"Gli infortuni sul lavoro non sono eventi fortuiti, completamente
imprevedibili...li si possono prevenire e affrontare con diverse angolazioni e in diversi
modi". Conclude così la sua relazione Crescenzo Tiso, responsabile del Servizio
sicurezza e prevenzione ambienti di lavoro dell'Asl di Varese. Una frase semplice, una
citazione tratta dal libro di una grande studiosa del fenomeno: la dottoressa Lucie
Laflamme. Una frase semplice, ma non semplicistica come puo' sembrare in apparenza, che
nasconde una verità emersa anche in occasione del convegno di Busto Arsizio sul tema
"infortuni e malattie professionali percorsi di prevenzione", organizzato da
Cgil Cisl e Uil.
È vero, il problema puo' essere guardato
da più angolazioni e così hanno fatto due dei relatori, quelli che hanno i dati e che
con il problema si confrontano operativamente tutti i giorni: da una parte Crescenzo Tiso
appunto, dall'altra Sandro Trocchi direttore dell'Inail di Varese. E se da una parte
i dati servono a fare ipotesi propositive e d'intervento, diventando la leva per sollevare
i veri problemi del fenomeno, dall'altra sono solo dati e tali rimangono.
Ma come si realizza un buon progetto di prevenzione?
«La vigilanza sul fenomeno infortuni- ha detto CrescenzoTiso - se fine a se stessa non
serve a nulla. Occorre che sia mirata, continua e programmata. Un buon progetto di
prevenzione non puo' non partire dal dato reale, cioè quanti sono gli infortuni, dove si
verificano, chi sono le vittime e il perché, che è il dato più difficile da stabilire.
Oggi con l'aiuto della tecnologia molti di questi dati li abbiamo in tempo
reale e questo facilita il tutto». (sopra Crescenzo
Tiso)
Però bisogna fare attenzione ai numeri,
perché, se presi di per sé, senza considerare altre variabili di contesto, possono
trarre in inganno. Sul numero di infortuni in provincia di Varese, Tiso getta acqua sul
fuoco. «Varese si colloca intorno al settantesimo posto della tragica classifica. Un dato
confortante se teniamo conto del numero di addetti e della densità produttiva. Potremmo
tirare i remi in barca, ma non possiamo far finta che dall'inizio dell'anno ci sono stati
sette morti».
Quando si tratta di indagare sul chi
subisce gli infortuni, Crescenzo Tiso non esita a mettere il dito nella piaga, citando
nelle categorie anche coloro banditi dall'ufficialità dei dati: lavoratori in nero,
lavoratori parasubordinati, falsi lavoratori autonomi, tutte figure presenti anche nelle
imprese varesine. «Ancora non conosciamo il rapporto tra infortuni e i fattori legati al
nuovo mercato del lavoro. Sta di fatto che ci sono settori come il tessile e l'edilizia,
dove ci sono molti lavoratori che ieri erano subordinati e oggi non lo sono più».
Il responsabile del Spsal si è soffermato
anche sul problema delle malattie professionali, definendole "una vera
incognita". Il panorama delle patologie è molto più vasto di quello che appare
dalle denunce. Non solo sordità, allergie e pneumoconiosi, dunque, ma anche tumori, pochi
rispetto al numero complessivo delle segnalazioni, che faticano comunque ad ottenere un
riconoscimento ufficiale da parte dell'ente assicurativo nazionale. «Rispetto alle nuove
patologie il lavoro difficile è quello di ricerca. Spesso bisogna andare a verificare
cartelle cliniche dei medici di famiglia, spesso negli ospedali, e, in molti casi,
osserviamo che non è stato fatto un lavoro di anamnesi corretto nei confronti del
paziente».
Il nuovo osservatorio sulle malattie
professionali attivato dalla Regione ha portato alla registrazione di 4245 casi nel
1999,di cui 3123 quelle segnalate dall'Inail. La parte del leone la fanno le ipoacusie con
3261 casi, seguono le patologie da traumi ripetuti (260), dermatiti (244), pneumoconiosi
(123), patologie respiratorie (105).
L'Asl nello scorso anno ha condotto 399 inchieste su infortuni sul lavoro, con un
incremento del 50 per cento rispetto al 1998, e rilevato 320 malattie professionali contro
le 241.
Crescenzo Tiso è ottimista, con cognizione
di causa, perché sa che gli "infortuni non sono eventi fortuiti e completamente
imprevedibili".
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