«Noi non siamo molto visibili
negli scioperi, ma la legge che li regolamenta e il nostro senso di responsabilità ci
impediscono di interrompere un servizio così importante» così i lavoratori Enel
giustificano il loro sciopero "da gentlemen", che non sconquassa le abitudini di
vita dei cittadini impegnati a discutere variazioni nelle bollette, i quali vedendo le
bandiere colorate temono e domandano - ma solo per il tempo di averne la smentita -
se i servizi della direzione generale varesina di viale Belforte siano interrotti in
questa mattina piovosa d'estate. Ma si tratta solo di un presidio: nessun picchetto, e
sciopero previsto solo nel pomeriggio, cioè dopo l'orario di chiusura al pubblico degli
uffici. «Non vogliamo che l'utenza ci rimetta». Chi parla è Luciano Pellizzaro(al centro nella foto con
Gorlini a destra e Marchesotti a sinistra) segretario provinciale della
FNLE-CGIL: «Quello che chiediamo è un contratto unico di settore. Per ora ci sono, per i
dipendenti di aziende elettriche, quattro contratti: quello di assoelettrica (che
coinvolge aziende come l'Edison), federelettrica (quella a cui è legata Aem), Enel, Uniem
(che raggruppa le piccole e medie aziende del settore). La gestione della trattativa
per il rinnovo del contratto è affidata a Confindustria, di cui Assoelettrica è una
rappresentante: l'Enel, che da sola fa 78 mila dipendenti contro i 1900 di assoelettrica,
ha preferito delegare i colleghi confindustriali per le trattative su cambi di
normativa». Insomma, hanno mandato i colleghi a fare il lavoro sporco, poiché l'ente
pubblico avrebbe qualche problema a giustificare certe prese di posizione... «diciamo
così. Fattostà che Enel non è più una grossa azienda, ma una holding dove sono state
create molte piccole società. Con il rischio che non si capisca più quale contratto
applicano. Anche se finora il contratto è per tutti quello della società principale»
In provincia, Enel significa 650 dipendenti con una struttura di
produzione a Castellanza e la direzione di esercizio a Varese. Ma significa anche uffici
smantellati:«Tre importanti recapiti come quelli di Besozzo, Luino e Saronno
sono stati chiusi in nome dei nuovi sistemi di pagamento» spiega Gian Paolo Gorlini,
delegato della Flaei-Cisl «La verità è che questa nuova dirigenza Enel riduce il
personale al minimo e non fa investimenti sul territorio o sulla sicurezza»
«Di queste trattative contrattuali che non finiscono mai» ammette
Irma Marchesotti, delegata della Uilcem «quello che mi preoccupa di più è
l'occupazione» I numeri nazionali dell'Enel in effetti non sono confortanti: se la grande
azienda elettrica ha incassato nel 1999 quattromila miliardi di utile, è stato
prevalentemente grazie ai tagli effettuati sui lavoratori, che sono passati in poco tempo
da 115mila a 78mila: questa è l'opinione dei sindacalisti in sciopero.
«Per farsi un idea di quello che sarà il futuro per i dipendenti
Enel basta andare alla centrale di Ronco Valgrande, al lago d'Elio - conclude la
Marchesotti - non c'è nessuno lì, nemmeno un custode. È tutta automatizzata, e la
comandano da Sondrio».
|