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Varese-laghi
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Ore 11.12.16
Giorno
04/06/07
Lago Maggiore- Piaceri e delusioni di un pomeriggio sulle spiagge del Verbano, nella gobba tra Arolo e Castelveccana. 
Mancano gli alberghi, ma le spiagge sono piene

In un agosto che altro non offre se non caldo a puntate, per chi rimane in provincia a passare le vacanze il ripiego del lago rappresenta spesso una piacevole variante all'acqua salata o alla montagna.
Poi c'è chi al lago ci viene partendo da lontano, da Colonia, per esempio, come dice con un inglese alla Schumacher, un biondo giovanotto che si prepara al bagnetto pomeridiano.

Per il giro nelle spiagge del Verbano sono state scelte alcune spiagge nella gobba tra Arolo e Castelveccana, quelle più famose, dove  i forzati delle vacanze si agitano come se fossero sul bagnasciuga di Rimini o di Riccione. Sono state così visitate solo alcune delle località balneari, le più blasonate e frequentate, quelle che nell'estate varesina fanno tendenza, senza nulla togliere alla bellezza di tutte le altre. 
Alle 14.30 Arolo, località Sasso Moro, appare già piena di gente, con seri problemi di parcheggio, segnalato gentilmente da alcuni pescatori sul molo, da cui si può vedere la spiaggetta con erba, dove parecchie sono le teutoniche teste bionde che si stendono al sole.
Pochi chilometri più in là, verso Laveno, prendendo il tornante che dalla provinciale porta alla spiaggia di Reno, frazione di Leggiuno, dove stavolta il posto macchina si trova facilmente però  in divieto di sosta. Giusto il tempo per fotografare la spiaggia: stavolta a farla da padrona è la sabbia e le famigliole che già alle nel primo pomeriggio sono pronte per farsi baciare dal sole. Un fatto singolare è la totale assenza di venditori ambulanti di bibite, forse è ancora presto, forse aspettano di prendere i potenziali clienti per sete, più tardi quando saranno allo stremo. Si ritorna  sulla strada provinciale, e non appena ci si lascia alle spalle Santa Caterina del
Sasso i cartelli indicano un altro lido: a quanto pare siamo già a Laveno, la spiaggia è quella di Ceresolo.
Sceso da un viottolo poco invitante ecco il signor Alberto di Caravate, che con la famiglia è venuto a passare il pomeriggio al lago. «Perché questa spiaggia è abbastanza pulita,- dice Alberto- sembra non esserci addirittura il divieto di balneazione, non come a Cerro, poco più avanti, dove è proibito fare il bagno»; e di tedeschi, se ne vedono in giro? «come tutti gli anni» commenta Alberto.

 

Non resta che puntare dritto su Cerro, per verificare quante persone sono spaventate dal divieto di balneazione.
La spiaggia è piena già alle 15.30 e sulla strada per accedere al lago, il signor Mazzetto, anche lui di Caravate, anche lui con amici e famiglia al seguito. Anche lui ha scelto Cerro di Laveno e giustifica la scelta: «dato che è un posto tranquillo per gente tranquilla» e gli si fa notare che c'è il divieto di balneazione risponde che «tanto è così dappertutto».

Qui il chiosco per le bibite c'è, e ci sono anche i clienti che quasi non danno tregua a Riccardo Levati, il proprietario del locale, che non prova nemmeno - da buon commerciante - a dire che gli affari vanno male. «È solo che ci vorrebbero più strutture ricettive, più alberghi, dato che spesso le persone che scelgono il lago non riescono a starci per più di due tre giorni. Pensi che il campeggio più vicino è ad Arolo!».

Proseguendo lungo il percorso prestabilito si incontra finalmente   Castelveccana, dove appena passate le gallerie si trova, un po' nascosta e a prova di massa, una piccola caletta che ricorda il mare dell'Elba, per la limpidezza dell'acqua e la forma delle rocce. Qui la lingua d'obbligo è il tedesco, con tanto di valchirie che per raggiungere la spiaggia si servono di anfibi che le rendono ancora più alte e irraggiungibili.

Nella strada di ritorno da Castelveccana c'è un cartello, poco dopo aver passato Laveno in direzione Ispra, che indica la spiaggia di Fortino. Sceso dal sentiero ci si trova di fronte ad una sorta di discarica a cielo aperto dove assieme ai ciottoli levigati dalle onde, si possono trovare, intatte, le testimonianze di avvenuti picnic all'aria aperta, di antichi fuochi accesi da chissà chi e, naturalmente, gli immancabili sacchetti di plastica, che per fortuna danno colore al tutto. Un solo bagnante, su questa spiaggia, che ovviamente se la prende con l'Amministrazione comunale - siamo ancora a Laveno - che non ha provveduto alla pulitura del lido.
Sul fronte della lingerie da spiaggia niente tanga e niente atteggiamenti osé sulle spiagge nostrane. Bikini e costume intero la fanno da padrone e, visto il clima non proprio tropicale, qualcuno scende in spiaggia anche con la  muta da sub.

                                                    Andrea Camurani.

                                       

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