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In città la sperimentazione dell'archivio dati sui sieropositivi. La decisione
della Regione scatena le polemiche: «È una violazione della privacy» ma l'assessore
Borsani replica : « I nomi saranno criptati» |
| Sieropositivi
schedati per migliorare la prevenzione |
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Varese
provincia guida per sperimentare l'archivio dei malati di Aids. La città giardino è
stata scelta dalla Regione, insieme a Milano, Brescia e Lodi, per avviare una
"strategia innovativa" sulla via della prevenzione. Si tratta, si legge in una
nota dell'agenzia di stampa regionale, « di nuovi strumenti per rendere più' efficace la
lotta all'Aids, anche in relazione al nuovo andamento epidemiologico». In parole povere,
però, il meccanismo prevede un archivio su cui annotare i dati personali di quanti
risulteranno sieropositivi alle analisi (ora i dati sulla sindrome da Hiv riguardano solo
i casi di Aids conclamati). La scelta ha già scatenato molte polemiche: molti leggono il
progetto come una palese violazione della privacy , anche se la Regione assicura che il
sistema di monitoraggio, per cui sono stati stanziati 20 miliardi, sarà a prova di
privacy, con i nomi criptati e utilizzati solo ai fini di controllo medico. In tutte
le aziende sanitarie, infatti, verrà istituito un centro di profilassi-post esposizione,
nei quali affrontare immediatamente possibili casi di infezione derivanti da contatti con
materiale a rischio e da rapporti occasionali. Qui si
metteranno in atto tutte le misure sanitarie per impedire la probabilità di scatenare la
malattia dopo un'esposizione accidentale che può derivare dal contatto con materiale
infetto (aghi o con materiale biologico sospetto, sangue ecc.) o da rapporti sessuali
occasionali o frutto di violenza. I centri rappresentano un punto di riferimento per i
medici di base, i pediatri, la rete dei consultori familiari, le forze dell'ordine. A
disposizione delle aziende sanitarie ci saranno nove miliardi per mettere a punto progetti
ad hoc che rientrano nel nuovo sistema di sorveglianza
dell'infezione da Aids. Punto forte sarà la rete di monitoraggio con cui la Regione
tenderà a impostare un sistema di 'conoscenza' di questa che è una malattia
trasmissibile.
La sperimentazione nelle 6 province durerà sei mesi, per poi essere estesa a tutta la
regione.
Perplesso ma cauto l'anima del centro Gulliver don Michele Barban :«Prima vorrei vedere
la legge. Chiaro che se me la prospettano come una schedatura mi vengono in mente i metodi
della Gestapo. Però, è chiaro che la Regione e, per delega, le Province e le Asl
potrebbero fare un lavoro migliore nel campo dell'informazione, della prevenzione e della
cura, che non lo Stato, solo per il fatto che agiscono su un territorio che conoscono alla
perfezione. Per il momento, mi viene in mente solo di raccomandare a tutti la massima
sorveglianza perché le promesse di tutela della privacy vengano rispettate al cento per
cento. Comunque, mi piacerebbe sapere se un registro simile possa essere anche istituito
per l'epatite, il cui contagio è ancora più subdolo.» |
Alessandra Toni
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