A distanza di un anno dal
grave infortunio, il trentenne di Pisa Michele Bartoli, il più forte ciclista che
abbiamo nelle corse singole, ha fatto centro nel Campionato Italiano professionisti.
Ottima prova anche del varesino Daniele Nardello giunto terzo, alle spalle di Simoni, dopo
aver fatto una gara di testa, .
Il grande ciclismo è tornato a Trieste dopo una storica cronometro di due anni fa che
vide Zulle imporsi sul Pirata nazionale. A detta degli esperti quello di Trieste
doveva essere un tracciato facile, con una riduzione in extremis dei chilometri, 228
anziché i 247 , a causa della forte pioggia. Invece il circuito scelto per il
Campionato italiano si è rivelato molto selettivo fin dall'inizio. Vuoi il vento, vuoi
l'impegnativa salita verso la Chiusa hanno fatto la differenza fin dall'inizio, senza
parlare poi del fatto che in questa gara ognuno corre un po' per sè.
Per la maglia tricolore ha lottato da subito un gruppetto di cinque corridori: Nardello,
Contrini, Simoni, Serpellini e Belli.
Bartoli, staccato un po' più dietro, è stato aiutato molto dal bravo Paolino Bettini che
l'ha portato subito a ridosso del gruppetto di testa. Vita dura per i campioni, dunque, in
una gara dove la squadra conta ma fino a un certo punto. La
poca collaborazione nel gruppo di testa, ha fatto il gioco di Bartoli che ha sempre
controllato la gara da vicino. I fuggitivi si sono studiati e sfiancati a lungo, con
Daniele Nardello indaffarato a controllare Simoni e a cercare di capire cosa volesse fare
il capitano della Mapei.
La svolta della gara si è avuta a cinque chilometri dall'arrivo, quando Bartoli decideva
di pigiare sull'acceleratore. Con il suo stile inconfondibile per eleganza e potenza, dopo
la salita della Chiusa, il pisano partiva all'attacco e guadagnava subito 20 secondi sui
diretti inseguitori, che non davano segni di reazione, tranne Simoni che abbozzava una
timida risposta. Un'azione fulminea e liberatoria quella di Bartoli che lo portava a
vincere in piena solitudine. Subito dietro Nardello e Belli si alzavano sui pedali a
parlare e forse questo era quello che non solo si aspettavano, ma che anche volevano.
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