Le
ACLI varesine esprimono la loro solidarietà al giovane studente Joshua Morgan, gli
augurano una pronta guarigione e di poter presto ottenere l'asilo politico, assieme agli
altri extracomunitari residenti nella nostra provincia che si trovano nella medesima
condizione (circa 150 persone).
L'aggressione, immotivata e gratuita, verificatasi a Varese accade a pochi
mesi di distanza da un altro grave episodio di intolleranza e violenza avvenuto a
Gallarate il 14 marzo scorso, quando un piccolo imprenditore ha cercato di intimidire
alcuni lavoratori extracomunitari, che rivendicavano migliori condizioni di lavoro ed
economiche, dando fuoco a Jon Cazacu, deceduto successivamente per le gravi ustioni
riportate.
Le ACLI credono che la città e la provincia di Varese non siano razziste,
ma sono altrettanto convinte che purtroppo, sul piano socio- politico sono presenti forti
dosi di intolleranza e punte di razzismo, alimentate da prese di posizione, iniziative e
gesti che minano la possibilità del confronto democratico. Le ACLI con la stessa
intensità con la quale denunciano, carenze, ritardi e disattenzione delle
Istituzioni nei confronti dei cittadini, istigandoli a spinte emotive di rottura ed
esclusione, anzichè orientarli a valutazioni e scelte razionali, all'assunzione di
responsabilità, a cercare forme di incontro e di civile convivenza.
La presenza di extracomunitari nella nostra città come in tutta Europa
genera una serie di problemi di non facile soluzione, ai quali occorre dare una risposta:
casa, lavoro, scuola, assistenza sanitaria, pratica religiosa, sicurezza ecc.
Alcuni di essi non sono nuovi, sono gli stessi emersi alcuni decenni or sono quando il
flusso migratorio era tutto interno al nostro paese, e proveniva prevalentemente dal sud e
dal Veneto. A questi - la cui soluzione non fu facile neppure allora e richiese alcuni
decenni di assestamento- se ne aggiungono dei nuovi, aggravati dal fenomeno della
clandestinità. Uno "status" che spesso contribuisce non tanto a creare una
discriminante tra buoni e cattivi, quanto ad alimentare devianze, a spingere nelle mani
dello sfruttamento e della criminalità persone che sono fuggite dai loro paesi con
progetti e forse illusioni che nulla hanno da spartire con la malavita.
La Provincia di Varese ha da tempo avviato l'Osservatorio
dell'Immigrazione, uno strumento prezioso ed indispensabile per conoscere le evoluzioni di
un fenomeno che comunque tende ad ampliarsi. La conoscenza del fenomeno è importante ma
se non produce iniziative rappresenta non un attenuante ma un aggravante per chi governa.
Le ACLI che già hanno aderito e partecipano alle commissioni promosse
dalla Provincia, sollecitano interventi più decisi e visibili per quanto riguarda: centri
di accoglienza, alloggi per i lavoratori e le loro famiglie, assistenza sanitaria, scuola
ed inserimento sociale, luoghi di culto.
Alla luce di queste priorità è evidente che il quadro di riferimento è
complesso e non è solo un problema di ordine pubblico.