Il cantiere avvolge ancora tutta la villa, ma anche il parco e le scuderie.
Si corre contro il tempo affinché il 12 settembre tutto sia pronto per la grande
inaugurazione.
A decorare il lungo porticato di quella che era la scuderia il Fai ha scelto Claudio
Veschetti di Azzate.
"Non ho mai lavorato per loro. Il responsabile dei lavori di Villa Panza mi ha
cercato proponendomi il restauro del porticato della scuderia. Gli ho presentato uno
studio e il preventivo e mi hanno affidato il lavoro". Come
mai hanno scelto lei?
«Non lo so. Qualcuno ha parlato bene di me e così mi hanno cercato».
Quali sono i suoi ultimi lavori?
«Io lavoro principalmente per privati, ma tanti restauri poi sono pubblici. Restando solo
agli ultimi, ho restaurato la chiesa parrocchiale di Azzate, la via Crucis a Germignaga,
sto facendo uno studio per conto della Consob sul palazzo Carmagnola a Milano dove si
dovrebbe spostare la sede dell'ente. Da ultimo stiamo aspettando i permessi per mettere
mano ad un restauro importantissimo, sempre ad Azzate».
Che lavoro deve fare a Villa Panza?
«Questo è un complesso importante. Alla villa settecentesca venne aggiunta una porzione
di fabbricato che serviva da scuderia. Noi stiamo restaurando e decorando tutti i muri del
portico. Un lavoro lungo circa 80 metri».
Chi ha deciso come rifare i muri?
«Con il mio gruppo di lavoro abbiamo fatto una ricerca per cercare di ridare al complesso
architettonico un aspetto simile a quello che aveva nell'ottocento. Così abbiamo scelto
materiali e colori. Il Fai ci ha dato via libera, anche perché la sovraintendenza
dei lavori rimane loro».
Quali sono state le maggiori difficoltà?
«Il tempo, senza dubbio, troppo poco. Poi l'umidità. Nelle parti basse esce
continuamente. Del resto queste case poggiavano direttamente per terra senza alcuna
protezione, perciò assorbono umidità. Da ultimo, poi bisogna considerare che questo non
è un gran lavoro di qualità, ma i metri sono tanti e si sbaglia appena di poco una
tonalità di colore tutto l'effetto desiderato non viene raggiunto».
È soddisfatto del risultato fin qui ottenuto?
«Si, mi sembra un bel lavoro. Soprattutto abbiamo raggiunto l'obiettivo di aver riportato
i muri a come dovevano essere duecento anni fa. Con la differenza che ora sono pure
sani».
I responsabili del Fai cosa dicono?
«Sono contenti, ma aspettano l'8 settembre, data di fine lavori. Una vera corsa senza
fermarsi nemmeno un giorno. Certo, comunque, ne valeva la pena».
Claudio Veschetti fa il decoratore e restauratore da 15 anni. Ha iniziato
come si faceva una volta, seguendo la propria vocazione e con una grande passione andava
dietro ai grandi "vecchi" del mestiere rubandogli a poco a poco anche la
tecnica. In questi anni ha realizzato molti lavori importanti meritando così sempre
maggiore credito fino ad arrivare a collaborare con enti di una certa importanza nel
restauro di monumenti nazionali.
"Bisogna avere molto rispetto per queste cose. Bisogna studiarle e capire come erano
state pensate cercando di non snaturarne i contenuti. Per fortuna negli ultimi tempi si
ricomincia a comprendere questo e si lavora meglio". Claudio, autodidatta, ama il suo
lavoro e lo esegue con una tale leggerezza che pare divertirsi anzichè sudare e faticare
per riportare al suo colore un tratto di muro che fa capricci.
Si rende conto che lascerà anche il suo nome insieme con il suo lavoro. E questo non è
poco.
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