Il "fenicottero"di Bobbiate ha compiuto l'ennesima
impresa. Davanti ad un grande pubblico, Fabrizio Macchi ha stabilito il nuovo record
dell'ora, pedalando da campione, con una potenza e una concentrazione straordinaria.
Proprio così: pedalando da grande campione, con quella sua unica gamba muscolosa a
pigiare, incessante, sul pedale, sempre più forte, sempre di più.
Fabrizio Macchi doveva oggi tentare di migliorare sé stesso
ovvero il record precedente, stabilito anche quello a Varese, con 38, 388 km orari. Oggi,
sabato 24 giugno, il corridore di Bobbiate ha spostato il suo limite ancora più in là,
verso l'incredibile: 38.562 km.
Ad incitarlo c'erano oltre
mille spettatori, tanti amici, campioni del ciclismo e dello sport: a fare gli onori di
casa vi era Fabrizio Frizzi che ha scaldato la folla con il suo incessante incitamento.
Hanno sofferto e po' gioito a bordo pista anche altri personaggi, più o meno noti, da
Gianni Bugno a Francesco Moser, da Stefano Garzelli a Gianmarco Pozzecco, da Bruno Arena
dei "Fichi" all'immancabile Adriano De Zan con il suo "Gentili signori e
signore..." ad animare la diretta tivù.
La grande tensione dei minuti
precedenti la partenza si è sciolta via, via che Fabrizio Macchi, da autentico campione
ha conquistato il pubblico a colpi di pedale: fin dall'inizio, il varesino ha sempre
mantenuto un discreto vantaggio sul precedente record, sapendo stringere i denti nei
momenti più difficili (verso la mezz'ora di corsa) ed esaltandosi nel finale. La sua
azione fluida ed incredibilmente potente era il frutto di mesi e mesi di preparazione,
giornate in solitudine sognando il suo grande momento, tanta fatica e voglia di vincere,
confortato dai consigli del suo preparatore, Moreno Martinelli.
Non si può sbagliare nulla, se si vuol battere un
record come questo: e Fabrizio ha centrato il bersaglio come tutti i grandi dello sport,
con lo splendido connubio tra cuore e potenza, tra orgoglio e rabbia. Il grande pubblico,
caldo e sincero ha accompagnato degnamente la cavalcata trionfale di quell'omino in
biancorosso. Alla fine il "fenicottero" si è sciolto, svelando tutta la sua
grandezza di uomo: le lacrime di gioia sulle note dell'Inno di Mameli, quell'inno tutto
per lui, rimarranno forse il ricordo più bello di questa grande giornata, lacrime di
gioia che rendono giustizia al destino malvagio che nel modo più perverso si era fatto
beffe della vita di un ragazzo qualunque.
Per essere un campione non fa
differenza quante gambe hai: un campione lo si è per prima cosa nel cuore. Fabrizio
Macchi non merita dunque l'umiliante pietismo che spesso accompagna le imprese sportive di
molti disabili. Un grande gesto atletico deve essere celebrato per quello che è, un
grande uomo deve essere applaudito per quello che fa. Oggi Varese ha dimostrato di aver
compreso tutto ciò: la gente è venuta a Masnago ad applaudire un campione e lui, come
ogni grande, ha saputo ripagarla.
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