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Ore 14.00.21
Giorno
16/8/2000
Accoltellato 25enne in pieno centro

Flavio Nossa: "Tira una cattiva aria dalle nostre parti..."

 

Il sito del consiglio italiano per i rifugiati

Sito non ufficiale ma particolareggiatissimo sulla Sierra Leone(in ingl.)

Sito governativo della Sierra Leone (in ingl.)

La storia della crisi in Sierra Leone di Amnesty (Italiano)

il protocollo d’intesa su immigrazione e nomadismo in provincia di varese

 

Varese - Viaggio tra gli stranieri perseguitati in un intervista con il responsabile del centro italiano rifugiati, il varesino  Marco Tenaglia. Il ragazzo accoltellato continua intanto ad essere in prognosi riservata
Joshua Morgan il sorridente e altri profughi

Rimarrà in prognosi riservata ancora per 7 giorni Joshua Morgan, il ragazzo di 25 anni della Sierra Leone accoltellato da un piccolo delinquente solo per la sua pelle a Varese, davanti alla pizzeria Capri, una di quelle sempre aperte in città. Il ragazzo, studente universitario, è nella nostra città da pochi mesi, in fuga da un paese in guerra da ormai molti anni.

"Morgan sta chiedendo lo status di rifugiato politico, la sua non è una immigrazione dovuta alla povertà o alla ricerca di lavoro" conferma Marco Tenaglia, avvocato, responsabile del CIR-consiglio italiano per i rifugiati "Nel suo paese, lo sanno tutti, c’è la guerra civile e chi fugge da lì perché perseguitato spesso atterra a Malpena, dopo aver naturalmente fatto giri tortuosi per prendere l'aereo da paesi confinanti: quando arrivano sul suolo europeo la prima cosa che fanno è chiedere asilo politico, il che avviene appunto solitamente a Malpensa".

Sono in molti i rifugiati della Sierra Leone?
"Quella della Sierra Leone è una delle comunità di rifugiati più ampia in provincia di Varese, o meglio del territorio di competenza della questura di Varese. Arrivano senza documenti, fanno subito richiesta d’asilo: hanno così un permesso di soggiorno temporaneo. Con un grave limite però: nei 12-18 mesi necessari per essere convocati a Roma per la valutazione del diritto d'asilo non possono lavorare, almeno ufficialmente. Ricevono 34mila lire al giorno per i primi 45 giorni, poi più niente. Aiuti successivi riescono ad ottenerli solo dalle organizzazioni di volontariato più sensibili al problema, o arrangiandosi con lavori in nero durante l'attesa. Il comune di Varese ha delle case a S.Fermo: di solito queste sono assegnate però a intere famiglie. La Caritas, che segue con grande sensibilità i rifugiati, ha un centro di accoglienza al Sacro Monte, e per mangiare ci pensa la Brunella".

Ci può dire qualcosa di Joshua Morgan?
"Sono in parecchi quelli che passano dallo sportello, non potrò quindi essere precisissimo. Però Morgan è uno che non si può non conoscere: è sempre sorridente, ha un atteggiamento molto positivo, probabilmente non ha visto il peggio della guerra civile nel suo paese,anche se ha perso alcuni membri della sua famiglia. Oppure ha un ottimo carattere: molti di loro quando arrivano qui hanno bisogno di essere aiutati anche psicologicamente perchè hanno visto troppi orrori, li hanno visutti da vicino in particolare in paesi come il suo. Lui è arrivato qui intorno a gennaio e non ha mai avuto problemi di questio tipo: viene spesso da noi, anche solo a fare due chiacchere, è un tipo molto socievole e sorridente tende a familiarizzare con tutti . Per il momento parla inglese ma sta già arrangiandosi un pò con litaliano, è di buona cultura, era   universitario al suo paese, e perciò probabilmente proveniente da una classe sociale elevata".

Quanto lavora il vostro sportello?
"I rifugiati che si sono presentati ai nostri uffici dall'inizio di quest'anno sono circa un centinaio. Sono in sensibile aumento: l'anno scorso un centinaio sono state le domande pervenute in tutto l'arco dell'anno. I profughi in numero percentualmente maggiore sono i curdi e proprio gli abitanti della Sierra Leone. Il punto di arrivo è nella stragrande maggioranza dei casi Malpensa, dove noi abbiamo anche uno sportello aperto una volta alla settimana. In alcuni casi provengono anche dalla frontiera svizzera, ma sono proprio pochi"

Se la sente di commentare l'episodio che ha coinvolto Joshua Morgan?
"Non ci terrei particolarmente a drammatizzare l'episodio: Varese non è una città particolarmente razzista, non si è mai verificata una cosa del genere, probabilmente è un "normale" episodio di piccola delinquenza. C'è stata certamente una spinta razzista personale, ma l'ambiente della città non  è però favorevole a questi episodi - sostiene Tenaglia - Nel contempo però è giusto che si sappia cosa è successo, e che magistratura e forze dell'ordine si adoperino per fare piena giustizia".

Però non è stato fatto molto, nè ora nè in altri episodi, per reprimere certi "cattivi comportamenti"...
"Se non c'è un ambiente particolarmente ostile agli stranieri, è vero anche che non c’è particolare apertura agli stranieri in questa città: ma è più una questione di disinformazione, specie riguardo i rifugiati politici. I varesini tendono a mettere gli stranieri in un unico calderone, e non sanno che qui arrivano anche persone che sono perseguitate in patria. E l'asilo politico non viene dato dallo stato italiano con facilità:  i riconoscimenti sono bassi, la percentuale dei riconosciuti è solo del 20% a cui si deve aggiungere una certa percentuale di persone ( non elevatissima del resto) che riceve lo stato B, cioè non lo stato di rifugiato ma un permesso di soggiorno per protezione umanitaria, che viene concesso alle persone che non possono essere rimpatriate per il rischio di persecuzione. Una cosa molto probabile quando ci si trova di fronte ad una persona dell'etnia tootsi perseguitata da anni dagli Utu in Sierra Leone".

Lo sportello del CIR, consiglio italiano per i rifugiati, è aperto tre pomeriggi alla settimana: il lunedì e il venerdì dalle 15 alle 18 a Varese, presso la CGIL in via Ninio Bixio, il mercoledì a Malpensa, sempre dalle 15 alle 18, nella sede della camera del lavoro a Case Nuove.

                         redazione@varesenews.it

                                       

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