Erano ancora i tempi di "Bobo" Maroni assesore della prima
giunta Fassa quando si iniziò a parlare di trasformazione della municipalizzata
Aspem in società per azioni. L'11 aprile del 1994 ci fu una delibera in tal senso.
Di acqua sotto i ponti ne è passata molta e con questa anche di proposte e riferimenti
legislativi.
Settimana scorsa, dopo un periodo di studio e di cambiamenti di rotta, la Giunta ha
presentato il piano che verrà portato all'attenzione del consiglio comunale l'8 gennaio
prossimo.
In sintesi questo prevede la cessione di un 40% del capitale ad un partner tecnologico che
sviluppi un piano industriale per migliorare e allargare le competenze dell'Aspem. Il
Comune manterrà comunque il 51% delle quote. L'amministrazione ha inoltre deciso di non
ricorrere al mercato azionario per privatizzare l'azienda. La gare avrà una procedura
piuttosto complessa ai fini di rendere più trasparente e concorrenziale l'intera
procedura. Fin qui le scelte dell'amministrazione. Ora iniziano le prime prese di
posizioni delle opposizioni.
In testa a queste il parere fortemente critico di Alberto Paci, capogruppo di
VareseCittà.
"Perché tanta fretta? Siamo chiamati a dover correre con una commissione il 3 e il
consiglio comunale l'8 gennaio. La prima impressione di questo piano è pessima sia da un
punto di vista tecnico che politico. Per il primo lasciano perplessi due questioni. La
procedura della gara è farraginosa e non è vero che questo garantisce trasparenza, anzi.
Politicamente invece rimaniamo del nostro avviso, non serviva alcun socio forte. Andava
fatto un azionariato diffuso che lasciasse ben salda la maggioranza nelle mani del comune.
Che bisogno c'è di altra tecnologia quando l'Aspem è una delle migliori società. Non
servivano nemmeno soldi subito perché è un'azienda florida in utile. La verità è che
si vuole far cassa subito, e da qui si capisce anche la fretta, solo per tessere le lodi
della Giunta Fumagalli. Una mera opera elettorale quando invece si potevano prevedere cose
più importanti".
Molto perplesso anche il giudizio di Sandro
Azzali dei Ds. "La proposta va approfondita. La cosa che mette più dubbi è questa
eccessiva fretta che hanno. L'altro aspetto inquietante è l'eccessiva discrezionalità
nello scegliere i primi soggetti idonei alla gara. Si aggiunga a queste l'enorme
difficoltà nel valutare i piani industriali e alora si capirà perché non siamo convinti
di quanto si va a discutere. C'è troppo poco tempo. Ci vuole maggiore pazienza e la
volontà di discutere con la città, con le associazioni sindacali e di categoria.
Occorre dare tempo per discutere più approfonditamente. L'altra cosa che non convince è
che sono poche le esperienze di municipalizzate privatizzate con questo sistema. Il
rischio è quello che il socio, seppur con il 40% diventi il vero gestore di servizi tanto
delicati per la collettività. Da ultimo stupisce che non sia stato previsto niente per
gli enti territoriali. Questa fretta che la Giunta riconduce a ragioni di bilancio
convince ancora meno. Si potebbre scegliere altre strade tanto si fa sempre in tempo a
fare variazioni".
|