Torna a
Varese-laghi
E-mail

 

Ore 11.12.14
Giorno
04/06/07
Varese -  In città la sperimentazione dell'archivio dati sui sieropositivi. La decisione della Regione scatena le polemiche: «È una violazione della privacy» ma l'assessore Borsani replica : « I nomi saranno criptati»
Sieropositivi schedati per migliorare la prevenzione

Varese provincia guida per sperimentare l'archivio dei malati di Aids. La città giardino è stata scelta dalla Regione, insieme a Milano, Brescia e Lodi, per avviare una "strategia innovativa" sulla via della prevenzione. Si tratta, si legge in una nota dell'agenzia di stampa regionale, « di nuovi strumenti per rendere più' efficace la lotta all'Aids, anche in relazione al nuovo andamento epidemiologico». In parole povere, però, il meccanismo prevede un archivio su cui annotare i dati personali di quanti risulteranno sieropositivi alle analisi (ora i dati sulla sindrome da Hiv riguardano solo i casi di Aids conclamati). La scelta ha già scatenato molte polemiche: molti leggono il progetto come una palese violazione della privacy , anche se la Regione assicura che il sistema di monitoraggio, per cui sono stati stanziati 20 miliardi, sarà a prova di privacy, con i nomi criptati e utilizzati solo ai fini di controllo medico.  In tutte le aziende sanitarie, infatti, verrà istituito un centro di profilassi-post esposizione, nei quali affrontare immediatamente possibili casi di infezione derivanti da contatti con materiale a rischio e da rapporti occasionali. Qui si metteranno in atto tutte le misure sanitarie per impedire la probabilità di scatenare la malattia dopo un'esposizione accidentale che può derivare dal contatto con materiale infetto (aghi o con materiale biologico sospetto, sangue ecc.) o da rapporti sessuali occasionali o frutto di violenza. I centri rappresentano un punto di riferimento per i medici di base, i pediatri, la rete dei consultori familiari, le forze dell'ordine. A disposizione delle aziende sanitarie ci saranno nove miliardi per mettere a punto progetti ad hoc che rientrano nel nuovo sistema di sorveglianza dell'infezione da Aids. Punto forte sarà la rete di monitoraggio con cui la Regione   tenderà a impostare un sistema di 'conoscenza' di questa che è una malattia trasmissibile.
La sperimentazione nelle 6 province durerà sei mesi, per poi essere estesa a tutta la regione.
Perplesso ma cauto l'anima del centro Gulliver don Michele Barban :«Prima vorrei vedere la legge. Chiaro che se me la prospettano come una schedatura mi vengono in mente i metodi della Gestapo. Però, è chiaro che la Regione e, per delega, le Province e le Asl potrebbero fare un lavoro migliore nel campo dell'informazione, della prevenzione e della cura, che non lo Stato, solo per il fatto che agiscono su un territorio che conoscono alla perfezione. Per il momento, mi viene in mente solo di raccomandare a tutti la massima sorveglianza perché le promesse di tutela della privacy vengano rispettate al cento per cento. Comunque, mi piacerebbe sapere se un registro simile possa essere anche istituito per l'epatite, il cui contagio è ancora più subdolo.»

                                                              Alessandra Toni

                                       

Torna all'inizio dell'articolo