| Mancano due settimane
dall'avvio dell'edizione 2000 del Festivaletteratura di Mantova. Luca Nicolini,
presidente del comitato organizzatore e patron di una importante libreria in città, è
impegnatissimo. La città cambia faccia in quei giorni e da questa settimana sono partite
tutte le prenotazioni (il tutto esaurito è una prassi ormai solita per le proposte
mantovane). Quali sono le novità di
Festivaletteratura?
«Innanzi tutto gli scrittori invitati sono diversi dalla scorsa edizione e quindi il
Festival si propone nuovo rispetto al passato.Ogni anno ospitiamo scrittori diversi
cercando, anche così, di rinnovare la manifestazione. Poi, quest'anno presentiamo una
sezione particolare dedicata a cinque grandi autori dell'800 e 900. Nonostante infatti il
Festival viva sulla contemporaneità ci è sembrato doveroso ricordare i grandi del
passato.
Verranno riproposte le colazioni con gli autori, che lo scorso anno hanno avuto molto
successo e, da ultimo, verranno per la prima volta proposti i Reading. In una delle
tende allestite in centro alcuni autori leggeranno nella lingua originale brani tratti dai
loro libri, una consuetudine poco diffusa in Italia ma di grande suggestione. Sarà anche
una occasione per il pubblico di incontrare gli autori al di fuori dei dibattiti in
programma».
Quando e come è nato il Festivaletteratura?
«La prima edizione si è svolta nel 1997 ma era in preparazione già dal 1995. L'idea è
nata grazie all'incontro con una società inglese che stava svolgendo degli studi nei
paesi della Comunità Europea e quindi anche in Italia su un possibile sviluppo economico
legato alla cultura. Siamo venuti dunque a conoscenza dell'esistenza negli altri paesi
d'Europa dei Festival di letteratura. Li abbiamo seguiti e studiati ed abbiamo
pensato di realizzarne uno anche in Italia. Il comitato organizzativo di allora è
lo stesso che lavora anche oggi: Luca Baccaglioni, Carla Bernini, Annarosa Buttarelli,
Francesco Caprini, Alessandro Della Casa, Marzia Malerba, Paolo Polettini, Gianni Tonelli
ed io stesso».
A chi si rivolge la manifestazione?
«Fin dalla prima edizione abbiamo pensato di rivolgerci sia agli appassionati di
letteratura sia a chi si voglia avvicinarsi per la prima volta alla lettura. I nostri
incontri infatti pur essendo approfonditi cercano di mantenere una caratteristica
divulgativa proprio perché il nostro pubblico è molto eterogeneo».
Molti sono gli appuntamenti che porteranno a Mantova
importanti nomi della letteratura italiana e straniera dalla poesia alla letteratura
classica, da quella umoristica a quella dedicata ai bambini, qual è la filosofia
della manifestazione?
«La filosofia è quella di non proporre un tema unificante della manifestazione (come
fanno altri importanti festival) ma di avere una attenzione rivolta a 360 gradi. Gli
argomenti proposti sono moltissimi e ciascuno può ritrovare il suo filo di interesse.
Scegliamo gli autori non cercando solo quelli di grido ma recuperando anche chi non
pubblica da tempo».
In che modo il festival coinvolge la città di Mantova?
«Totalmente. Il coinvolgimento della città è stata fin dalla prima edizione una delle
caratteristiche del festival. La città aspetta l'evento e per una settimana vive nel suo
complesso di questo avvenimento. Le sedi delle manifestazioni sono dislocate in diversi
luoghi di Mantova dalle sedi culturali ai palazzi ai bar e alle piazze all'aperto. Si è
sempre cercato di penetrare nel tessuto della città».
Il festival si appoggerà al lavoro di quasi trecento
volontari, come si è arrivati ad avere un numero di così alto di aiutanti per una tale
manifestazione?
«Il Festival ha sempre cercato di non calarsi dall'alto sulla città ma di coinvolgerla,
come già detto. Il rapporto di collaborazione molto stretto che si è creato fin
dall'inizio tra gli organizzatori e i cittadini è cresciuto sempre di più. Il
fondamentale aiuto dei volontari è quello che garantisce la realizzazione del festival,
senza di loro le spese sarebbero insostenibili».
Si ricorda un aneddoto particolare legato a qualche
scrittore o a qualche evento della manifestazione?
«Aneddoti ce ne sono tantissimi. Una abitudine della città è quella di invitare gli
scrittori a pranzo nelle loro case, ed è successo spesso vedere gli autori alla tavola
dei mantovani. Un anno lo scrittore Joram Kaniuk ebbe proprio a Mantova una forte crisi
depressiva e la gente comune si adoperò per stargli accanto portandolo fuori, invitandolo
a cena. Lui fu molto colpito dal calore della città con la quale ha mantenuto un legame
fortissimo».
Quale futuro vede nello sviluppo di internet per lo
specifico campo della letteratura?
«Durante il festival alcuni incontri affronteranno questo tema e con alcuni autori non
presenti a Mantova si potrà comunicare via e-mail. Io credo che internet sia un
potentissimo mezzo di comunicazione e che sia in grado di stimolare la curiosità delle
persone. Penso anche che debba essere più regolamentato».
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