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Ore 12.39.44
Giorno
04/06/07
Varese- Ultimi giorni di Giavalerio Lombardi a Varese. Il Prefetto, in partenza per Padova, parla della sua esperienza
Ci vuole più compattezza per centrare gli obiettivi

Lascia Varese dopo due anni e mezzo di servizio. Da Roma è arrivata la notizia del suo avvicendamento. Per lui si aprono le porte della sede di Padova, sua città adottiva, dove ha già lavorato e ha deciso di comprare casa. Il Prefetto Gianvalerio Lombardi, dunque, sta vivendo gli ultimi giorni della sua missione varesina. Un'esperienza positiva vissuta in una "città tranquilla, ricca e laboriosa".

- Quale Varese lascia al suo successore?
Già quando sono arrivato, la città non aveva grossi problemi. Ha una forte vocazione industriale che la proietta naturalmente in Europa. L'unico importante cambiamento di cui sono stato testimone è stato il decollo di Malpensa. Lo scalo è diventato un forte fattore di sviluppo, pur senza dimenticare le importanti ripercussioni ambientali.

- Tanta importanza che, però, lamentano da più parti, porta beneficio soprattutto alla vicina Milano che sta inglobando questa realtà 
I varesini sono schivi e questa, in sè, è una qualità. Purtroppo, però, ciò li porta a procedere divisi verso la meta. Appropriarsi di Malpensa dipende solo dai varesini, dalla loro capacità di aggregarsi, superando le divergenze, per centrare l'obiettivo. Davanti ai problemi e alle questioni complesse, ci vuole gioco di squadra. 

- Parliamo di sicurezza. A Varese come si vive?
La sicurezza è una condizione variabile: si deve pensare alla situazione iniziale per valutare i cambiamenti. In questa città si vive abbastanza liberi e sicuri. È chiaro, però, che un furto può apparire grave, proprio perchè è un fatto insolito. Statisticamente, il numero di furti è in diminuzione. Sono però differenti i modi di rubare, per cui se un tempo il ladro si introduceva nell'abitazione vuota e la svaligiava, oggi entra affrontando le persone, minacciandole con armi di varia natura. E ciò fa impressione. 
Per il nostro territorio occorrerebbero alcune forze in più, soprattutto per fare prevenzione. Non dimentichiamoci, comunque, che il nostro sistema prevede anche una fase giudiziale. Il nostro lavoro viene a volta vanificato dal magistrato. Ma anche qui, si tratta di applicare un ordinamento. Ci sono delle leggi che vanno rispettate e fatte rispettare. La legge è uguale per tutti. Guardiamo al caso dell'investitore albanese che ha ucciso il bimbo a Roma. C'è stata un'insurrezione popolare contro questa persona che poteva scorazzare liberamente in macchina nonostante avesse ucciso un bimbo. Ma quanti si indignano se uno di noi alla guida di una vettura travolge un pedone e dopo qualche mese di sospensione della patente ritorna al volante?
È indubbio, in ogni caso, che l'immigrazione clandestina crea allarmismo. E la ragione sta nel fatto che noi non sappiamo che tipo di gente entra nel nostro paese, se sono persone oneste o criminali navigati. Per questo si deve vigilare con estrema attenzione.

- Parliamo di federalismo. Si è mai sentito in imbarazzo in una città dichiaratamente federalista?
Assolutamente no. Io sono un sostenitore del decentramento: più vicino al cittadino è il centro decisionale meglio è. Però, secondo me, oggi tutti parlano di decentrare le decisioni ma nessuna spiega come i vari enti debbano poi accordarsi quando si tratta di agire in sintonia. Ci vuole qualcuno che coordini le esigenze superiori. Altrimenti si corre il rischio che le iniziative si blocchino per incapacità di correlarsi.

Sulla sicurezza, per esempio, si dovrebbero raccordare le forze che già ci sono. Se venisse creata una forza regionale, chi la gestirebbe? Il Presidente della regione, che la delegherebbe ad un funzionario, magari reclutato tra le forze dell'ordine già esistenti? Già adesso esistono corpi provinciali e comunali e non sempre è facile  coordinarli con le altre forze dell'ordine. La frammentazione non mi sembra positiva.

In tema di federalismo, poi, perchè nessuno parla mai di come decentrare il sistema pensionistico o il debito pubblico? Oggi il nostro debito ammonta a due milioni di miliardi di lire. Si parla tanto di decentrare il prelievo fiscale ma poi si devono anche pagare i debiti.

Alessandra Toni

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