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Libri - Il fotografo Carlo Meazza ha chiesto a cinquanta persone di scrivere  del loro rapporto con la città. Ne è nato un libro, che ci rimanda l'immagine di una Varese rimodellata dal vissuto di chi ha accettato di raccontarla
Varese, l'immagine di una città nei destini di cinquanta protagonisti

"Varese cinquanta modi di descrivere la città". Cinquanta volti, cinquanta storie per raccontare Varese. Nomi di persone conosciute e importanti insieme a nomi di sconosciuti, protagonisti di una quotidianità "normale".  Esistenze legate alla Città giardino, un po' per caso, un po' per volontà precisa. Un mix di intenzione e casualità che ha guidato anche  il curatore  del volume, il fotografo Carlo Meazza, nella scelta delle persone invitate a descrivere il loro rapporto con la città. Lui  ha chiamato e loro hanno risposto, narrando la propria storia e la loro idea di Varese.  

Immagini e autobiografie capaci di ridare una dimensione umana alla città. Varese rivive e si rimodella così nel vissuto di chi, nel bene e nel male, l' ha scelta e ha deciso di amarla contro ogni luogo comune. Varese fredda? Varese città poco viva culturalmente? Varese piccola città dove non succede mai niente? Forse è vero, Varese è tutto ciò, ma anche l'esatto contrario. Nei racconti di tutti i cinquanta protagonisti traspare l'emozione e, in alcuni casi, anche l'orgoglio di far parte di questa comunità. Traspare la passione politica, quella sportiva e quella civile per una città che poi tanto sonnacchiosa non è. Qualcuno c'è nato, ma c'è anche chi ha deciso di "rinascere" a Varese, ritagliandosi una patria su misura. Città che in molti racconti è stata capace di generare e materializzare sogni importanti,  assecondando le passioni e a volte i capricci dei suoi figli. Varese città del Képos,  luogo verde e anche laboratorio politico che continua a far discutere e che del "verde" ne ha fatto la sua bandiera. Ricordi, immagini, parole che, come sottolinea Carlo Meazza nella presentazione, non hanno "nessuna pretesa di completezza o di analiticità".
Per ogni racconto c'è l'immagine del protagonista, colto dal suo sapiente obiettivo fotografico, quasi a voler cercare nei sorrisi e negli sguardi di chi ha di fronte, una conferma alle parole.

Un elenco lungo. Cognomi entrati nella storia di Varese, che sanno di bosino e cognomi che rivelano provenienze lontane. Seppur in parte casuale, per sua stessa ammissione, la stramba alchimia dei protagonisti scelta da Carlo Meazza è riuscita a rappresentare bene la città in tutti i suoi aspetti. Nello stesso libro si sono incrociati destini segnati dal successo, dalla felicità e dall'impegno, con destini che dalla vita hanno avuto poco. Ne citiamo uno per tutti: Marco Piva (a sinistra nella foto  di Carlo Meazza), un ragazzo che veniva da Bergamo. Lui, che non aveva riferimenti e che viveva per strada con il suo cagnolino Torello, aveva scelto piazza San Vittore come casa, come luogo per i suoi ritorni. Lui non si sentiva accolto da Varese, eppure l'aveva scelta lo stesso e qui aveva trovato una donna d'amare e i suoi nuovi amici. L'obiettivo curioso di Meazza l'aveva ritratto e Marco aveva accettato di raccontarsi. Viveva alla giornata, con un sogno nel cassetto: diventare florovivaista. Aveva solo 25anni quando, in una tiepida mattina di giugno, lo hanno trovato privo di vita nei giardinetti di via Brunico.

Varese, cinquanta modi di descrivere la città
a cura di Carlo Meazza
Edizioni c.m.

Michele Mancino

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