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Ore 11.11.06
Giorno
04/06/07

Pardi e lacrime, l'ultimo atto del festival

Marco Mueller lascia la direzione del festival di Locarno

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Locarno - Si è congedato dalla "sua" Piazza Grande dopo le premiazioni. Era direttore del festival dal 1992
Marco Mueller lascia la direzione del festival di Locarno

muller.gif (21120 byte)Marco Mueller lascia il festival di Locarno. Una decisione che già era nell'aria da anni, e che è stata formalizzata dall'eclettico direttore del festival di Locarno solo questa sera, davanti ad una attonita platea.

"A noi del comitato questa notizia l'aveva già comunicata 15 giorni prima dell'inizio di questa edizione del festival - ha poi precisato Marco Cameroni, componente del comitato di lavoro del pardo - più precisamente nella prima riunione che abbiamo tenuto dopo la morte di Buffi (il presidente del festival, morto a metà luglio, n.d.r.). Con la stessa trasparenza con cui ce l'ha comunicato - ha proseguito Cameroni - ci ha anche aiutato a portare avanti il pardo 2000 anche in una situazione di emergenza come quella che ha visto prematuramente andarsene il nostro presidente"

La notizia è stata data in coda alle premiazioni dell'anno 2000, premiazioni profondamente segnate dalla sua  impronta di critico cinematografico e soprattutto di innamorato del cinema e delle sue storie: basti pensare a "Baba", il film che ha ricevuto il pardo d'oro,  di cui non si conosceva neppure il titolo fino a due giorni fa. Muller aveva tramato per quattro anni per riuscire a farlo uscire dalla Cina e poter far vedere agli esigenti spettatori di Locarno quello che lui considerava un capolavoro: e la giuria e il pubblico di piazza Grande hanno confermato questa sua grande tenacia.

Non c'è dubbio che l'allontanamento di Mueller da questo festival potrebbe cambiarne dall'anno prossimo le sorti: Il suo arrivo ha cambiato profondamente il festival, rendendolo visibile e amato dalle persone (da 100mila persone nel 1991 a 170mila nel 1998, e nello stesso periodo da 1500 a 4000 giornalisti accreditati all'anno): Tant'è vero che il festival di Locarno conti quest'anno il suo 53esimo anno di vita, è veramente nell'immaginario dei cinefili da solo dieci anni circa, cioè quanti sono stati quelli di "reggenza" di Mueller.

Mueller, malgrado il nome dall'apparenza svizzera, è il primo direttore straniero che il festival di Locarno abbia mai avuto: nato a Roma nel 1953,   sinologista e antropologo, comincia ad avvicinarsi all'etnomusicologia e all'antropologia visuale negli anni settanta e solo a quell'epoca comincia a scrivere per riviste di cinema e a diventare critico cinematografico e poi consulente e direttore di festival. Ha diretto il festival "Ombre elettriche" a Torino, poi il festival di Pesaro e quello di Rotterdam prima di approdare, nel 1992, al festival di Locarno, dove vi arriva forte di una ormai lunga esperienza di cinefilo e di una grande conoscenza del cinema asiatico e cinese in particolare, tant'è che è stato consulente del festival di Venezia proprio per le selezioni asiatiche.

Della sua conduzione si ricorda, oltre alle felici selezioni (anche quando si trattava di scovare inediti assoluti) anche la sua straordinaria poliglossìa: è in grado di parlare per esempio in russo, cinese, vietnamita, giapponese, iraniano, indonesiano, oltre che agli scontati inglese, francese, tedesco e spagnolo. E' in grado di conversare sul palco in ognuna di queste lingue e tradurre pressoché in simultanea le persone con cui dialoga. Il festival non ha bisogno di alcun traduttore, perché il traduttore più fedele dei cineasti che invita è sempre lui, Mueller.  Quasi sempre: ieri sera un paio di "toppe" hanno fatto intuire che il direttore non aveva la testa concentrata, e l'emozione aveva già fatto posto alla concentrazione. Quando poi ha comunicato la decisione alla sua piazza, come al solito gremita - si sono calcolate circa 9000 persone - non è mancato per nessuno, e nemmeno per lui, un momento di commozione.

E, dopo tanti regali cinematografici che ci ha saputo fare nel corso degli anni novanta e che ha concentrato nell'edizione 2000 davvero ricca di spunti non scontati e di personaggi fuori dallo stereotipo dei critici, Mueller si è voluto congedare in una maniera del tutto consono al rapporto familiare e un pò cameratesco che c'è tra lui e Piazza Grande: invitando sul palco il coro "I giorni cantati" della lega di cultura contadina di Piadena, che con un bel "domani è festa, non si lavora..." ha salutato il direttore che in questi nove anni ha abbracciato, promuovendo un certo tipo di cultura cinematografica, tutti i popoli del mondo uniti in pace per una volta nelle calde serate locarnesi.

 

Stefania Radman

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