Varese -Intervista a Laura Cenname autrice del libro "La mia vita fino a qui"      
"Una persona puo' cambiare"

Ha uno sguardo curioso e un bel sorriso Laura Cenname, autrice de "La mia vita fino a qui". Un libro che testimonia di una vita e un passato difficili. Laura, classe 1963, appartiene a quella generazione investita in pieno dall’eroina e da tutto l’inferno che gli fa da contorno: la tossicodipendenza, il carcere, la strada, la maternità e il distacco dal figlio. Una storia drammatica come quella di tanti ragazzi, segnata dall’ulteriore condanna della sieropositività, che a Laura viene diagnosticata nel 1984. Oggi Laura è rinata, ha riconquistato il piacere di vivere, di alzarsi la mattina, ha un lavoro e un amore nuovo. E, anche se ancora non le sembra vero, ha scritto un libro.
Quando è iniziata la svolta della sua vita?
«Da quando ho saputo di essere in aids conclamato ho deciso di cambiare il mio stile di vita. Innanzitutto la prima svolta è del 1994, quando ho deciso di entrare nella casa alloggio dove mi davano la possibilità di curarmi e anche di poter condividere questa mia condizione con altre persone che erano nelle mie stesse condizioni. Quando mi fu proposta la cosa, devo essere sincera, non fui molto entusiasta, perché tra me e me pensavo che se mi mandavano nella casa alloggio voleva dire cheero proprio all’ultima spiaggia. Dopodiché lì mi sono rivista, ho capito che avevo un’altra opportunità»
A lei piaceva già scrivere?
«No, non mi piace assolutamente scrivere»
Allora perché un libro?
«Succedeva che in questa casa alloggio, a tavola o nei momenti in cui eravamo tutti insieme, ognuno raccontava le proprie vicende. Pur nella drammaticità delle cose che raccontavo, riuscivo a essere ironica e divertente e riuscivo a calamitare l’attenzione degli altri. Allora un giorno un operatore mi chiese perché non scrivessi le storie che raccontavo. Siccome io sapevo di essere negata per la scrittura, ho iniziato a registrarmi mentre raccontavo, di fronte ad un amico che mi faceva le domande e anche da platea».
Sulla copertina è riprodotto un disegno curioso, un po’ naif, lo ha fatto lei?
«Sì. E’ un disegno che ho fatto un anno fa ad uno degli incontri con il gruppo VICINI di CASA. Ero abbastanza svogliata quel giorno e così non volendo partecipare alla discussione ho fatto questo disegno che io ho chiamato Miro’ e ho regalato a Norma, la mia assistente sociale, che lo ha appeso nel suo ufficio, e poi abbiamo deciso di utilizzarlo per la copertina»
Nella sua scelta di scrivere un libro c’è solo la voglia di raccontare le sue vicende o c’è anche altro?
«Penso sia una presunzione pensare che con un libro si possa incidere sulla vita di chi è a rischio o di chi sta vivendo oggi un’esperienza di tossicodipendenza. Le mie sensazioni rispetto a questo libro sono un po’ di ansia e paura perché io l’ho preso un po’ come un gioco, per divertirmi e passare delle ore piacevoli, senza pormi tanti problemi su chi lo leggerà. Però ora mi rendo conto che molta gente mi conosce per la Laura di adesso e non sa niente del mio passato. Forse pensandoci bene questo libro spero serva alle persone cosiddette regolari e normali, a far capire loro che una persona puo’ cambiare. Io mi pongo per quello che sono adesso. Chissà cosa penseranno il padrone di casa, il panettiere, la sciura della tintoria».
Quando ripensa al suo passato come lo rivede?
«Alcune cose vorrei cancellarle, altre invece le riconosco e le accetto come parte di me e forse queste sono le cose più dolorose. Io mi ritengo comunque molto fortunata soprattutto per le persone che ho incontrato dopo».
Il libro lo ha dedicato a suo figlio Cesare (Cecio)
«Mio figlio oggi ha venti anni. Non lo vedo da quando ne aveva nove, quando mi fu tolto per essere dato in adozione. Il libro è anche un modo di parlare indirettamente a lui»

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