| Si è preso pure un contributo a fondo perso di circa due
miliardi dall'unione europea nell'ambito del programma "Brite Euram", che
finanzia proposte industriali di particolare contenuto innovativo, e adesso si vende pure
in Giappone, che è un pò come dire vendere orologi in Svizzera.
Il nuovo durometro, uno strumento di
precisione che serve a misurare la consistenza dei metalli utilizzato prevalentemente
nell'industria automobilistica e aeronautica, è nato da una idea della Cisam di Induno ma
è diventato realtà grazie ad un lavoro di squadra raro nel panorama industriale del
varesotto: il supporto scientifico al'idea scaturita al fondatore dell'azienda italo
svizzera è stato fornito dal CCR attraverso la "mediazione" dell'unione
industriali di Varese, che ha messo in contatto inizialmente le due realtà e si è poi
messa a fare lavoro di lobbying a Bruxelles.
Il progetto si è poi sviluppato anche
insieme alla Tea elettronica di Carnago e la Timet di Legnano, che hanno fornito le
tecnologie avanzate in grado di automatizzare il misuratore di precisione, oltre ad altre
tre aziende di altri paesi europei e ad un istituto tedesco di ricerca, il Fraunhofer di
Braunschweig, che ha ideato un sistema per rendere conduttore persino il diamante e
poterlo utilizzare per misurare spazi difficili da raggiungere, la vera novità
dell'apparecchio, che è in grado di verificare qualunque parte metallica posta in
qualunche posizione e senza distruggere l'elemento. Al progetto ha lavorato pure
l'Aermacchi, come collaudatrice e prima utilizzatrice del durometro di precisione: in
tutto dieci aziende coinvolte nella ricerca dell'innovativo misuratore di metalli e nello
sviluppo dei suoi aspetti applicativi. Aziende che, per la loro ridotta dimensione, non
sarebbero mai stati in grado di mandare in porto un progetto così ambizioso.
Il risultato è un prodotto già venduto in
tutta Europa in cento pezzi (valore di ciascuno: dai dieci ai trenta milioni), e che anche
è richiesto anche dalla patria della strumentistica di precisione, il Giappone.
Un caso fortunato e scaltro per "fare
sistema" che avrà certamente un seguito: i dieci rappresentanti del
pool hanno infatti già espresso la volontà di continuare una collaborazione che si è
dimostrata decisamente proficua e intendono chiedere un altro contributo Brite Euram. Lobiettivo da
raggiungere è, adesso, quello di sviluppare il nuovo durometro ideato a nuove tecnologie
in forte sviluppo, come quelle dei trattamenti superficiali.
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