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Varese-laghi
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Ore 12.34.51
Giorno
04/06/07
 
L'osservatorio permanente sull'usura della Camera di Commercio di Milano
Gaggiolo - Gli autori degli scambi illeciti scoperti dalla guardia di finanza su denuncia di una vittima
Usurai varesini in manette: lavoravano in sette province del nord

Concedevano prestiti con tassi che andavano dal 52 al 562,5% e i loro affari sono andati bene finchè una delle loro "vittime" non ha deciso di presentarsi al comando della guardia di finanza di Gaggiolo per denunciarli.

Le indagini delle fiamme gialle che hanno portato alla scoperta di una banda di cravattari varesini  sono durate più di due anni, hanno coinvolto ben otto provincie italiane (Genova, Imperia, Milano, Novara, Parma,   Pavia, Piacenza,Varese) e hanno portato alla denuncia a piede libero di C.R., 65 anni, nato a Lonate Pozzolo ma residente in Liguria, di M.F., 55 anni, di Osmate e di una donna, C.G. 66 anni di Cardano al Campo.

Le perquisizioni, avvenute in una azienda d'abbigliamento e nelle case dei sospettati hanno portato a trovare un gran quantitativo di contanti, titoli di credito e anche un'automobile di proprietà di una delle vittime dei "cravattari". Dai documenti sequestrati la guardia di finanza ha potuto risalire anche al fatto che alle vittime, sette accertate quasi tutti piccoli commercianti che operavano nel settore dell'abbigliamento, era stata concessa una somma superiore al miliardo. Ai cravattari era già stata finora restituita una somma pari al triplo del prestato, circa 3 miliardi.

I tre usurai sono stati denunciati alla autorità giudiziaria di Milano per usura, associazione a delinquere, abuso di attività finanziaria, truffa ai danni dello Stato, falsità materiale commessa dal privato, uso di atto falso contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione. Tra i denunciati è finito anche un usurato, C.C. di 48 anni, genovese che è stato denunciato per falsità materiale commessa da privato per aver sottoscritto cambiali falsificando la firma di alcuni suoi parenti.

S.R.

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