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Ore 11.12.02
Giorno
04/06/07
Ennesimo furto in Università

In fumo un magazzino dell'Università

Cosa succede all'Università?

 

Varese – Chi e perché ha dato fuoco all'aula del quarto piano dell'università dell'Insubria? Tanti interrogativi e troppe coincidenze
"Troppi episodi strani in questi ultimi tempi"

aula.jpg (7343 byte)Il giorno dopo l'incendio all'università dell'Insubria tutti si interrogano. E motivi per farlo ce ne sono molti, visto che sull'episodio, o meglio sugli episodi, gli interrogativi si sprecano. Assodato ormai che l'origine dell'incendio è dolosa, innanzitutto occorre chiedersi perché. Un messaggio intimidatorio? Un gesto vandalico afinalistico? Interessi nelle gare d'appalto? 

L'aula data alle fiamme, di proprietà della Provincia, era oggetto di una gara d'appalto per essere ristrutturata e questa potrebbe essere già una pista da seguire. Una pista però troppo labile, considerato che l'appalto è di modesta entità: l'area  interessata è di circa duecento metri quadri e la cifra non supererebbe i trecento milioni. Troppo poco per correre un rischio così grosso.

epicentro1.jpg (23353 byte)Qualche dubbio desta anche l'intervento dei vigili del fuoco relativo al primo episodio, quello di giovedì scorso. I dubbi non riguardano certo la natura dell'intervento - solerte e impeccabile come sempre-, ma le spiegazioni date sulle cause dell'incendio. Allora i vigili parlarono di un  fenomeno di autocombustione. Esclusi casi di poltergeist all'interno dell'Insubria, quel primo episodio, bollato come "autocombustione", va comunque riletto alla luce di quanto successo nella giornata di lunedì. Chiunque abbia appiccato il fuoco alla bellissima aula del quarto piano, sia nella scelta dell'obiettivo che nelle modalità d'esecuzione, ha voluto lasciare un segno evidente, a scanso d'equivoci, della dolosità del gesto. Infatti, entrando nell'aula bruciata, si intravede ancora lo scheletro della struttura lignea, tranne che sul lato sinistro (nella foto sopra), dove ha avuto origine l'incendio, andato completamente distrutto. Una traccia chiara e precisa, come dire: "attenzione non si tratta di autocombustione".

bocchettaantincendio.jpg (9696 byte)La scena che si presenta entrando nell'aula è desolante: la soletta non esiste quasi più, il soffitto è ridotto a un colabrodo e una grossa crepa, generata dal forte calore, attraversa longitudinalmente la parete della stanza antistante l'aula. Dell'aula solo gli spalti anneriti e divorati dalle fiamme. Il pianerottolo del quarto piano è pieno di vetri, sono quelli della bocchetta antincendio e della finestra che dà sul cortile interno, dove c'è la sinuosa piscina dalla quale una pompa attinge l'acqua in caso d'incendio.

Già, quello dell'impianto antincendio è un altro punto poco chiaro della faccenda. Costruito da una società di Roma,  e collaudato non più di due mesi fa, era perfettamente funzionante. Ma lunedì, in occasione dell'incendio, la bocchetta del quarto piano non funzionava, a causa della presenza d'aria nella tubatura, che non permetteva il pescaggio dell'acqua dal serbatoio che si trova nel piazzale centrale dell'edificio. Anche se nelle operazioni di spegnimento questo inconveniente non ha causato grossi ritardi ed è stato ininfluente sul risultato finale, la coincidenza della scelta dell'aula del quarto piano, altamente infiammabile, e il guasto della bocchetta antincendio dello stesso è forse un po' troppo.

odilo.jpg (16240 byte)Il clima all'interno dell'università sembra comunque tranquillo. L'area sottostante all'aula incendiata è transennata, un cartello di pericolo avverte i passanti;l'ala dello stabile è chiusa. I pochi studenti di questo fine agosto passeggiano spensieratamente, come se nulla fosse successo. Il custode Odilo Beato, nonostante il nome, qualche preoccupazione però la manifesta. Scruta nello schermo del circuito interno e scuote la testa.«Io non ero presente, però troppi episodi strani in questi ultimi tempi».

Michele Mancino  

                                       

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