Non bisogna farsi ingannare dalle apparenze: il ragazzone allegro che mi
accoglie in jeans e maglioncino nella sede varesina della sua azienda, in una laterale di
viale Borri, e con il quale sembra quasi impossibile darsi del lei, ha il 2% (di cui più
dell'uno posseduta a proprio nome) di I.net, il più importante internet service provider
italiano, che proprio oggi comincia la sua vita di titolo nel Nuovo Mercato. Spada è
azionista di I.net dal 1999, da quando cioè la società Skylink, il più importante
provider varesino, è stata fusa per incorporazione nella I.net, società con cui le
relazioni erano già brillanti da anni: l'accordo con la società da oggi quotata al nuovo
mercato è datato infatti 1995, anno in cui la Skylink comincia a lavorare in gran parte
con le imprese.
Come è nata la partnership tra Skylink e I.net?
«Beh, innanzitutto ci hanno notato e abbiamo cominciato a lavorare insieme. Mica per
altro, ma noi - tra tutti i loro partner - eravamo quelli che fatturavano di più»
Vai a pensare che il brillante giovanotto di 26 anni, consigliere di amministrazione nella
nuova matricola di piazza Affari, che parla così liberamente di fatturati e
partnership ed è responsabile della rete di vendita indiretta,
ha cominciato col guidare una Bbs a Malgesso 10 anni fa. «Ora Skylink è solo un marchio
valido in provincia di Varese: quella in cui stiamo parlando è ora la sede varesina di
I.net»
Parliamo del titolo.... «La valutazione pessimistica del titolo Inet è a 300
euro, ma cè chi dice che il vero "target price" sia a 400 euro».
Mica male...
«La verità è che noi siamo una azienda anomala: prendi la E-Biscom: quella azienda ha
ricevuto la fiducia degli investitori su di un progetto, e di fatto esiste da sei
mesi. Noi invece siamo vecchi di sei anni».
Messa così, non sembra dell'I.net l'anomalia: la solidità di
un'azienda non dovrebbe essere considerata una stranezza, anche tra le imprese legate ad
Internet... Questo fa scattare l'orgoglio di Spada: «Siamo lunico provider europeo
che lanno scorso abbia chiuso in utile. Il nostro
business è basato sulle aziende: noi non forniamo niente gratis. Mediamente un nostro
cliente ci dà 30 milioni allanno, con picchi massimi sui due miliardi: sono clienti
che hanno esigenze elevate e pagano per ottenerle. Spesso sono provider essi stessi,
come Kataweb, ad esempio.»
Soffermo la mia attenzione su di una grande sala semivuota, dove ci sono gran scatoloni
da cui stanno estraendo dei server. Ancora espansione per la sede varesina di I.net?
«La vera sala macchine dellI.net è a Milano: è grande circa 4000 metri quadri.
Quella di Varese è solo di 80. Ma con una parte dei soldi che tiriamo su dalla quotazione
in borsa abbiamo l'intenzione di fare una palazzina tutta nostra, una "web farm"
di circa 12.000 metri quadrati».
«E' inutile girargli intorno - prosegue Luca Spada sull'argomento borsa - ci si quota
o per dare valore alla propria esistenza fisica in azienda o per tirar su risorse. Per noi
vale la seconda ipotesi. Abbiamo molte idee per investire i soldi che arriveranno».
Ma se comprate la palazzina I.net che fine farà l'ufficio di Varese? «Qui sas... Ma
no, io penso che resterò a Varese. I.net è una società solida, che cammina con le sue
gambe, non ha bisogno di troppe attenzioni. Io invece sono concentrato su NGI, il
portale (lui lo chiama "vortal", cioè portale verticale n.d.r.) dedicato
ai videogiochi che abbiamo appena creato, la cui sede è qua a Varese. E anche questa
società verrà presto quotata...»
Vabbè, ma oggi pensiamo a I.net. Fai un pronostico per questo primo giorno del
titolo...
«Non me lo chiedere, sono un'azionista! Non rispondo per scaramanzia. Al "mercato grigio" il titolo
ha raggiunto anche i seicento euro.. . Però il mercato grigio non è stato poi tanto
indicativo per E-biscom.. insomma, chissà».
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