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Ore 12.24.24
Giorno
04/06/07
 

 

Società - Si parla ormai da tempo di abbattimento delle barriere architettoniche come un fatto di civiltà acquisita. Ma non è sempre così. Questa l'avventura capitata a un varesino portatore di handicap che si è spinto a Milano sulle orme del Saltriosauro

Al Museo non si paga! ma ai portatori di handicap l’ingresso "è vietato"


Riceviamo e pubblichiamo

Nella giornata di domenica 10 dicembre, sulle orme del "Saltriosauro" abbiamo deciso di trascorrere un piacevole pomeriggio tra "ametiste", fossili, "homo sapiens", ricostruzione di ambienti delle specie più disparate e quant’altro, se non ché; …all’ingresso (gratuito) del museo ci si pone davanti un ostacolo insuperabile: per raggiungere il primo dei tre piani del Museo Civico di Storia Naturale sito in Corso Venezia a Milano ci sono una quindicina di "banali gradini", banali per chi non è portatore di handicap, ma, insormontabili per chi come Marco è da trent’anni inchiodato su una "sedia a rotelle".

A questo punto ci siamo rivolti al personale del museo, e un addetto ci ha gentilmente aiutato a far salire la carrozzina su per le scale. Dall’amichevole discussione che ne è nata é emerso che già altri disabili hanno dovuto fare marcia indietro di fronte a questa sfacciata barriera architettonica.

La definizione sintetica di barriera architettonica la dà il D.M. 236/89, art. 2. che recita: "gli ostacoli fisici che limitano e impediscano la mobilità dei cittadini, (quindi non solo dei disabili), principalmente e, ovviamente, tutti coloro che hanno capacità motorie ridotte o nulle; gli ostacoli che impediscono l'utilizzo di attrezzature e servizi, (impianti sportivi, teatri, scuole, musei, ascensori, bagni, ecc.)".

Tutto ciò suona come una vera e propria offesa al comune "senso civico", oltre che una grave e inaccettabile inadempienza in barba al decreto ministeriale e a tutte le normative vigenti che vincolano la questione "barriere architettoniche".

Saremmo quindi grati al direttore del museo dott. Luigi Cagnolaro se ci ragguagliasse su come mai l’ente da lui presieduto giace in uno stato di desolante abbandono (su alcuni minerali esposti manca anche il nome, al chiosco il pagamento di libri e gadgets, alcuni anche costosi, si effettua solo in contanti, alla sezione Saltriosauro, da poco venuta alla ribalta della cronaca, staziona un desolante relitto ad alto contenuto tecnologico, si presume un video, a proposito: che fine ha fatto?; al piano superiore alcune vetrine ricostruenti l’habitat delle diverse specie che popolano il nostro pianeta sono spente: possibile che con tutto il personale posto al controllo non ve ne sia uno che se ne sia accorto!?).

Caro direttore la domanda sorge spontanea: ma lei non ci va mai a spasso per le sale del museo? Ha mai verificato lo stato di degrado dei bagni che, presumibilmente costruiti di recente, sono posti in una sorta di scantinato, da dove trasale un inequivocabile odore di urina, e le porte non hanno nemmeno l’indicazione "signori/e"?

Secondo lei, caro direttore, una volta che un disabile è fortunosamente riuscito a raggiungere il piano terra non ha diritto, dopo oltre tre ore di permanenza nel museo di poter espletare, come tutti, una funzione fisiologica primaria?

A volte, di fronte a situazioni così umilianti viene quasi la voglia di mandarci qualcuno a "espletare" suddette funzioni.

Con cordiale indignazione.

Marco De Marco, Dilengite Michele

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