Inutile lamentarsi, parlare di recessione, invocare il peggioramento delle
condizioni nella vita moderna: Varese per tenore di vita è al 17esimo posto, con un
punteggio molto alto nell'indagine del Sole 24 Ore e in compagnia delle più ricche città
del Nord.A Varese, dunque, ci sono i "dané": la ricchezza prodotta è
decisamente superiore alla media nazionale, pensioni e stipendi sono più alti che nel
resto d'Italia, si spende di più e si contraggono mediamente più assicurazioni sulla
vita. In un solo dato relativo al tenore di vita siamo abbastanza indietro nella
classifica: sul costo delle abitazioni, più alto qui che nel resto d'Italia e che perciò
ci relega in fondo alla classifica dei più convenienti, al settantaseiesimo posto. Un
dato però non del tutto rispondente alla verità secondo Gianni Riefolo, agente
immobiliare varesino. «Il prezzo al metro quadro di un appartamento semicentrale in
città- sostiene Riefolo - è più basso di quello che si vuole far credere, e che risulta
dall'indagine (che è di 2milioni 650mila lire, n.d.r.). Ci sono precise
motivazioni a questi prezzi bassi: a Varese mancano le infrastrutture. Se la città fosse
collegata a Milano direttamente ci si arriverebbe in 20 minuti, e allora i prezzi
salirebbero»
Se il costo delle abitazioni è il nostro tallone d'Achille, il nostro fiore
all'occhiello sono invece le pensioni: Varese è al 5° posto assoluto nella classifica
delle pensioni più alte. Non è roba da nababbi, a dire il vero, perché la media è
infatti di 1milione e 260mila lire circa al mese, ma certamente un dato importante, che fa
balzare la nostra provincia tra le prime in Italia.
«Varese risulta tra le province in cui ci sono le pesioni più "ricche"
principalmente perchè ha un numero di pensionati di anzianità più alto rispetto al
resto d'Italia» spiega Mario Gugliotta, responsabile relazioni esterne della filiale
Inps di Varese. «Nella pensione di anzianità gli elementi che entrano nel calcolo
della pensione sono la retribuzione e il numero di anni effettivamente lavorati: poichè
questa è una provincia dove il lavoro si è sempre trovato, il numero e l'importo delle
pensioni di anzianità aumenta. Nei prossimi anni però prevediamo che il divario non sia
più così netto, anche a causa della riforma delle pensioni».
I varesini sono ben piazzati anche per stipendi e assicurazioni sulla vita, dove
risultiamo al 23esimo e al 20esimo posto: con 37,573 milioni annui di media, lo stipendio
dei lavoratori dipendenti varesini si piazza nella parte alta della classifica in un
gruppo di città principalmente del centro nord, tra cui spicca la ricchissima
Siena, che ha una media di più di 50 milioni all'anno di stipendio pro capite. «Questo
dato non specifica quante ore deve lavorare il dipendente per guadagnare questi soldi: se
ne fa più di 40 settimanali è ovvio che la media si alzi - commenta Marco Molteni
segretario della UIL Varesina -. Se invece questo parametro riguardasse delle condizioni
"normali" allora è un dato che colpisce. Perchè il polo di attrazione per i
giovani e le fasce medio alte è a Milano, mentre per i lavori meno impegnativi
l'obiettivo è la Svizzera con i suoi salari più alti. Così avrei pensato che la
provincia non andava più in là della media nazionale quanto a stipendi, e per questo
fosse poco appetita».
La media di importi delle assicurazioni sulla vita a Varese è di 200mila lire
superiore alla media nazionale (1milione e 30mila lire contro le circa 800mila):
«L'aumento di richiesta delle polizze vita è una tendenza nazionale degli ultimi anni»
spiega Giovanni Mariani, agente delle generali di Malnate, «anche se bisogna ammettere
che questa era una necessità già sentita fin da molti anni fa, perchè questa è una
realtà con molte piccole e medie imprese, dove settori specifici come quello degli
artigiani e dei commercianti erano già sensibili da tempo ad una propria forma di
previdenza integrativa. Inoltre, l'idea che si fa strada ora dei "tre pilastri"
della previdenza è un argomento spesso sconosciuto ai più in sede nazionale, ma invece
noto nelle nostre zone grazie all'esperienza dei frontalieri e della previdenza svizzera
che funziona in questo modo»
Sulla ricchezza prodotta, 42 milioni all'anno circa in ammontare pro capite del valore
aggiunto al costo dei fattori a prezzi correnti, si esprime infine Rinaldo Corti,
amministratore delegato della Elmec, grande società varesina legata alla high tecnology.
«Per stare bene, mi sembra abbastanza evidente che si stia bene, a Varese. Forse anche
perchè il livello qualitativo del lavoro che cerchiamo è alto e quindi ben pagato,
legato soprattutto alle consulenze. Ma è la stessa logica del mercato, sempre più
orientato verso il terziario, che lo impone. Questo dato è innanzitutto un sintomo di
vivacità imprenditoriale».
Frizzante è anche il dato della "vivacità consumistica" dei varesini, che
spendono 26 milioni e mezzo all'anno di media per consumi contro una media nazionale di
due milioni in meno. Complici i soldi che hanno in tasca, ma anche, sicuramente, dei
prezzi più alti che nel resto d'Italia. Per chi scuote la testa, vale la pena consolarsi
con un altro dato: stanno messi peggio di noi i "cugini" del Verbano Cusio
Ossola, che sono i primi in questa antipaticissima classifica, con quasi 38 milioni di
spesa all'anno.