Impossibile
resistere. È davvero travolgente la carica vitale degli interpreti del celeberrimo
spettacolo messo in scena dalla Broadway Musical Company, che a più di trentanni
dal suo esordio americano riesce ancora a fare il tutto esaurito e ad entusiasmare.
Manifesto della gioventù pacifista negli anni delloffensiva statunitense in
Vietnam, Hair si connota per il suo dinamismo e per la sua incontenibile potenza
esplosiva.
Quando apparve per la prima volta erano i tempi in cui i figli degli
scampati alla Grande Guerra partivano per quella che veniva presentata come una breve
campagna bellica nellEstremo Oriente. Vi si ritrovano, infatti, le parole
dordine dellanti-militarismo: "peace", "love",
"freedom", "happiness" (pace, amore, libertà, felicità), accanto
allicona della resistenza pacifica (il cerchio tagliato da tre linee, così simile
al marchio della Mercedes Benz), e a una piantina di Cannabis, simbolo anchessa
della rivolta giovanile. Tutti motivi che si fondono con quello immorale, o meglio
anti-cristiano, della totale liberazione sessuale, con inni al libero amore, alla sodomia
e a Lucifero, in una sarabanda che esalta la bellezza corporea attraverso gesti, carezze,
baci, e la simulazione di una vera e propria orgia.
Straordinari, per vigore fisico e prestazioni vocali, i componenti del
cast, rigorosamente multirazziale e multiculturale (su tutti il protagonista "Banana
Berger"-Benjamin Damiano); nonché i membri della band, diretti da Frank Van
Wanroooij, capaci di tenere dietro a tutte le bizzarrie e le mescolanze ideate dagli
autori (James Rado, tuttora regista del musical, e Gerome Ragni) che vanno a pescare da
tutta la tradizione musicale doltreoceano (basti citare Nina Simone e linno
nazionale degli U. S. A.)
Più intensa la seconda parte, in cui cè spazio per la comparsa
della morte, dapprima come minaccia insita nelluso degli stupefacenti, e infine come
protagonista nelle vicende della guerra. Trascinante la conclusiva danza della morte
intorno al cadavere del soldato al suono di "Let the sun shine" (Lascia che il
sole splenda), che si articola sui movimenti rituali degli indiani dAmerica e si
chiude con lapparizione di una croce, come a simboleggiare la ricerca di una nuova
spiritualità che si opponga alla massificazione e allomologazione
dellOccidente capitalistico.