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carcere dei Miogni di Varese a quello di San Donnino di Como, a S.Vittore,
al lager di Bolzano-Gries. Infine in Germania, dopo nove mesi di durissima detenzione
...Da Como l'8 maggio 1944 il detenuto era
riuscito a inviare un breve messaggio a casa. Due foglietti diretti ai figli. Parole di
conforto, inviti a resistere. "Coraggio e fiducia. - aveva scritto - Vi stringo forte
al petto e vi bacio con ardore".
La detenzione a Como
terminò con il mese di giugno. Marrone con altri compagni di lotta venne destinato al
carcere milanese di San Vittore. Il 7 settembre, sei righe scritte fitte, a penna, con il
carattere minuto, per sfruttare appieno lo spazio disponibile. Marrone, in carcere ormai
da otto mesi, aveva avvertito il pericolo incombente di dover lasciare l'Italia, visto che
le partenze si erano susseguite in quei giorni ad un ritmo incalzante. Era apparso
profondamente segnato nell'animo: "Quale destino ci attende? Mettiamoci nelle mani e
protezione della Madonna. Sempre coraggio e baci ardenti e prolungati L'ora del distacco
dallItalia ha era ormai nell'aria. Il 29 settembre il primo accenno: "Forse
lunedì o martedì ci imbarcheranno per salire più a nord. E fin a quando e fin dove? Non
vi preoccupate per me che in qualunque posto o luogo, saprò resistere a questa vita di
bestie immonde".
Infondeva ai famigliari fiducia e coraggio per
il futuro
Nella casa di via Sempione a Varese,
erano giunte altre due lettere, consegnate da emissari sconosciuti. "È zio Peppo che
le manda", avevano detto i postini improvvisati, poi se n'erano andati. Furono gli
ultimi iscritti. Poi segui il silenzio. "Oggi si doveva proseguire la Via Crucis -
aveva registrato il 5 ottobre - ma è stata sospesa 1a partenza a causa di forte
pillolamento (nota: bombardamento) a poca distanza da noi.
"È proprio una Via Crucis. Speriamo di
non arrivare al Golgota"
Mi duole non poco non avere vostre notizie e
sa Dio quando potrò averne. Proprio una Via Crucis. Speriamo di non arrivare al Golgota e
passare alla resurrezione. Come sento il bisogno di un vostro conforto. Coraggio e
fortezza da entrambe le parti!". Le porte di Dachau, il primo campo di concentramento
per politici realizzato da Hitler nel 1933, si schiusero per Calogero Marrone pochi giorni
dopo. Da quel momento i familiari non ebbero più notizie sino al febbraio del 1945 quando
la Pontificia Commissione Assistenza comunicò "che il dottor Marrone, già
segretario del Comune di Varese, fino alla data del 7 dicembre 1944 trovavasi nel campo di
concentramento di Dachau (Monaco) in perfetta salute".
Questa, per certi aspetti positiva notizia,
venne smentita dai fatti immediatamente successivi. Calogero Marrone era infatti morto a
Dachau, con ogni probabilità il 15 febbraio 1945, dopo essere stato colpito da tifo
petecchiale, il fisico debilitato dagli stenti e dalle
privazioni.
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