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Varese – Varese regge per tre quarti, poi il solito finale disastroso: 81-92 
Niente di nuovo al Palaignis, Roosters ancora sconfitti

Da dove viene questa malinconia? Come si esce dall'abulia vischiosa cresciuta dentro e fuori questa squadra costruita con ben altre illusioni? Da che parte è l'uscita di questo scialbo spettacolo, per i pochi che si apprestano ancora a farvi parte. Persino le contestazioni dei tifosi; persino gli striscioni hanno quella patina di sciatteria un pò rabberciata, quel tanto di casereccio, fatto all'ultima ora, così come troppe volte rabberciato e alla viva il parroco sembra il basket improvvisato più che giocato degli attuali Roosters. Il clima del Palaignis è questo: mezzo vuoto, più che mezzo vuoto, distratto più che in civile consegna del silenzio; pronto a scaldarsi, come prescrive la regola dell'arena solo allorchè la piattezza agonistica e spettacolare viene ravvivata da un accenno di rissa, inscenata più che concretizzata dopo un brutto fallo di DeMarco che diventa il solito bersaglio di colore. In campo due squadre con diversi stati d'animo e ben differenti cognizione di sè. Quella di Varese, se può essere definita coscienza di sè, è una percezione di una squadra che continua ad essere una parentesi infinita tra i buoni propositi e il concetto di vittoria. Pesaro fa la sua onesta figura; si può permettere che De Marco maramaldeggi con il pubblico, perchè De Marco è il giocatorenel segno del quale la Scavolini, con un lento ma costante lavorio, arriva alle battute finali con la calma giusta e la, non micidiale, ma sufficiente cattiveria per arrivare in porto. Varese arranca, a tratti anche disinvolta, ma come spesso gli succede si scioglie come burro, all'ultima curva. Il parziale di 3-16 preso nei primi cinque minuti dell'ultimo quarto dice tutta l'incapacità di tenere mentalmente della squadra e quella profonda abulicità che pervade i giocatori proprio quando dovrebbero essere sputare il sangue possibile. Quattro palle perse di fila, una difesa che si apre come davanti a Mosè e la partita si chiude preventivamente, con gli ultimi minuti da far scorrere il più in fretta possibile, per sparire dalla vista del pubblico. Nessuna nuova, dunque. Anche Danna, ancora contestato insieme alla società, sa di non poter improvvisare in sala stampa e di dover ripetere il copione di chi non riesce ancora a capacitarsi del perchè di tanto spreco. Un dato su tutti; Varese ha 64 punti dal quintetto base e 17 dalla panchina. Pesaro si divide tra il 49 e il 43. Non grossi nomi, quelli della Scavolini, Magnifico neppure entra in campo. Ma un solido ricambio di titolari che fanno il loro mestiere. Cosa che Varese non può vantare. Lo stesso Wucherer, tolto dal mercato, sembra essere ritornato in uno spiacevole  limbo. E siamo al punto di sempre. E' colpa di Danna? Crediamo di no. Quello che sembra mancare più di tutto è davvero la cattiveria, l'agonismo puro, la grinta alla morte. E' colpa di Danna? Risposta difficile, ma noi continuamo a sostenere l'allenatore che di grinta in panchina ne mette fin troppa; peccato scivoli come acqua sul marmo, sulle maglie dei suoi. La cronaca è scarna; la partita non bella, vive di equilibri, 23-21 il primo quarto dove spicca un sempre generoso Burditt, autore di una buona prova, purtroppo come altre in calo vistoso nella seconda metà. Pozzecco, dentro da subito, appare meno scriteriato del solito e più trattenuto. I problemi vengono dal perimetro, dove i tiri latitano e se arrivano non precisi. Pesaro gioca con De Marco e la coppia di colore Booker e Middleton ma trova in 12 minuti i 12 punti dell'italoamericano Traina, un buon rincalzo senza fronzoli e tanta sostanza. Pesaro, prova ad allungare all'intervallo, 42-48. Si infiamma, per quel che si può infiammare questo match, nel terzo quarto con Pozzecco che guida i suoi alla carica. Recuperato lo svantaggio grazie anche ad un Cazzaniga prezioso con i suoi 12 punti che si fa fermare in volo da Demarco. L'atmosfera si innervosisce, forse è quello che ci vuole, peraltro. Macché. Il match, e con lui i Roosters, non riesce a decollare. 67-67 alla fine del terzo periodo. Nel quarto, come già detto, Pozzecco perde subito due palloni banalmente, il Gigena Silvio, parente del nostro ex, esce dalla panchina e piazza ciqnue punti in un amen, De Marco si rende irreperibile per la difesa sciamannata dei Roosters ed è la frittata. Occhi basi, mani molli, tiri improvvisati come se si fosse all'ultimo secondo e mancano ancora diversi minuti. Ma non c'è più la testa, non c'è più la squadra, c'è solo Pozzecco che continua imperterrito la sua rincorsa al titolo di cannoniere.