Il Ministero dei
trasporti, tramite l'inchiesta dell'Enac, getta pesanti ombre sulla gestione dello scalo
di Malpensa. Il risultato finale del rapporto indica nella Sea il principale imputato di
quanto successo tra il 24 e il 25 dicembre, quando migliaia di passeggeri rimasero
bloccati in aeroporto senza informazioni, a causa dello stop forzato dei voli dovuto a 24
ore di neve. Secondo gli 007 del ministero il disastro sarebbe stato annunciato già a
fine autunno, a causa della mancata prova generale del piano anti-neve. Durante le ore
calde dell'emergenza, poi, sarebbero emersi ritardi gravi. L'intervento vero e proprio
inziò alle 18 con automezzi della Sea e solo alle 20 con automezzi esterni. La carenza di
personale costrinse tuttavia all'utilizzo di una sola delle due piazzole di trattamento
de-snowing e de-icing degli aerei, visto che erano in servizio solo 4 degli 8 equipaggi
previsti in questi casi. Sulla possibilità di chiudere Malpensa, invece, si sarebbe
verificato un vero e proprio vuoto di potere, poichè ne Enac né Sea sono state in grado
di valutare una decisione del genere. E' poi mancato il coordinamento con le compagnie
aeree, determinando la mancata informazione dei passeggeri. Tutti disagi che, secondo il
rapporto Enac, si sarebbero potuti evitare. E su questo argomenti, oggi, é ritornata
anche la Filt-Cgil di Varese, che, in un comunicato, ha ribadito quanto anticipato ieri a
Varesenews dal segretario provinciale Piergianni Rivolta e dal segretario della Camera del
Lavoro di Malpensa Flavio Nossa. Il sindacato ha ribadito le critiche a Fossa, accusato di
aver scaricato tutte le responsabilità e quindi sospeso Roberto Belloni, dirigente di
scalo della Sea. Cgil lo definisce "un dirigente qualificato, l'unico che ha tentato
di porre rimedio ad una situazione di inefficienza che si trascina dall'apertura di
Malpensa 2000, presentando un piano di riorganizzazione dell'handling". Filt ha
parlato ancora di azienda paralizzata dal verticismo e ha criticato le gestione di uomini
e mezzi, resa inefficiente da una politica di tagli di costi, citando in particolare il
mancato addestramento degli uomini in servizio a Natale, la scarsità di mezzi
dell'officina di Malpensa, e l'insufficienza, sempre per ragioni di costi, dei mezzi in
dotazione. Filt conclude specificando che il sistema degli appalti ha mostrato tutta la
sua inadeguatezza e che, in definitiva, le ditte esterne sono state la prima e più grande
causa del disastro di Natale.
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