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Ore 12.17.37
Giorno
04/06/07
Novembre tra esami e concerti per far conoscere il tumore alla prostata 
Varese - Si chiude con un convegno a Ville Ponti che presenterà i primi dati dei questionari consegnati ai cittadini,  ma anche con una lettera dei medici di famiglia che "mette in guardia" i propri pazienti l'attività di sensibilizzazione sul male
Cancro alla prostata: dubbi e perplessità

Si concluderà domani, sabato 2 dicembre, il mese di pubblica attenzione sul cancro alla prostata: un mese organizzato da ospedale di Circolo, università dell'Insubria e associazione "Renato Uccella" e segnato da convegni, momenti di sensibilizzazione e spettacoli come il concerto di Angelo Branduardi o la Fedra con Mariangela Melato.

La chiusura sarà sancita da un convegno presso la sala Andrea delle ville Ponti: l'incontro, che comincerà alle 10, prevede la partecipazione del vicesindaco di Varese Anna Maria Bottelli, dell'assessore alla cultura Giuseppe Armocida, del rettore dell'università dell'Insubria e chirurgo Renzo Dionigi, del primario di urologia dell'ospedale di Circolo Aldo Bono,  e sarà l'occasione per presentare i primi risultati dei "questionari di autovalutazione", che sono stati  inviati, nel territorio provinciale, a 40.000 uomini di età superiore ai 50 anni per identificare le persone che potessero essere affette da malattie della prostata.

Un questionario che ha però creato perplessità tra i medici di base. L'associazione varesina dei medici di famiglia ha infatti reagito al mese di sensibilizzazione, e al questionario più volte definito "screening mirato", con due iniziative: la prima è una lettera ai pazienti che spiega come, secondo loro, non sia così efficace una attività di screening (al contrario del caso di altri tumori come quello del collo uterino, della mammella e dell'intestino)  nè sempre opportuna la soluzione chirurgica, che ha effetti collaterali anche seri. La seconda è una lettera al loro "datore di lavoro", il direttore del'asl Giorgio Benedettini, riguardo l'opportunità di queste iniziative e l'atteggiamento che devono tenere i medici in casi come questo.

Stefania Radman

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