| Porte chiuse agli immigrati. Lo ha
decretato il consiglio comunale di Gallarate con una votazione che ha visto Lega e Polo
unire le forze contro la destinazione dell'ex carcere di via Forze Armate a centro di
accoglienza. Argomento spinoso, che ha ricompattato forzisti e lumbard su posizioni di
netta chiusura. A gettare la questione immigrati in pasto al consiglio era stato Angelo
Luini (Ape). L'ex sindaco chiedeva un impegno delle forze poltiche a dire ufficialmente no
al centro e a destinare invece l'immobile di via Forze Armate a mensa per i poveri.
Argomenti tutto sommato non sgraditi al Polo. La seduta é stata così sospesa
per qualche minuto, per dare modo ai capigruppo di trovare un accordo. Durante un break
infuocato si sono scontrate le diverse anime della maggioranza. Risultato: Alleanza
Nazionale si é presentata con un proprio documento che chiedeva semplicemente di non
concedere l'ex carcere per finalità di aiuto agli immigrati senza fare menzione della
mensa per i poveri. Non tutti hanno gradito. I socialisti hanno annunciato la loro
astensione. Forza Italia si é invece spaccata durante la votazione. Donato Liviero si é
astenuto, il presidente del consiglio Roberto Bosco ha votato contro e ha fatto la stessa
cosa anche Luigi Parassoni, il presidente della commissione servizi sociali che aveva
instaurato nei mesi scorsi un dialogo con il coordinamento Pace&Solidarietà (il
raggruppamento di associazioni che sostiene il centro d'accoglienza). Dall'altra parte
nessuna incertezza e il Centrosinistra ha naturalmente votato contro. La Lega e gli altri
gruppi hanno invece seguito la politica proposta da An. Con questa votazione le forze che governano Gallarate hanno dato un nuovo
stop alle richieste di una parte della società civile per trovare una soluzione al
prolificare di rifugiati e immigrati, dovuto anche alla vicinanza con Malpensa. E c'é da
ricordare che nel grande aeroporto da mesi la situazione sta divenendo sempre più
difficile, soprattutto per i poliziotti che quotidianamente si trovano a dover provvedere
al sostentamento di decine di stranieri che non possono essere rispediti in patria. Oltre
a queste posizioni politiche, alcuni settori della maggioranza hanno anche lanciato accuse
precise. Il vicesindaco Fabio Castano, non nuovo a uscite forti, ha infatti affermato,
durante il dibattito, che ci sarebbe "qualcuno interessato a gestire un centro di
accoglienza per farne un business". Il riferimento appare rivolto a Pino Borgomaneri,
il coordinatore di Pace&Solidarietà. Una polemica a distanza che va
avanti da tempo, quella tra Castano e Borgomaneri, originata da alcune dichiarazioni di
quest'ultimo che attribuivano al vicesindaco un impegno per il centro d'accoglienza poi
disatteso. Ieri sera Castano é ritornato sulla vicenda. E ha menato due colpi diretti. Il
primo a Borgomaneri, di cui si é già detto. Il secondo alla stampa, definita
"l'unico pezzo di carta che non vale nulla". Il vicesindaco ha poi proposto
all'aula un teorema che lo scagionerebbe definitivamente dall'accusa di aver fatto
dietro-front sul centro d'accoglienza: "Appartengo ad An da 25 anni - ha sintetizzato
- non avrei mai potuto dire di sì".
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