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Ore 12.16.54
Giorno
04/06/07
Così vicini, così lontani

Il male della scuola? Sta tutto a sinistra
 
"La tolleranza non è più sufficiente"

Prove di multiculturalità al primo circolo didattico di Varese

Varese - Identità culturale, scuola, solidarietà e coesione sociale. I temi affrontati da padre Antonio Perotti in una serata di altissimo livello organizzata dall'associazione G. Lazzati all'Istituto Salesiano 
"La tolleranza non è più sufficiente"

Peccato, Varese ha perso un'occasione. Quella che si è svolta ieri sera presso l'Istituto Salesiano, è stata molto di più di una lezione sulla società pluriculturale e il ruolo della scuola all'interno di questo contesto. Ad ascoltare Antonio Perotti, padre scalabrino, direttore del Centro parigino di informazione e studi sulle Migrazioni Internazionali c’erano poche persone. 

Perotti ha ridato fiducia e speranza. Lo ha fatto con la determinazione dello scienziato, a tratti dura, precisa, difficilmente contestabile sul piano logico e con la ferma dolcezza del cristiano, dell'uomo di fede. Una lezione alta nei contenuti, nello spessore, anche nella critica agli atteggiamenti troppo spesso intransigenti delle autorità ecclesiastiche con le culture diverse.
Una lezione sull’identità culturale, sull’ascolto dell’altro, sul significato di convivialità o, per usare una bella espressione del relatore, sul significato di eucaristia laica. (nella foto sopra padre Antonio Perotti)

La tolleranza, parola che spesso usiamo come traguardo conquistato nella gara della civilizzazione, non è più sufficiente, perché non integra ciò che è simbolo e cio’ che è culturale, ovvero le dimensioni dell’uomo. C’è un concetto chiave su cui Perotti insiste: il diritto alla propria identità culturale, il primo dei diritti culturali. «Bisogna affermare il diritto all'identità culturale tenendo presente la tendenza all’universalità e il rapporto dialettico che si instaura con essa. Una scuola intesa come spazio dell’universalità è una falsa concezione. La scuola viceversa per poter costruire la persona deve saper accettare le particolarità». E a proposito di identità culturale Perotti sfata una verità, che nella nostra provincia e nel Nord viene barattata come richiesta di difesa della cultura locale: per difendere e affermare l'identità culturale e la coesione sociale che ne scaturisce non c'è bisogno di negare la solidarietà .

Riprende il filosofo Levinas, quando afferma che l’uomo non è una pianta e l’umanità non è una foresta, bensì un processo . «La nostra identità culturale non è ontologica, non è scritta nel nostro dna,  non è scritta nei nostri geni, ma è costruita con il rapporto e la relazione». La cultura, secondo Perotti, è dunque porosa, permeabile per definizione. Non ne esistono di assolutamente aperte, perché sarebbe antropologicamente pericoloso. Negare queste qualità è un errore, perché l''identità culturale non è un dato fossilizzato, ma  un processo interattivo di assimilazione e di differenziazione in rapporto con l'altro.

Quale deve essere il ruolo della scuola, dunque. La scuola, nella concezione di Perotti, non deve essere addomesticatrice, ma deve concentrarsi sulla costruzione della democrazia culturale, perché quella politica e quella sociale sono già state costruite e, soprattutto, deve sapere come si costruisce una persona. Gli insegnanti devono indicare la via, provocando anche incidenti critici e choc culturali.

«La verità c'è anche nell'altro e abbiamo il dovere di ricercarla. Non c'è nessun documento pontificio che afferma che noi abbiamo tutta la verità. Io credo nell'uomo e poco ai sistemi, perché questi non hanno capacità di dialogare, perché rigidi, mentre gli uomini hanno capacità di fare sintesi».

Prossimo incontro lunedì 11 dicembre ore 21.00 "Quale scuola per il nostro futuro: la riforma dei cicli di insegnamento" relatore : prof Giorgio Bocca docente di Pedagogia, Università Cattolica di Milano

Michele Mancino

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