Lascia Varese dopo due anni e mezzo di
servizio. Da Roma è arrivata la notizia del suo avvicendamento. Per lui si aprono le
porte della sede di Padova, sua città adottiva, dove ha già lavorato e ha deciso di
comprare casa. Il Prefetto Gianvalerio Lombardi, dunque, sta vivendo gli ultimi giorni
della sua missione varesina. Un'esperienza positiva vissuta in una "città
tranquilla, ricca e laboriosa". - Quale
Varese lascia al suo successore?
Già quando sono arrivato, la città non aveva grossi problemi. Ha una forte vocazione
industriale che la proietta naturalmente in Europa. L'unico importante cambiamento di cui
sono stato testimone è stato il decollo di Malpensa. Lo scalo è diventato un forte
fattore di sviluppo, pur senza dimenticare le importanti ripercussioni ambientali.
- Tanta importanza che, però, lamentano da più parti,
porta beneficio soprattutto alla vicina Milano che sta inglobando questa realtà
I varesini sono schivi e questa, in sè, è una qualità. Purtroppo, però, ciò li porta a procedere
divisi verso la meta. Appropriarsi di Malpensa dipende solo dai varesini, dalla loro
capacità di aggregarsi, superando le divergenze, per centrare l'obiettivo. Davanti ai
problemi e alle questioni complesse, ci vuole gioco di squadra.
- Parliamo di sicurezza. A Varese come si vive?
La sicurezza è una condizione variabile: si deve pensare alla situazione iniziale per
valutare i cambiamenti. In questa città si vive abbastanza liberi e sicuri. È chiaro,
però, che un furto può apparire grave, proprio perchè è un fatto insolito.
Statisticamente, il numero di furti è in diminuzione. Sono però differenti i modi di
rubare, per cui se un tempo il ladro si introduceva nell'abitazione vuota e la svaligiava,
oggi entra affrontando le persone, minacciandole con armi di varia natura. E ciò fa
impressione.
Per il nostro territorio occorrerebbero alcune forze in più, soprattutto per fare
prevenzione. Non dimentichiamoci, comunque, che il nostro sistema prevede anche una fase
giudiziale. Il nostro lavoro viene a volta vanificato dal magistrato. Ma anche qui, si
tratta di applicare un ordinamento. Ci sono delle leggi che vanno rispettate e fatte
rispettare. La legge è uguale per tutti. Guardiamo al caso dell'investitore albanese che
ha ucciso il bimbo a Roma. C'è stata un'insurrezione popolare contro questa persona che
poteva scorazzare liberamente in macchina nonostante avesse ucciso un bimbo. Ma quanti si
indignano se uno di noi alla guida di una vettura travolge un pedone e dopo qualche mese
di sospensione della patente ritorna al volante?
È indubbio, in ogni caso, che l'immigrazione clandestina crea
allarmismo. E la ragione sta nel fatto che noi non sappiamo che tipo di gente entra nel
nostro paese, se sono persone oneste o criminali navigati. Per questo si deve vigilare con
estrema attenzione.
- Parliamo di federalismo. Si è mai sentito in
imbarazzo in una città dichiaratamente federalista?
Assolutamente no. Io sono un sostenitore del decentramento: più vicino al cittadino è il
centro decisionale meglio è. Però, secondo me, oggi tutti parlano di decentrare le
decisioni ma nessuna spiega come i vari enti debbano poi accordarsi quando si tratta di
agire in sintonia. Ci vuole qualcuno che coordini le esigenze superiori. Altrimenti si
corre il rischio che le iniziative si blocchino per incapacità di correlarsi.
Sulla sicurezza, per esempio, si dovrebbero raccordare le
forze che già ci sono. Se venisse creata una forza regionale, chi la gestirebbe? Il
Presidente della regione, che la delegherebbe ad un funzionario, magari reclutato tra le
forze dell'ordine già esistenti? Già adesso esistono corpi provinciali e comunali e non
sempre è facile coordinarli con le altre forze dell'ordine. La frammentazione non
mi sembra positiva.
In tema di federalismo, poi, perchè nessuno parla mai di
come decentrare il sistema pensionistico o il debito pubblico? Oggi il nostro debito
ammonta a due milioni di miliardi di lire. Si parla tanto di decentrare il prelievo
fiscale ma poi si devono anche pagare i debiti.
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