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Sport estremo -Gianluca Genoni ha presentato il suo libro alla sala conferenze del Museo del Tessile di Busto Arsizio: entro la fine dell'estate tenterà di scendere a -170 metri in assetto variabile "non limits"
Gianluca Genoni verso "l'ultima frontiera"

SUB1.jpg (8852 byte)Lo scrigno dei ricordi può arrivare fino ai meandri più nascosti della nostra esistenza, quello di Gianluca Genoni arriva fino agli abissi, dove regna il silenzio assoluto, dove la luce non arriva, dove si è soli con il proprio pensiero che fa scorrere in pochi istanti una vita intera.

Tra Sacconago e Busto Arsizio si è consumata l'infanzia di un giovanottone forte e robusto, di un "brav fioeu" (bravo figliolo) della bassa del Varesotto, a mangiar nebbia con la brina: eppure nel suo destino c'era il mare, l'incontro a tu per tu con Nettuno al limite delle possibilità umane.

"Con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così", verrebbe da dire citando Paolo Conte: già perché i bustocchi cosa ne sanno del mare? Poco importa, si dice, perché i bustocchi veri quando si mettono in testa qualcosa la ottengono, sia che si tratti di salire su una montagna, sia che si debba scendere negli abissi: i bustocchi, in fondo, sono un po' come  bergamaschi, non soltanto per il loro dialetto ma anche per la loro scorza particolarmente dura. Il gusto della sfida li galvanizza.

Gianluca Genoni da Sacconago ha lanciato la sua sfida perdendo le prime battaglie, addirittura all'età di tre anni: "Quando andavo al mare da piccolo - ricorda - mia madre doveva faticare parecchio per costringermi a togliere le calze in spiaggia. Io non volevo levarmele perché non volevo  bagnarmi i piedi. Le onde che schiumavano sulla battigia mi terrorizzavano. Credo che la sfida con me stesso e con quella distesa immensa e grandiosa è cominciato a quell'epoca».

A piccoli passi, quel giovanottone è entrato in confidenza con Nettuno fino a farlo diventare l'amico nemico inseparabile. La svolta è arrivata da dentro la sua mente. "Colui che crede di potere, può": soltanto così un uomo può sognare di essere un pesce e scendere a più di cento metri di profondità per stabilire il proprio limite.

Gianluca ha scoperto l'apnea un po' per caso, osservando un altro ragazzo bustocco, Umberto Pellizzari allenarsi in piscina: "Ho scoperto l'apnea nel 1988 quando facevo l'istruttore alla piscina scoperta, nello stesso periodo in cui Umberto si allenava per i primi record". 

Se Busto Arsizio, come si dice, da un decennio è la regina degli abissi,  Gianluca e Umberto sono allora i "Bartali e Coppi" dello sport subacqueo: amici rivali, s'inseguono e si superano da anni. La discesa a -138 metri era il coronamento di un sogno per Gianluca: ma è durato poco perché Umberto è sceso ancora più giù. Che forza quel Pellizzari dall'aspetto tipico da "playboy" da spiaggia, quel biondino che ogni ragazza vorrebbe avere come personale "Bay Watch". All'altro capo della sfida c'è invece il "bartaliano" Gianluca Genoni, col "naso triste come una salita", generoso e con tanta voglia di arrivare dove nessuno ha mai osato.

Con il training autogeno si scoprono risorse che ogni uomo ha seppellito con al vita di ogni giorno: "L'apnea è un fatto prima di tutto mentale. Io ho scoperto che nella vita non conta solo il fisico e la forza bruta, ma che solo grazie alla forza della mente si possono raggiungere certi risultati".

Vien da chiedere cosa si prova, a scendere con i propri polmoni fino in fondo al mare: "Durante le prime discese ero affascinato ma al tempo stesso avevo un po' di paura di fronte a qualcosa d'ignoto. Ho dovuto vincere il timore iniziale per queste sensazioni nuove. Solo dopo un po' di tempo, ogni immersione è diventata un piacere: l'effetto di profondità, l'assenza di peso, il silenzio ovattato..."

Stabilire questi record non è così semplice e soprattutto comporta tanti sacrifici non soltanto personali ma anche economici. Gianluca ha in progetto di tentare di battere il record di immersione in assetto variabile "non limits", un ultimo tentativo prima di dedicarsi ad altre specialità : "Oramai il limite massimo in cui può arrivare l'uomo si avvicina sempre più. I rischi aumentano e i problemi organizzativi si fanno sempre più seri. Devo riflettere ma credo che un tentativo a -170 metri si possa ancora fare. Dal punto di vista economico, però, devo ringraziare i miei sponsor, soprattutto la Mares e la Valtur che mi consentono di fare questo sport a livello professionistico".

genoni1.jpg (10014 byte)Lo sfidante di Nettuno sta preparando l'ennesima riscossa: tutto però ricomincia da quel tragitto ripetuto fin dall'infanzia, da Sacconago a Busto fino alla piscina comunale: ancora poco più di un mese e Gianluca ripartirà per la Sardegna, ma con la mente ancorata all'infinito dei ricordi, l'unica grande forza per un bustocco dalla scorza dura.

 

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