Rimarrà in
prognosi riservata ancora per 7 giorni Joshua Morgan, il ragazzo di 25 anni della Sierra
Leone accoltellato da un piccolo delinquente solo per la sua pelle a Varese, davanti alla
pizzeria Capri, una di quelle sempre aperte in città. Il ragazzo, studente universitario,
è nella nostra città da pochi mesi, in fuga da un paese in guerra da ormai molti anni."Morgan
sta chiedendo lo status di rifugiato politico, la sua non è una immigrazione dovuta alla
povertà o alla ricerca di lavoro" conferma Marco Tenaglia, avvocato, responsabile
del CIR-consiglio italiano per i rifugiati "Nel suo paese, lo sanno tutti, cè
la guerra civile e chi fugge da lì perché perseguitato spesso atterra a Malpena, dopo
aver naturalmente fatto giri tortuosi per prendere l'aereo da paesi confinanti: quando
arrivano sul suolo europeo la prima cosa che fanno è chiedere asilo politico, il che
avviene appunto solitamente a Malpensa".
Sono in molti i rifugiati della Sierra Leone?
"Quella della Sierra Leone è una delle comunità di rifugiati più ampia in
provincia di Varese, o meglio del territorio di competenza della questura di Varese.
Arrivano senza documenti, fanno subito richiesta dasilo: hanno così un permesso di
soggiorno temporaneo. Con un grave limite però: nei 12-18 mesi necessari per essere
convocati a Roma per la valutazione del diritto d'asilo non possono lavorare, almeno
ufficialmente. Ricevono 34mila lire al giorno per i primi 45 giorni, poi più niente.
Aiuti successivi riescono ad ottenerli solo dalle organizzazioni di volontariato più
sensibili al problema, o arrangiandosi con lavori in nero durante l'attesa. Il comune di
Varese ha delle case a S.Fermo: di solito queste sono assegnate però a intere famiglie.
La Caritas, che segue con grande sensibilità i rifugiati, ha un centro di accoglienza al
Sacro Monte, e per mangiare ci pensa la Brunella".
Ci può dire qualcosa di Joshua Morgan?
"Sono in parecchi quelli che passano dallo sportello, non potrò quindi essere
precisissimo. Però Morgan è uno che non si può non conoscere: è sempre sorridente, ha
un atteggiamento molto positivo, probabilmente non ha visto il peggio della guerra civile
nel suo paese,anche se ha perso alcuni membri della sua famiglia. Oppure ha un ottimo
carattere: molti di loro quando arrivano qui hanno bisogno di essere aiutati anche
psicologicamente perchè hanno visto troppi orrori, li hanno visutti da vicino in
particolare in paesi come il suo. Lui è arrivato qui intorno a gennaio e non ha mai avuto
problemi di questio tipo: viene spesso da noi, anche solo a fare due chiacchere, è un
tipo molto socievole e sorridente tende a familiarizzare con tutti . Per il momento parla
inglese ma sta già arrangiandosi un pò con litaliano, è di buona cultura, era
universitario al suo paese, e perciò probabilmente proveniente da una classe sociale
elevata".
Quanto lavora il vostro sportello?
"I rifugiati che si sono presentati ai nostri uffici dall'inizio di quest'anno sono
circa un centinaio. Sono in sensibile aumento: l'anno scorso un centinaio sono state le
domande pervenute in tutto l'arco dell'anno. I profughi in numero percentualmente maggiore
sono i curdi e proprio gli abitanti della Sierra Leone. Il punto di arrivo è nella
stragrande maggioranza dei casi Malpensa, dove noi abbiamo anche uno sportello aperto una
volta alla settimana. In alcuni casi provengono anche dalla frontiera svizzera, ma sono
proprio pochi"
Se la sente di commentare l'episodio che ha coinvolto Joshua Morgan?
"Non ci terrei particolarmente a drammatizzare l'episodio: Varese non è una città
particolarmente razzista, non si è mai verificata una cosa del genere, probabilmente è
un "normale" episodio di piccola delinquenza. C'è stata certamente una spinta
razzista personale, ma l'ambiente della città non è però favorevole a questi
episodi - sostiene Tenaglia - Nel contempo però è giusto che si sappia cosa è successo,
e che magistratura e forze dell'ordine si adoperino per fare piena giustizia".
Però non è stato fatto molto, nè ora nè in altri episodi, per reprimere
certi "cattivi comportamenti"...
"Se non c'è un ambiente particolarmente ostile agli stranieri, è vero anche che non
cè particolare apertura agli stranieri in questa città: ma è più una questione
di disinformazione, specie riguardo i rifugiati politici. I varesini tendono a mettere gli
stranieri in un unico calderone, e non sanno che qui arrivano anche persone che sono
perseguitate in patria. E l'asilo politico non viene dato dallo stato italiano con
facilità: i riconoscimenti sono bassi, la percentuale dei riconosciuti è solo del
20% a cui si deve aggiungere una certa percentuale di persone ( non elevatissima del
resto) che riceve lo stato B, cioè non lo stato di rifugiato ma un permesso di soggiorno
per protezione umanitaria, che viene concesso alle persone che non possono essere
rimpatriate per il rischio di persecuzione. Una cosa molto probabile quando ci si trova di
fronte ad una persona dell'etnia tootsi perseguitata da anni dagli Utu in Sierra
Leone".
Lo sportello del CIR, consiglio
italiano per i rifugiati, è aperto tre pomeriggi alla settimana: il lunedì e il
venerdì dalle 15 alle 18 a Varese, presso la CGIL in via Ninio Bixio, il mercoledì a
Malpensa, sempre dalle 15 alle 18, nella sede della camera del lavoro a Case Nuove.