| Riceviamo e pubblichiamo
Al Presidente della Repubblica
Dott. Carlo Azeglio Ciampi
Signor Presidente,
proprio perché conosciamo, ed apprezziamo, l'equilibrio e
la saggezza con cui regge l'alto incarico affidatoLe, hanno ancor più destato in noi
sorpresa e disappunto alcune considerazioni che Ella ha svolto nei giorni scorsi e di cui
la stampa ha riferito venerdì 8 dicembre.
Ci riferiamo alle preoccupazioni che Ella dice di aver
nutrito per i rischi che l'Italia avrebbe potuto correre relativamente al suo assetto
costituzionale: continuare ad essere fascista o diventare comunista.
Se la prima preoccupazione appare fondata - tutti sappiamo
infatti quanti sacrifici è costata agli uomini e alle forze democratiche la liberazione
del nostro Paese da una dittatura feroce che aveva soppresso ogni libertà e aveva portato
l'Italia nel baratro di una guerra mondiale d'aggressione e dominio -, la seconda appare a
noi lontana da ogni verosimiglianza, priva di qualsivoglia documentazione.
I comunisti italiani non hanno mai pensato al partito unico
né hanno mai teorizzato, nemmeno ipotizzato, che un credo ideologico potesse essere messo
a fondamento dello Stato; hanno anzi strenuamente combattuto tutte le tentazioni,
improntate allo scopo, affiorate anche in questo cinquantennio repubblicano.
I comunisti italiani sono stati, sono legati alle loro
concezioni, al loro orientamento ideale e culturale - d'altra parte un partito senza
un'idea, senza un pensiero, non può esistere - ma hanno sempre operato per l'affermazione
della laicità dello Stato, per l'inveramento di una democrazia fondata sul regime
parlamentare e sul pluralismo dei partiti.
Con queste convinzioni essi si sono accostati, vinto il
fascismo e fondata la Repubblica, all'importante compito di scrivere la Costituzione, di
cui Togliatti è stato coautore di prima grandezza.
Ossequi
Varese 12 dicembre 2000
Maria Pellegatta
e altri iscritti al Partito dei Comunisti Italiani.
|