L'embargo all'Iraq
Da oltre 10 anni l'ONU ha imposto all'Iraq
sanzioni economiche strettissime che hanno ridotto il paese alla fame. In Iraq manca di
tutto: il cibo, le medicine, l'acqua potabile, ma anche quaderni e libri per studiare.
L'embargo ha ucciso più di un milione e mezzo di persone colpevoli solo di essere nate
nella terra del petrolio.
Oil For Food il programma dell'ONU che
permette una vendita controllata di petrolio per acquistare generi di prima necessità -
per ammissione delle stesse agenzie dell'ONU non ha avuto efficacia: per l'embargo
continuano a morire 5.000 bambini al mese.
Numerosi paesi, tra cui Francia, Russia,
Cina, India, Venezuela, Malesia. Indonesia, Lega Araba e molti altri si sono pronunciati
per la revoca delle sanzioni, ma gli USA e la Gran Bretagna, forti del diritto di veto,
impediscono da tempo che ciò avvenga.
In Italia decine di sindaci, centinaia di
associazioni e 30.000 cittadini hanno chiesto che il nostro paese non sia più complice di
questo genocidio.
La stessa Camera dei Deputati, il21 giugno,
ha approvato una risoluzione che impegnava il Governo a dissociarsi ufficialmente,
riaprire l'ambasciata a Baghdad. sbloccare i fondi iracheni congelati in Italia, a
organizxzare un ponte aereo umanitario. Ma nulla di tutto questo è stato fatto.
La rottura dell'embargo
Rompere l'embargo, con azioni concrete, è
la forma di pressione che si sta diffondendo in tutto il mondo per ottenere la fine delle
sanzioni ed è in questo quadro che si inserisce l'importazione di datteri iracheni da
parte di "Un ponte per.."
Prima della Guerra del Golfo l'Iraq, con
oltre 30 milioni di palme coltivate, era il primo produttore mondiale di datteri, che
occupavano il secondo posto, dopo il petrolio, delle sue esportazioni. L'embargo ha
gravemente colpito la coltivazione di datteri e i contadini, sia per la chiusura dei
mercati esteri, sia per la grave mancanza di attrezzature agricole.
I datteri sono stati acquistati
direttamente dai contadini della zona di Abu Al Ghasib, un villaggio a 20 km da Bassora
sulla riva est dello Shatt Al Arab nel sud dell'Iraq e sono stati pagati circa il 10% in
più del prezzo del mercato interno.
Sono stati trattati con un processo di
vaporizzazione e sterilizzazione e inscatolati in Iraq. Prima dell'importazione un
campione è stato analizzato da un laboratorio italiano per accertare la rispondenza alle
norme igieniche europee.
Sono giunti in Italia senza dichiarare la
provenienza effettiva. Di ciò verrà informato il Ministero per il Commercio Estero.
Scopo della sanzione (pecunaria perché la violazione dell'embargo non è un reato, ma un
illecito amministrativo) ricorrendo contro la quale potremo sostenere l'illegittimità
della legge sull'embargo.
I proventi della vendita torneranno nella
zona d'acquisto come sostegno a progetti di solidarietà nell'area di provenienza dei
datteri.
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