Ho conosciuto Fabrizio l'
8 novembre 1997, il giorno prima della sua partecipazione a una puntata di "Domenica
In". Era lì per testimoniare che la lotta contro il cancro si può vincere e per
dare coraggio a chi si può trovare disarmato di fronte alla battaglia per la vita. Lui la
sua battaglia l' ha vinta, alla grande, dopo aver combattuto come un leone e avendo dovuto
lasciare sul campo una parte importante di sè, ma curiosamente ha imparato a galoppare
nella vita come se di gambe ne avesse tre. Non solo per gli straordinari risultati
sportivi che ha ottenuto e che continua ad ottenere con applicazione da campione puro, ma
soprattutto per la forza e l' ottimismo che - nonostante tutto - escono prepotenti dai
suoi occhi e da ogni suo gesto.E' questo
ragazzo - pieno di vita e di vitalità - che mi sono trovato davanti sabato 8 novembre 97,
con i suoi occhialetti azzurri e uno sguardo più che vispo, appena arrivato dalla sua
Varese. E, al di là della splendida intervista che fece insieme alla sua Laura, è stata
la voglia di scoprire i segreti della sua forza e della sua immediata comunicativa che mi
hanno spinto a rimanere in contatto con lui. Avevo voglia di conoscerlo meglio. Poi,
veloci come corrono le nostre vite, siamo diventati Amici, in un' età nella quale le vere
amicizie sono difficili da far nascere.
Perché Fabrizio è un ragazzo sano, vero, diretto,
quindi sincero, spiritosissimo alla bisogna ma serio e pragmatico, pieno di fascino e
colmo di attenzioni per le persone alle quali vuole bene. Sono contento di averlo
conosciuto e spero che la vita ci dia un milione di occasioni per dimostrarci che abbiamo
fatto bene a diventare AMICI. E se non bastasse, anche di più (di un milione).
Fabrizio Frizzi
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