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Ore 12.24.49
Giorno
04/06/07
Porte chiuse per Bobo Craxi
Varese – Una trentina di ex socialisti radunati attorno al figlio di Bettino
Craxi davanti alla sala negata: "È stato un atto da fascisti"

«Dov’è che non parliamo, stasera?» 
La mette sul sarcasmo, Bobo Craxi, appena giunto davanti alla sede della cooperativa di Biumo Inferiore, divenuta off limits per i socialisti quando si è saputo che a parlarvi sarebbe arrivato il figlio di Bettino. Sono le otto e mezzo della sera che avrebbe dovuto segnare la rinascita del Psi di Varese; verrà ricordata come la sera dello "sgarbo" della sala negata; la porta è sbarrata, in via de Cristoforis, dall’interno si scorge una luce: il consiglio d’amministrazione della cooperativa è in riunione. Intanto sono una trentina i reduci del Garofano radunatisi al freddo davanti alla cooperativa; qualcuno propone azioni di disturbo. «Bè, mica vorremo metterci a picchiare sui vetri» dice Craxi con l’aria di chi non vuole farsi umiliare più di tanto. Detto e fatto, l’intero gruppo si trasferisce nella sede della Uil, dove la riunione ha luogo. «Negare la sede dell’Anpi al nipote di un partigiano è un atto fascista» commenta Bobo Craxi incamminandosi verso la nuova destinazione. «Ma ci sono abituato - aggiunge – tempo fa un comune mi ha impedito di parlare in una sala dove pochi giorni prima era stato invitato Renato Curcio». «Roba da comunisti – così Lorenzo Varani, ex segretario del psi cittadino negli anni ’80 tenta di scaldarsi dal gelo – lo sapevano da mercoledì che ci sarebbe stato Craxi eppure ci hanno avvertito solo domenica sera. L’hanno fatto apposta per mandare a monte la riunione, ma è una intimidazione alla quale non ci pieghiamo». Scusi, Varani, ma voi l’avevate specificata o no, la presenza di Craxi? «Beh, no. Ma del resto anche noi ne abbiamo avuta la conferma solo pochi giorni fa». Intanto dall’interno del "fortino" di via De Cristoforis, i componenti della Cooperativa ribadiscono le ragioni del loro no: «Ci avevano chiesto la sala – dice la presidente Paola Pozzi - dicendo che si trattava di una rimpatriata tra vecchi amici del comandante partigiano Claudio Macchi e poi, dai manifesti affissi in centro, ci rendiamo conto che si tratta di un comizio di Bobo Craxi. Eh, no, ci siamo sentiti presi in giro; primo perché non permettiamo che il nome di Claudio Macchi venga strumentalizzato in questo modo, secondo perché non si può dire una cosa e poi farne un’altra». Diciamoci la verità: è solo una questione di galateo o anche il nome di Craxi ha avuto un peso nell’intera vicenda? «Tutte e due le cose – risponde la presidente – la mia è una opinione personale ma condivisa da altri compagni. Non si può concedere spazi a un personaggio e a un partito tanto chiacchierati. Specie quando si hanno a disposizione altre sale. Per noi si è trattata di una vera e propria provocazione».

Claudio Del Frate

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