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Ore 12.23.10
Giorno
04/06/07
 

 

Carnago - Nella prossima seduta del consiglio provinciale manca il punto all'ordine del giorno relativo alla questione della localizzazione dell'impianto d'incenerimento dei rifiuti. I comitati spontanei esultano. Domenica ancora una manifestazione a Lozza. 
La Provincia congela la decisione sull'inceneritore 

La Provincia ha congelato la questione della localizzazione dell'inceneritore a Caronno Corbellaro. Non figura, infatti, all'ordine del giorno della prossima seduta del consiglio provinciale, nessun punto in proposito, anche se ne era 
prevista l'approvazione entro la fine di dicembre. Il fatto, reso noto da Mario Cereda, dei comitati spontanei contro l'inceneritore, l'altra sera a Carnago, durante la tredicesima assemblea per sensibilizzare la popolazione sul problema, è stato letto come il primo importante risultato da quando è stata mobilitata l'opinione pubblica 
per opporsi alla realizzazione del termodistruttore. Questo è il primo segnale che 
arriva dalla Provincia, finora sorda ad ogni confronto. "E' forse un ripensamento?", augura Cereda. Intanto i comitati spontanei ed il coordinamento varesino per la gestione dei rifiuti non abbandonano la battaglia e continuano ad informare la gente delle nocive conseguenze che potrebbero derivare dall'attività del forno per i rifiuti. 
Nella sala consiliare di Carnago, l'altra sera è intervenuto un esperto in materia, il tossicologo del CCR di Ispra, Enrico Sabbioni. Con l'ausilio di lucidi ha presentato il problema dal punto di vista scientifico. Innanzitutto, ha premesso, "le emissioni del camino non hanno confini, cadono al suolo ed intaccano l'ecosistema. Dall'impianto 
vengono rilasciati micro e macro inquinanti, sostanze che provocano la formazione di 
piogge acide e contribuiscono all'effetto serra." Gravissimi poi i danni alla salute, causati da una serie di metalli, idrocarburi, diossine, che insieme ai fumi ed in forma di ceneri si mescolano nell'aria per poi arrivare agli esseri viventi. "Gli effetti 
possono manifestarsi a distanza di anni, un'intossicazione a lungo termine è molto 
subdola", ha avvertito il tossicologo. Poiché dall'impianto verrebbero rilasciati parecchi metalli dannosi, come il nichel, il cadmio, il mercurio, le popolazioni verrebbero esposte al rischio di malattie gravi a danno di molti organi del corpo. E 
non è vero che la moderna tecnologia non fa uscire nulla di dannoso dall'inceneritore, 
"qualcosa esce", ne è certo Sabbioni. Allora, perché rischiare? E' proprio necessario 
il termodistruttore per lo smaltimento dei rifiuti? A parere di Fulvio Fagiani, del coordinamento varesino per la gestione dei rifiuti, non occorre proprio costruire l'impianto, basta potenziare la raccolta differenziata che già in provincia di Varese si attesta ad un buon 39 per cento. Tale percentuale si potrebbe benissimo aumentare, e 
nel giro di pochi anni, con la raccolta degli umidi. Esiste già un impianto di 
compostaggio a Gemonio, ed altri due sono in costruzione a Cassano Magnago ed a 
Ferrera. Una servizio porta a porta per la raccolta degli scarti organici, a suo parere 
porterebbe ad un recupero del 70 per cento dei rifiuti prodotti. Senza contare che con 
gli umidi si produce compost, un concime naturale che oggi viene importato dalla 
Germania. I 200/300 miliardi per la costruzione dell'inceneritore, si potrebbero 
dirottare al potenziamento della raccolta differenziata. Oltretutto per recuperare tale 
cifra, un forno del genere deve funzionare per almeno venti anni ed a pieno ritmo, 
così si rischierebbe di importare rifiuti da altre province, come succede a Brescia. Il 
sistema è dunque costoso ed il danno ambientale ancora di più. "Chi vuole 
l'inceneritore segue una logica economica e non si preoccupa della salute della 
popolazione", ha affermato don Maurizio Canti, parroco di Gornate Superiore, che ha 
affrontato il problema dal punto di vista etico. Peccato che all'assemblea non ci fosse 
nessuno della controparte, per un dibattito pacato e per sentire anche la campana pro-
inceneritore. Intanto gli avversari alla delibera già assunta dalla Commissione 
Ambiente, con i soli voti della maggioranza leghista, e che aspetta di essere portata in 
consiglio provinciale, continuano le loro manifestazioni di protesta e mobilitazione 
della gente. Il prossimo appuntamento e per domenica 17 dicembre, alle ore 10, nella 
zona industriale di Lozza.

Giuseppe Morreale

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