Da Gela a Busto, da Busto a Gela. Ecco il canale della droga, andata e
ritorno, ma con mille ramificazioni, su cui hanno messo le mani magistratura e
carabinieri. Le manette sono scattate in tutta Italia ma il cuore dell'organizzazione era
Busto Arsizio, centro di smistamento di cocaina, eroina e hashish, legato a doppio filo
con Gela, impreziosito dalla presenza di affiliati alle cosca dei Madonia, che non
disdegnavano, però, questi ultimi, "collaborazioni" anche con altre realtà
mafiose. Perché qui al Nord, come appurato da tempo, le guerre in madrepatria, vengono
messe da parte per il business. Nel 1997 l'arresti dei cervelli: Rocco Ferracane, 43 anni,
e la sua convivente Gianfranca Cammalleri. Dal loro appartamento di via Pastore 22
gestivano il traffico. Partono le intercettazioni. La prima tranche di arresti. Nel 1998
la scure della giustizia si abbatte invece sui pusher locali, grazie anche alla
collaborazione del Ferracane. Un colpo mortale per lo spaccio del centro. Nel frattempo i
sequestri diventano pesanti. La preda più grossa viene agguantata nel settembre del 1997,
sulla tangenziale Ovest: un furgone con 11 chili di cocaina (Nella foto,
da sinistra, il pm Tiziano Masini, il capitano Mariano Celi del comando compagnia di
Legnano e il capitano PierPaolo Mason di Busto). Lunedì
mattina parte la terza fase dell'operazione. Il Pm Tiziano Masini stringe la morsa. Il gip
autorizza. 300 carabinieri partono dalle caserme delle province di
Varese, Alessandria, Novara, Imperia, Pordenone, Ferrara, Venezia, Caltanissetta. Tra
Busto e Legnano si dà la caccia a 59 persone. Gli uomini del capitano Pierpaolo Mason,
del comando compagnia di Busto, arrestano 27 persone (le altre ordinanze riguardano
2 latitanti e 11 già in carcere). L'arma di Legnano, arresta 6 persone (7 sono già
in galera e 6 sono i latitanti).
La droga proveniva dalla Colombia e giungeva in Italia, in vari
aeroporti, dalla Francia e dalla Grecia. Gela e Busto erano i centri sensibili
dell'organizzazione. Era infatti da queste due città che veniva regolata l'offerta sul
mercato. Tutto il giro era però spiato almeno dalla prima operazione Infinito del 1997.
Intercettazioni, telecamere, appostamenti. Un fitto lavoro di indagine che non é mai
cessato e che ha permesso di rimettere mano in una trama criminale che, nonostante
l'arresto dei cervelli di Busto, non aveva comunque smesso di funzionare a regime. Gli
arrestati sono criminali a tutto tondo. Alcuni anche coinvolti in altre inchieste in
particolare in alcuni giri di traffico d'armi. E che armi: kalashinov, fucili d'assalto,
roba pesante insomma.
Il pm Tiziano Masini non ha voluto fornire ulteriori particolari.
L'indagine non a caso continua a chiamarsi Infinito. Come infinito é il fiume della droga
che inonda l'Italia, dai cartelli del narcotraffico sudamericano.
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