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Intervista 
a Gino Montesanto

 

 
 
Libri - "Sottovento" il nuovo libro di Gino Montesanto
Il gustoso "normale" di Gino Montesanto

Gino Montesanto con Nanda Pivano, Michele Prisco e Raffaele Nigro ha fatto parte della prima giuria del Premio Chiara, è rimasto amico di Varese e oggi, sulla strada del ritorno a Roma dopo avere presentato in Piemonte il romanzo "Sottovento", è tra noi per parlare della sua ultima fatica.
(a sinistra: Gino Montesanto)
In tempi in cui gli scrittori si impegnano in una ricerca continua e angosciata di idee, trame e originalità che li possano distinguere - ma così facendo a volte si allontanano lungo percorsi poveri di significati autentici - Gino Montesanto ha scelto la via più difficile: raccontare la normalità, una comune storia di vita, modelli di comportamento da rivisitare e su cui meditare.

La vicenda di Baldo, il protagonista del romanzo, un giovane indocile nella Romagna degli anni 70 e 80, la si intuisce sin dalle prime pagine, ma non si rinuncia a percorrerla perché si è coinvolti dalla capacità di scrittura di Montesanto, dall’ impianto del libro, dai messaggi che l’autore ci invia presentando e analizzando l’umanità – i suoi sono veri ceselli di psicologia- la società e l’ambiente di "Sottovento".

C’è una solidità di scrittore in Gino Montesanto che non ha mai tradito, da sempre le sue opere hanno il pregio di essere tutte anelli convincenti di una catena che lo lega saldamente ai vertici della letteratura nazionale.

E solo uno scrittore di grande caratura poteva rendere accessibile, gradito, curioso, invitante il "normale" di una quotidianità espressione di un vissuto dominato, gestito da temperamenti forti, dove emerge il modello ben noto del figlio della borghesia cultore della sregolatezza, convinto di dominare ogni situazione, alternando anche generosità a prepotenza, che inevitabilmente esaspera le donne, siano esse la madre, le fidanzate o la moglie. Le sue vittime saranno tutte vendicate da un perfido, breve, sussurro della figlia all’orecchio di Baldo proprio quando per l’ormai attempato indocile sta scadendo il tempo ultimo della vita.

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