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Ore 11.53.21
Giorno
04/06/07
Sicurezza e prevenzione sui luoghi di lavoro: il sindacato marcia unito
Busto Arsizio - Come si realizza un buon progetto di prevenzione? Quali sono le malattie professionali denunciate? Che tipo di tutela hanno i lavoratori parasubordinati?Queste le domande emerse nell'ambito del covegno "infortuni e malattie professionali percorsi di prevenzione"
"Gli infortuni sul lavoro non sono eventi fortuiti"

"Gli infortuni sul lavoro non sono eventi fortuiti, completamente imprevedibili...li si possono prevenire e affrontare con diverse angolazioni e in diversi modi". Conclude così la sua relazione Crescenzo Tiso, responsabile del Servizio sicurezza e prevenzione ambienti di lavoro dell'Asl di Varese. Una frase semplice, una citazione tratta dal libro di una grande studiosa del fenomeno: la dottoressa Lucie Laflamme. Una frase semplice, ma non semplicistica come puo' sembrare in apparenza, che nasconde una verità emersa anche in occasione del convegno di Busto Arsizio sul tema "infortuni e malattie professionali percorsi di prevenzione", organizzato da Cgil Cisl e Uil. 

È vero, il problema puo' essere guardato da più angolazioni e così hanno fatto due dei relatori, quelli che hanno i dati e che con il problema si confrontano operativamente tutti i giorni: da una parte Crescenzo Tiso appunto, dall'altra Sandro Trocchi direttore dell'Inail di Varese.  E se da una parte i dati servono a fare ipotesi propositive e d'intervento, diventando la leva per sollevare i veri problemi del fenomeno, dall'altra sono solo dati e tali rimangono.

Ma come si realizza un buon progetto di prevenzione? 
«La vigilanza sul fenomeno infortuni- ha detto CrescenzoTiso - se fine a se stessa non serve a nulla. Occorre che sia mirata, continua e programmata. Un buon progetto di prevenzione non puo' non partire dal dato reale, cioè quanti sono gli infortuni, dove si verificano, chi sono le vittime e il perché, che è il dato più difficile da stabilire. Oggi con l'aiuto della tecnologia  molti di questi dati li abbiamo  in tempo reale e questo facilita il tutto».
(sopra Crescenzo Tiso)

Però bisogna fare attenzione ai numeri, perché, se presi di per sé, senza considerare altre variabili di contesto, possono trarre in inganno. Sul numero di infortuni in provincia di Varese, Tiso getta acqua sul fuoco. «Varese si colloca intorno al settantesimo posto della tragica classifica. Un dato confortante se teniamo conto del numero di addetti e della densità produttiva. Potremmo tirare i remi in barca, ma non possiamo far finta che dall'inizio dell'anno ci sono stati sette morti».  

Quando si tratta di indagare sul chi subisce gli infortuni, Crescenzo Tiso non esita a mettere il dito nella piaga, citando nelle categorie anche coloro banditi dall'ufficialità dei dati: lavoratori in nero, lavoratori parasubordinati, falsi lavoratori autonomi, tutte figure presenti anche nelle imprese varesine. «Ancora non conosciamo il rapporto tra infortuni e i fattori legati al nuovo mercato del lavoro. Sta di fatto che ci sono settori come il tessile e l'edilizia, dove ci sono molti lavoratori che ieri erano subordinati e oggi non lo sono più».

Il responsabile del Spsal si è soffermato anche sul problema delle malattie professionali, definendole "una vera incognita". Il panorama delle patologie è molto più vasto di quello che appare dalle denunce. Non solo sordità, allergie e pneumoconiosi, dunque, ma anche tumori, pochi rispetto al numero complessivo delle segnalazioni, che faticano comunque ad ottenere un riconoscimento ufficiale da parte dell'ente assicurativo nazionale. «Rispetto alle nuove patologie il lavoro difficile è quello di ricerca. Spesso bisogna andare a verificare cartelle cliniche dei medici di famiglia, spesso negli ospedali, e, in molti casi, osserviamo che non è stato fatto un lavoro di anamnesi corretto nei confronti del paziente». 

Il nuovo osservatorio sulle malattie professionali attivato dalla Regione ha portato alla registrazione di 4245 casi nel 1999,di cui 3123 quelle segnalate dall'Inail. La parte del leone la fanno le ipoacusie con 3261 casi, seguono le patologie da traumi ripetuti (260), dermatiti (244), pneumoconiosi (123), patologie respiratorie (105). 
L'Asl nello scorso anno ha condotto 399 inchieste su infortuni sul lavoro, con un incremento del 50 per cento rispetto al 1998, e rilevato 320 malattie professionali contro le 241.

Crescenzo Tiso è ottimista, con cognizione di causa, perché sa che gli "infortuni non sono eventi fortuiti e completamente imprevedibili".

Michele Mancino

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