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Ore 11.40.15
Giorno
04/06/07
 
 
Varese - Presentato alla sede dell'unione industriali uno strumento di precisione ideato ad Induno ma realizzato grazie ad un pool di piccole aziende e al CCR
Col gioco di squadra l'invenzione è assicurata

Si è preso pure un contributo a fondo perso di circa due miliardi dall'unione europea nell'ambito del programma "Brite Euram", che finanzia proposte industriali di particolare contenuto innovativo, e adesso si vende pure in Giappone, che è un pò come dire vendere orologi in Svizzera.

Il nuovo durometro, uno strumento di precisione che serve a misurare la consistenza dei metalli utilizzato prevalentemente nell'industria automobilistica e aeronautica, è nato da una idea della Cisam di Induno ma è diventato realtà grazie ad un lavoro di squadra raro nel panorama industriale del varesotto: il supporto scientifico al'idea scaturita al fondatore dell'azienda italo svizzera è stato fornito dal CCR attraverso la "mediazione" dell'unione industriali di Varese, che ha messo in contatto inizialmente le due realtà e si è poi messa a fare lavoro di lobbying a Bruxelles.

Il progetto si è poi sviluppato anche insieme alla Tea elettronica di Carnago e la Timet di Legnano, che hanno fornito le tecnologie avanzate in grado di automatizzare il misuratore di precisione, oltre ad altre tre aziende di altri paesi europei e ad un istituto tedesco di ricerca, il Fraunhofer di Braunschweig, che ha ideato un sistema per rendere conduttore persino il diamante e poterlo utilizzare per misurare spazi difficili da raggiungere, la vera novità dell'apparecchio, che è in grado di verificare qualunque parte metallica posta in qualunche posizione e senza distruggere l'elemento. Al progetto ha lavorato pure l'Aermacchi, come collaudatrice e prima utilizzatrice del durometro di precisione: in tutto dieci aziende coinvolte nella ricerca dell'innovativo misuratore di metalli e nello sviluppo dei suoi aspetti applicativi. Aziende che, per la loro ridotta dimensione, non sarebbero mai stati in grado di mandare in porto un progetto così ambizioso.

Il risultato è un prodotto già venduto in tutta Europa in cento pezzi (valore di ciascuno: dai dieci ai trenta milioni), e che anche è richiesto anche dalla patria della strumentistica di precisione, il Giappone.

Un caso fortunato e scaltro per "fare sistema" che avrà certamente un seguito:  i dieci rappresentanti del pool hanno infatti già espresso la volontà di continuare una collaborazione che si è dimostrata decisamente proficua e intendono chiedere un altro contributo “Brite Euram”. L’obiettivo da raggiungere è, adesso, quello di sviluppare il nuovo durometro ideato a nuove tecnologie in forte sviluppo, come quelle dei “trattamenti superficiali”.

Stefania Radman

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