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Ore 12.16.58
Giorno
04/06/07
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Varese -  La Corte D'Assise infligge la massima pena a Elia Del Grande. Apre un giallo sull'eredità ritenendolo indegno. Trent'anni di reclusione al Cavalleri

Tre ergastoli a Elia Del Grande


Cala il sipario sul primo atto della vicenda giudiziaria della Strage dei fornai. Elia Del Grande è colpevole. Colpevole di tutti e tre le morti e quindi la Corte lo ha condannato a tre ergastoli.
Di quel giovane, magro, spavaldo, aggressivo e indisponente è rimasto solo il ricordo. Oggi Elia è rinchiuso a Pavia e sottoposto a un trattamento farmacologico pesante. È ingrassato e dopo la morte della nonna Giuditta è anche solo. Del resto è lui stesso il massimo responsabile di questa fine. Quella notte dell'Epifania la pagherà cara e oggi la Corte d'Assise di Varese gli ha concesso davvero poco. Lo ha ritenuto colpevole. La sua seminfermità di cui si è fatto cenno nella sentenza è da considerarsi meno rilevante rispetto a tutte le altri aggravanti. Pertanto la condanna è piena e totale. 
La Corte non si è fermata a questo. Per un anno Elia sarà sottoposto a un regime di isolamento. Interdetto da tutti i pubblici uffici è stato anche ritenuto indegno a succedere nell'eredità dei beni di famiglia.
Un successo della pubblica accusa su tutto il fronte e una smentita di tutte le tesi della difesa. La perizia di Andreoli ha pesato non poco nella sentenza che comunque lascia intravedere diversi aspetti su cui nei prossimi giorni occorrerà riflettere. 
Pronta la reazione della difesa che ricorrerà in appello e che ritiene che sono diversi gli aspetti da analizzare con calma.

Pesante condanna per Cavalleri Piero. La Corte ha accettato la tesi del Pm e lo ha condannato a 30 anni e 8 mesi di reclusione.

La tesi del branco si è invece dissolta come neve al sole. La Corte ha inflitto una condanna di 1 anno a Milan Roberto, cinque mesi alla consorte Di Maria Anna,  nove mesi a Di Bella Benedetto. Per tutti la pena è sospesa.

Assolti con formula piena Braiucca Mattias, Galletto Ivan, Sanna Mirko e Bruschera Cristian.

Nell'aula bunker del Tribunale piena di avvocati e giornalisti,  il silenzio è rotto solo dal pianto della mamma di un imputato minore. Il clamore della sentenza ora si sposta verso quelle località dove qualcuno ancora ricorda quella famiglia che ora non esiste più.

Marco Giovannelli

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