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Ore 11.11.50
Giorno
04/06/07
Da Varese in cento per festeggiare con il Papa
Varese – Sei ragazzi della parrocchia di S.Fermo  parlano con noi della loro esperienza giubilare
"Profumo di tolleranza": i varesini al Giubileo dei giovani

gruppo.jpg (18279 byte)Un giubileo da varesini: se i Salesiani e alcune altre parrocchie sono scesi a Roma per una settimana intera, sono stati comunque ben  in 107 a partire nella giornata di venerdì. Ci siamo fatti raccontare tutto di questa esperienza da sette ragazzi della parrocchia di S.Fermo (nella foto), pellegrini e viaggiatori scanzonati come gli altri cento che sono partiti con due pullman alla volta del "Giubileo dei giovani".

"Siamo partiti venerdì mattina alle sei e per mezzogiorno eravamo già a La Verna, il luogo in cui S.Francesco ha ricevuto le stimmate. - comincia a raccontare Walter, 31 anni, elettrotecnico "Lì abbiamo seguito la messa e la via crucis. C’era parecchia gente, ma non era niente confronto a quello che ci aspettava… A Roma siamo arrivati alle otto di sera, ma più precisamente siamo arrivati a Vitinia, all’albergo Santa Cecilia".

Cosa avete fatto come prima cosa quando siete arrivati a Roma? "abbiamo mangiato!" negli occhi di Francesca - 17 anni, studente al liceo classico-  c’è ancora il ricordo della fame.

E poi? "poi abbiamo cercato di passare la Porta Santa" continua Walter.

Cosa significa "abbiamo cercato"? "significa che non ci siamo riusciti!" ridono tutti in coro. E Walter, che oramai si è preso la briga di fare il cronista ufficiale, spiega: "avevamo delle informazioni scorrette sugli orari, così abbiamo scoperto troppo tardi che tutto chiudeva un ora prima di quello che noi sapevamo. Morale: siamo arrivati in piazza S.Pietro a basilica chiusa…"

"sì ma era bellissima lo stesso anche di notte" lo interrompe Sara, 28 anni, operaia. "anche se la piazza non è così grande come sembra in tivù…"

"…e poi non abbiamo potuto tornare in metropolitana come all’andata" continua Walter "E ci siamo ritrovati a Roma di notte in più di cento a cercare di capire come tornare all’albergo con i pullman…"

Allora, come ve la siete cavata? "prendendo tre pullman. Anzi, l’ultimo dei tre ce l’hanno prestato!" ride Sara.

Prestato? "Sì. don Luca quando abbiamo perso l’ultima coincidenza per portarci all’albergo non si è perso d’animo e ha domandato a degli autisti d’autobus come avremmo potuto fare. E loro si sono offerti di portarci tutti nell’autobus di scorta, che era sempre a disposizione in quei giorni. All’albergo poi ci siamo arrivati alle tre di notte…"

E la sveglia il giorno dopo quando è suonata? "Alle sei e mezza di mattina" ricorda Marina, 32 anni maestra elementare " e poi colazione messa e partenza per Tor Vergata, dove ci aspettavano sei chilometri a piedi per arrivare sotto il palco"

"Però c’era un’organizzazione perfetta" incalza Francesca "in un posto gigantesco come quello ogni spazio era segnato. E tra noi c’è stato chi ha fatto molto di più che i nostri sei chilometri, che erano il minimo per arrivare alla spianata…"

"E all’inizio della camminata – ha continuato Chiara, studentessa di fisioterapia all'Insubria - ci hanno dato anche il pacchetto con i viveri, che doveva servirci per i due giorni di permanenza là. C’era persino il menù di quello che c’era dentro!"

E cosa c’era, di grazia? "Tre scatolette di una pazzesca carne macinata in scatola, due dessert al cioccolato, due formaggini, due scatole di salamini piccoli, e la colazione con tè biscotti e marmellata. C’erano persino le patatine come snack, e un litro e mezzo d’acqua. Oltre a tutta quella che ci davano nel tragitto e ci buttavano in testa con le pompe…"

Ma come, non c’era una drammatica penuria d’acqua, come hanno scritto i giornali? "Macché, non abbiamo mai patito la sete! Noi almeno quell’impressione non l’abbiamo avuta affatto, c’era sempre qualche volontario che si preoccupava di offrirtene…c’erano persino delle fontanelle con le prolunghe per poterla spruzzare in giro…"

mappa_posto.jpg (15648 byte)Insomma siete arrivati fino alla spianata di Tor Vergata... "più precisamente nel settore giallo zona 4"precisa Sara indicandomi (nella foto) la zona nella mappa che ha portato "Ogni gruppo aveva un settore preciso dove andarsi a collocare, era indicato anche nei pass" e mi mostra il pass che ha al collo, legato ad un bel cordone blu e giallo.

gadgets.jpg (15361 byte)Simpatico, un bel ricordo della gita…  "Oh, di ricordi ne abbiamo parecchi – Dice Luana, 26 anni studentessa di psicologia alla Cattolica di Milano, aprendo una borsa blu – Innanzitutto questa borsa del pellegrino, poi il foulard, poi il rosario basco…"
la lista non è finita, ognuno dei ragazzi aggiunge un oggetto che ricorda. Cerchiamo di stilare una lista ragionata dei gadgets (nella foto, Sara e Luana con i gadgets "raccolti") che ognuno di loro ha ricevuto durante il loro soggiorno a Roma: la borsa, una maglietta, il vangelo in 5 lingue, un foulard, una candela con portacandela delle catacombe, un rosario basco, una croce in ferro, due manuali del pellegrino, una sciarpa, un cappellino, un cd con le poesie del Papa recitate da Vittorio Gassman, una videocassetta di Gesù …

Nella famosa sezione 4, i nostri ragazzi di S.Fermo ci arrivano a mezzogiorno di una giornata caldissima il cui clou non sarà che alla veglia delle otto di sera.

Come fare per resistere sotto il sole tutte quelle ore? "Se è per questo, abbiamo lanciato pure una moda" ci ride su Luana "Abbiamo preso quattro transenne e ci abbiamo messo su tutte le nostra mantelle impermeabili e i k-way che avevamo portato in caso di pioggia. Così abbiamo costruito una casetta apprezzata e copiata dai nostri vicini"

"la situazione aguzzava la fantasia" ricorda Chiara" abbiamo visto tende indiane fatte con sacchetti della spazzatura, una casetta di bancali di legno e capanne con le canne di bambù"

Questi i preparativi. E il momento forte qual è stato? "L’arrivo del Papa" dicono tutti in coro.

"Io e Chiara l’abbiamo visto a due metri di distanza" dice emozionata Francesca. "Io sono riuscito a fargli una foto dalla macchina" aggiunge Walter.

Ne parlano come se avessero visto da vicino la loro rockstar preferita "Ma non ci ha parlato come un’autorità parla ad un gruppo di persone venuto ad ascoltarlo, ma come un nonno che dà consigli ai nipoti" dice walter, evidentemente ancora sotto l’onda dell’emozione delle parole del santo Padre, che "due milioni di persone avevano miracolosamente accolto nel più perfetto silenzio, come aveva chiesto".

Questo, dunque, è stato il momento più emozionante di questa 2 giorni di comunità e spiritualità… "Beh, oddio, io all’ora della veglia dopo tanto aspettare avevo l’abbiocco…"ammette Sara tra i lazzi generali "però dopo ti sei risvegliata…"le dice Marina sgomitandola "per forza, c’erano i fuochi d’artificio!"

Un fuori programma, quest’ultimo, che l’organizzazione papale ha riservato ai due milioni di giovani entusiasti: una sorpresa che ha inumidito di commozione e felicità gli occhi di molti di loro e del papa stesso. "erano veramente bellissimi "ricorda Francesca con lo sguardo rivolto altrove, a quei momenti.

Anche la notte è stata piena di ricordi per i ragazzi di S.Fermo. Trascorsa nella spianata di Tor Vergata, protetti solo dai sacchi a pelo,chi ha dormito ha convissuto senza traumi con chi ha festeggiato tutta la notte: "Ricordo una cerchia di spagnoli con tamburi e nacchere fare musica tutta la notte e noi tutti in cerchio a ballare" ricorda Walter "praticamente un rave party…" La notte passata dai due milioni di ragazzi all’addiaccio preludeva alla messa cominciata alle otto e mezza e conclusa a mezzogiorno.

L’ultima faticaccia…"No, la messa non è stata affatto pesante" corregge Marco, 25 anni, agente di commercio "solo faceva caldo".

La macchina organizzativa è stata perfetta in tutti i particolari: persino l’andarsene da Tor Vergata è stato regolamentato da un complesso sistema di partenza scaglionate… "beh, quando c’è il Vaticano di mezzo mica si scherza…" ironizza, ma mica poi tanto, Marco.

Marina ha ancora un ultimo ricordo: "La gente: mentre stavamo andando via ci offirivano ancora l’ultimo sorso d’acqua o una fetta di anguria o un grappolo di uva di frascati."

Quali sono stati i momenti più belli di questo pellegrinaggio tutto speciale?

Walter non ha dubbi:"Quando io e una ragazza spagnola ci siamo scambiati i vangeli con una dedica, un consiglio che ci aveva dato il Papa" Marina invece ricorda "L’affetto con cui i vicini americani ci  hanno abbracciato durante la messa" Chiara sottolinea quanto fosse importante che "si era amici con tutti quelli che c’erano lì", e infine Sara annota che "C’era profumo di tolleranza. Io non ho mai visto in vita mia così tanta gente diversa da me, eppure eravamo così vicini tutti con gli stessi sentimenti…".

Una sensazione poco definibile questo miracolo relazionale che si ripete nei grandi raduni spirituali della gioventù cristiana, o forse sì. Come sottolinea Walter, con ancora lo stupore negli occhi "Io avevo molto paura del caldo di Roma, che mi avevano preannunciato come spaventoso. Ma io non ne ho sofferto, perché nel momento in cui ci siamo seduti al nostro posto ha incominciato a spirare un venticello che ha reso gradevole tutta l’attesa, e si è calmato solo con l’arrivo del Papa, all’inizio della veglia". Un segno piccolo, ma precisio identico a quello che aveva avuto il profeta Elia, molto ma molto prima dell’era di internet e di Rutelli.

 

Stefania Radman  

                                       

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