|
|
 |
Cassano Magnago - Si
chiama Krecuno, ma in pochi se lo ricordano.
Quello ufficiale sarà il 6 gennaio eppure il 25 dicembre la festa c'è
stata lo stesso |
| Tradizione e modernità, il
Natale degli zingari Rom |
|
Sarà Natale, ma non il 25
dicembre, bensì il 6 gennaio, il natale ortodosso. Perché loro, gli zingari Rom
accampati accanto all'autostrada, a Cassano Magnago, alla loro confessione religiosa ci
tengono, eccome. Verrà il pope, da Milano, e faranno la messa, come tutti gli
altri cristiani del mondo. Però anche il 25 è stato Natale per loro. "Perché lo
fanno tutti e noi non vogliamo essere diversi" ci dice Nino, 30 anni, una moglie, sei
figli, una baracca, una roulotte, due
macchine scalcinate e una suocera a carico. Meccanico in nero, si guadagna la vita con
lavoretti improvvisati. Nino ha aspettato il 24 per comprare l'alberello, la casetta del
presepe; niente di che, la prende a 15mila lire al centro commerciale più vicino. Poi
accendono il fuoco, fanno la griglia, portano il maiale, lo guarniscono con un ripieno di
verze e altre verdure, lo cuociono sul fuoco, e intanto bevono birra e cognac,
attaccano l'autoradio della macchina con la cassetta del cantante bosniaco Muslimovic, e
infine ballano. Ballano di giorno e poi anche alla sera, vanno avanti tutta la notte. Quanto dura il natale dei Rom?
"Fino a che finisce la sbronza" dice Nino, e magari dura come quello dello
scorso anno, fino al giorno e alla notte dopo. Si libera una baracca, al caldo, ci si
mette tutti dentro, compresi gli ospiti, gli amici borghesi, di Cassano Magnago, di
Legnano, di Milano. Si prendono quelli che sanno suonare la fisarmonica, come il tale che
qualche giorno fa si è incazzato con la moglie e ha dato fuoco alla baracca, e si fa il
ballo tipico degli zingari: a tre a tre, a braccetto, si balla una specie di valzer, si
tracanna che è un piacere, si ride, si fanno scherzi, si canta, e magari si spegne il
fuoco per non farlo vedere alla stradale che poi rogna, visto che il campo nomadi inizia
sotto il cartello pubblicitario Melablu, a cinque metri dall'autolaghi. Provate a chiedere
a Nino e agli altri Rom come si dice natale nel loro idioma. Bisogna andare a cercare la
più anziana del gruppo per ricordarselo: si dice Krecuno. Sì, forse si dice così. E i
bambini ridono. Loro aspettano i regali. "Giochini elettronici" dice Nino
"regalerò quelli a poco prezzo, Playstation? Eh sì, magari, e con quali
soldi". Quest'anno ci saranno lo zainetto dei pokemon per la scuola, qualche bambola,
qualche pupazzetto. Il 25 dicembre o il 6 gennaio? "Mah, vedremo". Tradizione o
modernità. I Rom sono indecisi.
Le gonne sgargianti e colorate, il rito della fortuna, i fondi del
caffè delle donne che divinano il futuro. Armamentario che sta un po' discosto dalla loro
quotidianità, magari riaffiora nella memoria degli anziani, ma solo se cercati dagli
estranei a richiesta. Per il resto la voglia di assomigliare agli altri fa già parte di
questi nomadi. "Il 25 abbiamo mangiato lenticchia e zampone, fagioli al forno e
abbiamo fatto la spesa al supermercato" ribadisce Nino. Come tutto il mondo?
"Sì, come tutto il mondo - sorride - mica vogliamo stare fuori, ci sono due natali,
e va bene così, l'importante è che non manchi la voglia di divertirsi. E non manca,
assicuro". |
Roberto
Rotondo
|

|
Torna all'inizio
dell'articolo |
|
 |
 |
|