| Riceviamo e pubblichiamo
Nella giornata di domenica 10 dicembre,
sulle orme del "Saltriosauro" abbiamo deciso di trascorrere un piacevole
pomeriggio tra "ametiste", fossili, "homo sapiens", ricostruzione di
ambienti delle specie più disparate e quantaltro, se non ché;
allingresso (gratuito) del museo ci si pone davanti un ostacolo insuperabile:
per raggiungere il primo dei tre piani del Museo Civico di Storia Naturale sito in Corso
Venezia a Milano ci sono una quindicina di "banali gradini", banali per chi non
è portatore di handicap, ma, insormontabili per chi come Marco è da trentanni
inchiodato su una "sedia a rotelle".
A questo punto ci siamo rivolti al
personale del museo, e un addetto ci ha gentilmente aiutato a far salire la carrozzina su
per le scale. Dallamichevole discussione che ne è nata é emerso che già altri
disabili hanno dovuto fare marcia indietro di fronte a questa sfacciata barriera
architettonica.
La definizione sintetica di barriera
architettonica la dà il D.M. 236/89, art. 2. che recita: "gli ostacoli fisici
che limitano e impediscano la mobilità dei cittadini, (quindi non solo dei disabili),
principalmente e, ovviamente, tutti coloro che hanno capacità motorie ridotte o nulle;
gli ostacoli che impediscono l'utilizzo di attrezzature e servizi, (impianti sportivi,
teatri, scuole, musei, ascensori, bagni, ecc.)".
Tutto ciò suona come una vera e propria
offesa al comune "senso civico", oltre che una grave e inaccettabile
inadempienza in barba al decreto ministeriale e a tutte le normative vigenti che vincolano
la questione "barriere architettoniche".
Saremmo quindi grati al direttore del museo
dott. Luigi Cagnolaro se ci ragguagliasse su come mai lente da lui presieduto giace
in uno stato di desolante abbandono (su alcuni minerali esposti manca anche il nome, al
chiosco il pagamento di libri e gadgets, alcuni anche costosi, si effettua solo in
contanti, alla sezione Saltriosauro, da poco venuta alla ribalta della cronaca, staziona
un desolante relitto ad alto contenuto tecnologico, si presume un video, a proposito: che
fine ha fatto?; al piano superiore alcune vetrine ricostruenti lhabitat delle
diverse specie che popolano il nostro pianeta sono spente: possibile che con tutto il
personale posto al controllo non ve ne sia uno che se ne sia accorto!?).
Caro direttore la domanda sorge spontanea:
ma lei non ci va mai a spasso per le sale del museo? Ha mai verificato lo stato di degrado
dei bagni che, presumibilmente costruiti di recente, sono posti in una sorta di
scantinato, da dove trasale un inequivocabile odore di urina, e le porte non hanno nemmeno
lindicazione "signori/e"?
Secondo lei, caro direttore, una volta che
un disabile è fortunosamente riuscito a raggiungere il piano terra non ha diritto, dopo
oltre tre ore di permanenza nel museo di poter espletare, come tutti, una funzione
fisiologica primaria?
A volte, di fronte a situazioni così
umilianti viene quasi la voglia di mandarci qualcuno a "espletare" suddette
funzioni.
Con cordiale indignazione.
Marco De Marco, Dilengite
Michele
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