| «La manifestazione è andata
proprio bene: i consumatori hanno sottoscritto, noi ci siamo comportati bene portando solo
50 trattori in piazza come avevamo concordato con le forze dell'ordine - anche se volevano
venire in 200 - non abbiamo ingolfato più di tanto il traffico e la gente è stata dalla
nostra parte» è questo il soddisfatto commento del presidente della Coldiretti varesina
Claudio Vallini alla manifestazione di questa mattina, 14 dicembre, che ha visto una vera
e propria "sfilata" di trattori organizzata dalla Coldiretti, che si è svolta
senza troppi danni ("solo qualche rallentamento" conferma infatti la Polstrada)
nel centro di Varese.
Una sfilata partita da lontano, più precisamente da Luino, Arcisate, Saronno e Lonate Pozzolo, i
quattro punti cardinali della provincia da cui è partito il corteo di 50 trattori che è
confluito in piazza Montegrappa a Varese. Una sfilata pacifica, non di protesta, che
puntava alla sensibilizzazione del consumatore sul fatto che i problemi dell'agricoltore
sono problemi anche di chi il prodotto agricolo lo mangia.
Per questo in piazza
Montegrappa c'era un gazebo che raccoglieva firme di adesione alla loro lotta attraverso
la "sottoscrizione di un patto" che prevedeva prima della firma la visione della
carta dei diritti e dei doveri dell'imprenditore agricolo italiano, e sempre per questo la
prossima iniziativa che la Coldiretti metterà in atto sarà una vendita di prodotti
varesini, domenica 17 dicembre in corso Matteotti. vendita che sarà abbinata ancora alla
stessa raccolta di firme, i cui risultati verranno presentati al governo Italiano.
«La politica agricola del governo sui
prodotti è a doppia velocità - spiega infatti Ignazio Bonacina, direttore della
Coldiretti varesina - per quelli italiani i controlli sono stringenti, il che
significa un maggior costo per i produttori ma una maggior garanzia per i consumatori,
mentre per i prodotti esteri non ci sono controlli aggiuntivi alle loro norme, che spesso
sono più blande. Il risultato è che poi i consumatori scelgono in base al prezzo, e
perciò acquistano i prodotti esteri di più scarsa qualità».
Una scelta che incide sulla qualità di
ciò che mangiamo e che quindi non coinvolge solo degli imprenditori agricoli danneggiati,
ma anche la salute di noi consumatori.
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