| La Provincia ha congelato la questione della localizzazione
dell'inceneritore a Caronno Corbellaro. Non figura, infatti, all'ordine del giorno della
prossima seduta del consiglio provinciale, nessun punto in proposito, anche se ne
era
prevista l'approvazione entro la fine di dicembre. Il fatto, reso noto da Mario Cereda,
dei comitati spontanei contro l'inceneritore, l'altra sera a Carnago, durante la
tredicesima assemblea per sensibilizzare la popolazione sul problema, è stato letto come
il primo importante risultato da quando è stata mobilitata l'opinione pubblica
per opporsi alla realizzazione del termodistruttore. Questo è il primo segnale che
arriva dalla Provincia, finora sorda ad ogni confronto. "E' forse un
ripensamento?", augura Cereda. Intanto i comitati spontanei ed il coordinamento
varesino per la gestione dei rifiuti non abbandonano la battaglia e continuano ad
informare la gente delle nocive conseguenze che potrebbero derivare dall'attività del
forno per i rifiuti.
Nella sala consiliare di Carnago, l'altra sera è intervenuto un esperto in materia, il
tossicologo del CCR di Ispra, Enrico Sabbioni. Con l'ausilio di lucidi ha presentato il
problema dal punto di vista scientifico. Innanzitutto, ha premesso, "le emissioni del
camino non hanno confini, cadono al suolo ed intaccano l'ecosistema. Dall'impianto
vengono rilasciati micro e macro inquinanti, sostanze che provocano la formazione di
piogge acide e contribuiscono all'effetto serra." Gravissimi poi i danni alla salute,
causati da una serie di metalli, idrocarburi, diossine, che insieme ai fumi ed in forma di
ceneri si mescolano nell'aria per poi arrivare agli esseri viventi. "Gli
effetti
possono manifestarsi a distanza di anni, un'intossicazione a lungo termine è molto
subdola", ha avvertito il tossicologo. Poiché dall'impianto verrebbero rilasciati
parecchi metalli dannosi, come il nichel, il cadmio, il mercurio, le popolazioni
verrebbero esposte al rischio di malattie gravi a danno di molti organi del corpo. E
non è vero che la moderna tecnologia non fa uscire nulla di dannoso
dall'inceneritore,
"qualcosa esce", ne è certo Sabbioni. Allora, perché rischiare? E' proprio
necessario
il termodistruttore per lo smaltimento dei rifiuti? A parere di Fulvio Fagiani, del
coordinamento varesino per la gestione dei rifiuti, non occorre proprio costruire
l'impianto, basta potenziare la raccolta differenziata che già in provincia di Varese si
attesta ad un buon 39 per cento. Tale percentuale si potrebbe benissimo aumentare, e
nel giro di pochi anni, con la raccolta degli umidi. Esiste già un impianto di
compostaggio a Gemonio, ed altri due sono in costruzione a Cassano Magnago ed a
Ferrera. Una servizio porta a porta per la raccolta degli scarti organici, a suo
parere
porterebbe ad un recupero del 70 per cento dei rifiuti prodotti. Senza contare che
con
gli umidi si produce compost, un concime naturale che oggi viene importato dalla
Germania. I 200/300 miliardi per la costruzione dell'inceneritore, si potrebbero
dirottare al potenziamento della raccolta differenziata. Oltretutto per recuperare
tale
cifra, un forno del genere deve funzionare per almeno venti anni ed a pieno ritmo,
così si rischierebbe di importare rifiuti da altre province, come succede a Brescia.
Il
sistema è dunque costoso ed il danno ambientale ancora di più. "Chi vuole
l'inceneritore segue una logica economica e non si preoccupa della salute della
popolazione", ha affermato don Maurizio Canti, parroco di Gornate Superiore, che
ha
affrontato il problema dal punto di vista etico. Peccato che all'assemblea non ci
fosse
nessuno della controparte, per un dibattito pacato e per sentire anche la campana pro-
inceneritore. Intanto gli avversari alla delibera già assunta dalla Commissione
Ambiente, con i soli voti della maggioranza leghista, e che aspetta di essere portata
in
consiglio provinciale, continuano le loro manifestazioni di protesta e mobilitazione
della gente. Il prossimo appuntamento e per domenica 17 dicembre, alle ore 10, nella
zona industriale di Lozza.
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