutte le altre comunità delle precise regole
sociali.Anche Locarno non sfugge a queste regole, ne ha anzi
di più sofisticate: se i fortunati che possono fare parte delle notti di Cannes e Venezia
non si possono sbagliare, e sono costretti a mettere in valigia il vestito da sera, l'aria
di Locarno, solo apparentemente più sbarazzina, costringe a pensare un bel pò su cosa
mettere per far sapere di essere parte della "banda". Una banda ben variegata:
in piazza infatti si radunano politici svizzeri, architetti di fama, critici tra i più
blasonati del circondario, registi e aspiranti tali provenienti da tutto il mondo oltre a
appassionati cinefili e curiosi: tutti democraticamente mescolati insieme, nella stessa
piazza, a lottare contro lo stesso caldo (o pioggia), contro le stesse zanzare e alla
ricerca dello stesso panino. Così, la personalità si esprime a colpi di bermuda e
camicie di lino (per gli uomini) e di magliettine di una taglia in meno per le donne.
Tiene anche quest'anno, come da sempre tra gli ambienti culturali (gli esistenzialisti
insegnano) il nero, ma qui viene sempre mescolato con qualche tocco etnico - vuoi la
collana presa chissà dove in Africa, vuoi la sciarpa batik, vuoi la borsettina
all'uncinetto con le piume - che probabilmente deriva dalla gran scorpacciata di maculato
in tutte le salse che si fa a Locarno nei giorni del pardo.
Una scorpacciata che si nota a partire dai negozi:
se le boutiques costose e blasonate propongono tailleurs con il collo e i polsini in
pelliccia leopardata, le bancarelle propongono invece, più spiritosamente, parei maculati
gialli e neri. Non stanno nelle vetrine invece i molti vestiti scollatissimi sulla schiena
- il vero leit motiv delle signore e signorine locarnesi - nè il vero oggetto cult
dell'anno: il monopattino.
Utilissimo per i consumatori accaniti di film (tra il Fevi e il
video sony Murialdo ci sono un pò di chilometri, e inseguire i film nelle varie
sale della città può mettere alla prova i polpacci, se non si ha voglia e tempo di
aspettare la navetta), ripiegabile e perciò portabile con sè alle proiezioni, il
monopattino trova a Locarno una motivazione concreta per una moda che sta scoppiando in
tutto il continente. Nella boutique del Pardo ce n'è persino una versione con la griffe
del festival, dal prezzo di 250 franchi svizzeri (circa 300mila lire). "E se ne sono
venduti parecchi" ci conferma la commessa, che rivela però che l'oggetto più
venduto del punto vendita del pardo è "l'accendino, che costa solo 3 franchi, mentre
nei primi giorni si era venduta parecchia attrezzatura da pioggia (cappellini e poncho con
il logo del festival-n.d.r.) e ora tira di più il basco e la maglietta".
In attesa delle premiazioni, e dell'ultimo film, si scarta l'ultima
caramella ufficiale del pardo (sono in regalo pressocchè dappertutto e hanno un bizzarro
sapore menta-lemon sconosciuto in Italia) e si fuma l'ultima canna: il profumo dolciastro,
nient'affatto di tabacco, qui non è raro, anche se complice l'aria aperta e l'atmosfera
chic, non c'è quell'effetto concerto-rock-da-sballati che in altri luoghi capita.
Del resto - almeno all'ultima giornata - arrivano anche le nonne, o
almeno le signore in età: dai capelli bianchissimi e eleganti come solo in riva ai laghi
svizzeri può capitare, sfoggiano tubini giovanili in colori pastello cangianti: qui
tutto è possibile, e tutti sono belli.
Belli e fortunati: la città di Locarno, almeno quella dei gestori di bar,
alberghi e ristoranti, non ha che da gioire di questo rito, magari ai più
incomprensibile, che si consuma ogni anno e che porta, spesso per i dieci giorni
consecutivi, una grande massa di turisti che forse di solito non frequentano la città.
"E mica solo i bar o gli alberghi ci guadagnano" mi
confida una vicina di poltroncina in vena di confidenze "Io ho un negozio di intimo
ad Ascona (cittadina a un paio di chilometri da Locarno, n.d.r.) e l'ultimo cliente del
festival l'ho servito stamattina: si è rifornito di mutandine"
Perché a Locarno, evidentemente, anche la notte paga....
|