Finita l'apocalisse
spariscono i lamenti dei dannati. Di chi ha passato il Natale come un rifugiato, di chi é
andato a dormire sul pavimento del terminal 1 e di chi ha tentato di sfondare la porta
degli uffici di Alitalia. Rimangono, e anzi si alzano in un coro imponente, le polemiche.
Di vari colori e con toni diversi, a seconda della latitudine. Politica e non.
La quiete. Oggi Malpensa gira discretamente.
70% di puntualità in partenza e 60% in arrivo. Nessun volo cancellato fino a mezzogiorno.
I passeggeri imbarcati sono quelli dei voli di oggi: niente arretrati quindi. I tre piani
dell'aerostazione sono popolati di viaggiatori, nessun bivacco, clima sereno. Qualche
scongiuro, al limite.
I risultati dell'inchiesta. L'Enac (Ente
nazionale aviazione civile) ha diffuso un primo risultato della verifica interna. Secondo
il presidente Alfredo Roma la responsabilità dell'accaduto é da attribuirsi all'assenza
del personale addetto alla pulizia delle ali degli aerei dal ghiaccio e alla pulizia delle
piste dalla neve. Un giudizio che tira in ballo, prima di tutto, le carenze della Sea.
"Così è stata garantita la sicurezza - hanno riportato alcuni organi di stampa - ma
non l'efficienza".
Le accuse. Il presidente Giorgio Fossa é
sotto tiro. Le accuse piovono da tutte le parti. Mezzo governo gli tira la croce addosso.
E anche parte del Polo. Ieri Formigoni. Oggi Gasparri di An, che ne chiede le dimissioni.
Anche il gruppo Ds in Regione chiede la testa di Fossa. Le compagnie aeree vogliono
chiarimenti. Renato Aggio, responsabile per lo scalo di Malpensa dell'Airlines Operators
Committee (Aoc) l'associazione che riunisce tutte le compagnie operanti in uno scalo, non
infierisce ma critica la società di gestione: "Un piano di emergenza c'era - spiega
Aggio - ma sono mancati uomini e mezzi, soprattutto durante la prima parte della nevicata,
nel pomeriggio del 24. La Sea ha però gestito male anche la comunicazione con le
compagnie aeree, perché noi abbiamo avuto delle grosse difficoltà a spiegare ai
passeggeri che cosa stava succedendo. Spero che questa Caporetto serva per prendere dei
provvedimenti più decisi in futuro. Avremo, credo, un chiarimento con l'azienda -
continua Aggio -, quel che é successo é successo. Non vogliamo fare critiche
distruttive". Più decisi negli affondi, i rappresentanti sindacali, chiamati in
causa perché la partita la si é persa soprattutto nei servizi di spalatura delle piste e
sbrinamento degli aeromobili. "E' stato applicato il vecchio accordo sindacale -
spiega Ballotta di Filt-Cisl - e molti lavoratori, anche se chiamati, non erano obbligati
a lavorare, data la scarsa remunerazione. La mancata firma di un nuovo accordo é una
responsabilità di azienda e sindacati, ma la verità é che a Linate si é lavorato anche
con quell'accordo e non é successo nulla. L'accordo non centra, é la Sea e la sua
incapacità manageriale il nodo che ha creato il disastro. Funzionava solo una stazione
per lo sbrinamento e molti aerei si ghiacciavano nuovamente perché non potevano
decollare".
|