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Ore 12.42.49
Giorno
04/06/07
Varese - Storia di un ricordo affettuoso che si è trasformato in business: Otiesse, una azienda nata in memoria di Giovanni Borghi 
L'Ignis vive ancora: in Siria

uffici.jpg (16229 byte)La gloriosa Ignis, quella del commendator Borghi, è viva e vegeta e non si è mossa da Varese: sta in via Sanvito 60 e ora si chiama Otiesse (nella foto gli uffici).  Non è una dichiarazione da spiritisti o un sogno di ritorno al boom economico varesino: è una realtà viva e provata dalla cronista. «L'Otiesse è nata un anno dopo la morte di Borghi» spiega il presidente della società, Caterina Ossola «E tutti i coloro che hanno cominciato a lavorare qui erano impiegati, tecnici e progettisti della Ignis, che Borghi aveva voluto con sé quando aveva venduto la sua impresa alla Philips. Dopo la vendita, avvenuta nel 1972, Borghi aveva infatti creato una società, molto più piccola evidentemente del colosso che aveva venduto, che produceva per conto terzi.  Lui aveva portato con sé tutti quelli che ora lavorano qui: me - che ero il  suo braccio destro - mia sorella Rosanna che si occupava della parte finanziaria, Luciano Cavalleri, che ora è il nostro direttore generale Ferdinando Parini, che ora è il nostro responsabile commerciale, e alcuni altri. Quando Borghi è morto, nel 1975, ci siamo trovati nella condizione di dover scegliere, e provare a fare da soli. Ed eccoci qua» conclude la Ossola «Noi ci siamo limitati a continuare a fare il lavoro che eravamo capaci di fare».

E che sapevano fare bene, contando su di una grande esperienza, quella di decine di anni in Ignis con Guido Borghi, e su di una grande rete di clienti e fornitori, quella con cui in particolare le due sorelle Ossola avevano intrecciato relazioni. Banche, fornitori, partners commerciali internazionali nel settore non avevano per loro segreti. «Fu mia sorella Rosanna a ritirare l'assegno da dodici miliardi - che a metà degli anni settanta era una cifra iperbolica - che rappresentava la prima tranche della vendita della Ignis» ricorda Caterina, dando un'idea concreta della fiducia di cui sua sorella godeva presso le banche.

terzisti.jpg (14808 byte)Lo scopo di questa nuova società era «Rifare tutto come prima, ma in maniera più semplice e con meno dipendenti, dosando così le forze "in campo" - continua spiegando Caterina Ossola -  Inoltre abbiamo adottato una particolare politica: abbiamo assunto per anni gli ex dipendenti Ignis, poi Whirlpool, che maturavano i 35 anni di lavoro intorno ai 50 anni. A questi dipendenti esperti, che avevano cominciato a lavorare da giovanissimi, abbiamo dato l'opportunità di continuare a lavorare quando la ditta li metteva in pensione e noi lavoriamo con la collaborazione di persone di cui conosciamo benissimo il modo di lavorare» (nella foto, i lavoratori della ex Ignis che ora lavorano per Otiesse-Riviera - Al centro: Caterina Ossola).  Ora, i giovani sono reclutati "in famiglia": figli, nipoti e parenti giovani e capaci sono stati tutti reclutati in ditta, secondo quel criterio di "ditta mamma" che la Ignis promuoveva allora (una foto degli anni '40 in Otiesse ricorda che il cavaliere caricava sul camion i suoi operai per portarli in gita alla domenica).

Con questa struttura leggera, l'Otiesse finisce per essere una società che ci sta tutta in due appartamenti  al primo piano di un palazzo: lì infatti i frigoriferi e i grandi elettrodomestici per la cucina (perché, ovviamente, questo producono) vengono concepiti e commercializzati. La produzione vera e propria viene effettuata altrove, in industrie nel Piemonte come nel caso dei frigoriferi con marca Polaris, venduti prevalentemente nei grandi canali distributivi come gli ipermercati e i mercatoni. O, come nel caso della Riviera, la società Italo siriana creata dai protagonisti di questa storia,  con mente a Varese e sede produttiva a Lattakia (in Siria, appunto) che produce i più bei frigo del mediterraneo di lingua araba, quelli che non possono mancare nelle case dei ricconi siriani, tunisini, turchi, arabi e giù di lì.

Una azienda che occupa qui si e no 15 persone, ma che ne fa lavorare circa 500 in Siria: di questa dimensione è infatti il complesso produttivo Riviera di Lattakia, che crea "in loco" i frigoriferi, ma sotto strettissimo controllo dei tecnici italiani, che fanno sovente "gite di lavoro" nel paese mediorientale.

«Gli arabi ci tengono molto al made in Italy, e all'immagine raffinata che questo rappresenta» spiega Caterina Ossola «E noi ci preoccupiamo di dar loro il meglio. D'altra parte la clientela che acquista nel medio Oriente i nostri elettrodomestici è di alto livello».

Cavalleri.jpg (15132 byte)Una produzione, quella della Riviera, nel segno della continua innovazione: «Noi produciamo per Riviera solo frigoriferi "no frost" (nella foto Cavalleri mostra il pezzo che gestisce la tecnologia), cioè con una particolare tecnologia che li rende asciutti e mai da sbrinare. Un sistema che utilizziamo da anni, ma che gli italiani, chissà perché, ancora non usano». E anche in questo caso, nel segno del ricordo di Giovanni Borghi: «Borghi comprava a scatola chiusa qualunque innovazione tecnologica nel campo degli elettrodomestici e di tutto ciò di cui potevamo studiare il materiale, e poi se li portava a casa per studiarli. E noi ancora ora facciamo così: io, per esempio, ho in casa uno dei frigoriferi americani a doppia anta per vedere come funziona. Anche per i computer Borghi ha fatto così: quando ha saputo della loro esistenza, negli anni sessanta, ne ha preso uno e l'ha comprato. E da lì era nata la rivoluzione informatica della Ignis».

Stefania Radman

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