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Ore 12.00.08
Giorno
04/06/07
Cassano Magnago - Si chiama Krecuno, ma in pochi se lo ricordano.
Quello ufficiale sarà il 6 gennaio eppure il 25 dicembre la festa c'è
stata lo stesso
Tradizione e modernità, il Natale degli zingari Rom

Sarà Natale, ma non il 25 dicembre, bensì il 6 gennaio, il natale ortodosso. Perché loro, gli zingari Rom accampati accanto all'autostrada, a Cassano Magnago, alla loro confessione religiosa ci tengono, eccome. Verrà il pope, da Milano, e faranno la messa, come tutti gli altri cristiani del mondo. Però anche il 25 è stato Natale per loro. "Perché lo fanno tutti e noi non vogliamo essere diversi" ci dice Nino, 30 anni, una moglie, sei figli, una baracca, una roulotte, due
macchine scalcinate e una suocera a carico. Meccanico in nero, si guadagna la vita con lavoretti improvvisati. Nino ha aspettato il 24 per comprare l'alberello, la casetta del presepe; niente di che, la prende a 15mila lire al centro commerciale più vicino. Poi accendono il fuoco, fanno la griglia, portano il maiale, lo guarniscono con un ripieno di verze e  altre verdure, lo cuociono sul fuoco, e intanto bevono birra e cognac, attaccano l'autoradio della macchina con la cassetta del cantante bosniaco Muslimovic, e infine ballano. Ballano di giorno e poi anche alla sera, vanno avanti tutta la notte. Quanto dura il natale dei Rom? "Fino a che finisce la sbronza" dice Nino, e magari dura come quello dello scorso anno, fino al giorno e alla notte dopo. Si libera una baracca, al caldo, ci si mette tutti dentro, compresi gli ospiti, gli amici borghesi, di Cassano Magnago, di Legnano, di Milano. Si prendono quelli che sanno suonare la fisarmonica, come il tale che qualche giorno fa si è incazzato con la moglie e ha dato fuoco alla baracca, e si fa il ballo tipico degli zingari: a tre a tre, a braccetto, si balla una specie di valzer, si tracanna che è un piacere, si ride, si fanno scherzi, si canta, e magari si spegne il fuoco per non farlo vedere alla stradale che poi rogna, visto che il campo nomadi inizia sotto il cartello pubblicitario Melablu, a cinque metri dall'autolaghi. Provate a chiedere a Nino e agli altri Rom come si dice natale nel loro idioma. Bisogna andare a cercare la più anziana del gruppo per ricordarselo: si dice Krecuno. Sì, forse si dice così. E i
bambini ridono. Loro aspettano i regali. "Giochini elettronici" dice Nino "regalerò quelli a poco prezzo, Playstation? Eh sì, magari, e con quali soldi". Quest'anno ci saranno lo zainetto dei pokemon per la scuola, qualche bambola, qualche pupazzetto. Il 25 dicembre o il 6 gennaio? "Mah, vedremo". Tradizione o modernità. I Rom sono indecisi.
Le gonne sgargianti e colorate, il rito della fortuna, i fondi del
caffè delle donne che divinano il futuro. Armamentario che sta un po' discosto dalla loro quotidianità, magari riaffiora nella memoria degli anziani, ma solo se cercati dagli estranei a richiesta. Per il resto la voglia di assomigliare agli altri fa già parte di questi nomadi. "Il 25 abbiamo mangiato lenticchia e zampone, fagioli al forno e abbiamo fatto la spesa al supermercato" ribadisce Nino. Come tutto il mondo? "Sì, come tutto il mondo - sorride - mica vogliamo stare fuori, ci sono due natali, e va bene così, l'importante è che non manchi la voglia di divertirsi. E non manca, assicuro".

Roberto Rotondo

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