"Occorre un dibattito sindacale forte, altrimenti
il sindacato rischia l'immobilismo" Non ha dubbi Savino Pezzotta sul futuro economico
nazionale ed internazionale: "Oggi ci sono grandi sfide che non possiamo ignorare.
Dobbiamo cominciare a discuterne, per trovare le nostre soluzioni. Non siano contro la
globalizzazione, ma questa non deve essere un evento solamente economico. Non va
considerata in funziona liberista o statalista. Dobbiamo ricercare una dimensione umana e
solidale pur non interrompendo la modernizzazione."
Per Pezzotta gli anni '90 sono stati dirompenti. Hanno sconvolto ogni assetto e ogni
certezza: in dieci anni sono scomparse le grandi ideologie, è finito il bipolarimso
mondiale, è mutato lo scenario economico. "In quegli anni il sindacato ha avuto un
ruolo centrale con la concertazione. Ma quel periodo è finito. Dobbiamo rendercene conto
e adottare nuove strategie se non vogliamo rimanere schiacciati dall'immobilismo."
Ciò che preoccupa di più Pezzotta è la
mancanza di dibattito con le istituzioni :" Non siamo stati consultati per la
redazione dell'ultima finanziaria. Non si è instaurato il discorso sulle diversità tra
Nord e Sud del paese: una questione enorme che rischia di travolgere il paese. Mentre nel
Settentrione si vive lo stress della crescita, con un aumento delle tensioni e delle
paure, nel Meridione si convive con lo spauracchio della disoccupazione."
Recuperare i valori sociali, ribadire con forza il motto 'un lavoro per ogni uomo': queste
sono le principali esigenze secondo Pezzotta. "Rischiamo di allontanarci dalla nostra
base, di perdere il contatto coi giovani: il mondo economico è mutato, così come si è
modificata la loro formazione. Se non andremo loro incontro rischieremo di non capirli
più."
Una sferzata, quella del segretario generale della Cisl, che ha spaziato dall'economia
alla poltica al sociale. Il mondo dei lavoratori deve ritrovare la propria unità e la
propria determinazione per non soccombere.
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