| "In medio stat virtus" È
diplomatico il commento di Gianfranco Fabi, vicedirettore del Sole 24 Ore, varesino che,
fino a cinque anni fa, viveva nella città giardino con la famiglia.
La posizione di metà classifica non lo sorprende più di tanto: "Varese è una
città matura, soprattutto dal punto di vista industriale. Ciò vuol dire che sta
attraversando una fase di transizione. Le mancano le risorse fresche per affrontare le
nuove sfide."
Secondo Fabi, la classifica, per come è
stratturata, non privilegia le realtà tranquille, anche se poi ammette che l'indicatore
sulla sicurezza non può non far storcere il naso, dati i riscontri negativi sulla
criminalità, soprattutto micro, ma non solo. "Si dovrebbe pensare a come renderla
più sicura" considera Fabi ripensando ad un caso personale che gli è capitato.
Quello che più penalizza Varese, secondo
Fabi, è comunque la dipendenza dalla vicina Milano e dalla Svizzera:" Dal punto di
vista culturale, la città si appoggia alla vita milanese: non esiste un teatro, i cinema
sono pochi. La gente, ormai, è abituata a spostarsi. Manca una tradizione, come a Parma o
Reggio Emilia, manca una precisa identità, forse anche a causa della vicinanza con la
Svizzera."
Varese, un tempo era definita la città
giardino, dove si veniva in villeggiatura, per l'aria pura, per la tranquillità della sua
vita, per i silenzi dei suoi boschi. L'eden è, dunque, scomparso?
"La città ideale è quella dove si sta bene, perchè si hanno gli amici, gli
interessi, perchè ci si sente in pace." commenta Fabi.
Per Varese dunque, una speranza, quella che
i suoi cittadini la amino, nonostante tutto....
|