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Basket -  Trent'anni della sua vita spesi per la pallacanestro ed ora al servizio della Basket Laghi Varse
Andrea Petitpierre, neoallenatore della basket Laghi Varese

Sarà Andrea Petitpierre,51 anni di cui oltre 30 spesi nel mondo della pallacanestro, il nuovo allenatore della Basket Laghi Varese, società sportiva la cui prima squadra parteciperà al campionato di   basket di serie A/1 femminile nella stagione sportiva 2000/2001. L'accordo fra il neoallenatore e la nuova dirigenza della Laghi Varese è stato raggiunto sulla base di un contratto annuale con opzione a favore della società.

L'arrivo di Petitpierre coincide con l'ingresso, ai vertici della società, del neopresidente Antonio Tomassini.  La trattativa tra dirigenza e tecnico era tuttavia in corso già da alcune settimane, e cioè dal momento stesso in cui Roberto Ricchini, coach delle varesine nella passata stagione, aveva manifestato l'intenzione di passare alla guida dell'Alessandria; e non è un caso se lo stesso tecnico svizzero-bresciano ha fattivamente contribuito alla costruzione della nuova impalcatura societaria ed allo sviluppo dei contatti per il rafforzamento della prima squadra. «Io credo -precisa Petitpierre- che l'immedesimazione nella società sportiva, i cui responsabili mi propongono una panchina, costituisca un aspetto positivo, anche se non sempre i presidenti che ho avuto la pensavano in questo modo. Eppure non posso fare a meno di "percepire" la società per cui lavoro sotto la specie della "mia" società; e se questo presuppone da parte mia un tipo di sacrificio che non sia solo quello del lavoro in palestra, ebbene, io sono pronto e sono sempre disponibile. Tutti coloro che si stanno impegnando nel progetto della Basket Laghi Varese concordano sulle dinamiche che saranno proprie della società: crediamo, cioè, nella formula del gruppo di lavoro che sappia organizzarsi nel limite delle disponibilità finanziarie. In altre parole, faremo le cose in modo professionale senza per questo doverci dotare di una struttura professionistica».

Il curriculum personale di Andrea Petitpierre è impressionante e copre praticamente i quattro angoli della penisola; dal Leone XIII (dove ha militato in gioventù anche come giocatore) al Team 72 Milano, poi Pavia, Busto Arsizio, Faenza, Bari, Alzate, di nuovo Faenza, poi Cesena, Sesto San Giovanni ed Alcamo, ultima esperienza in ordine di tempo. Un campionato interrotto, quello in terra di Sicilia, nel gennaio dell'anno in corso: «Si è trattato, a scanso di equivoci, di una separazione consensuale per divergenze di vedute tecniche -commenta Petitpierre-. Ma ci siamo lasciati in ottimi rapporti, transando il contratto e quindi senza alcun problema. Per quanto riguarda l'arrivo a Varese, dico subito che si è trattato dell'offerta migliore e, nello stesso tempo, della prima che mi sia stata formulata. I dirigenti della società, che poi sono quelli che hanno traghettato la Varese Laghi verso il "nuovo corso", non mi hanno messo in concorrenza con altri. Mi è stato detto: "Se ci stai, sei il nostro allenatore, punto e basta", e questo mi ha fatto veramente piacere trattandosi di una delle poche vere gratificazioni per un tizio che fa l'allenatore da parecchio tempo».

«Abbiamo già stabilito -spiega Petitpierre- tre obiettivi prioritari. Punto primo : migliorarsi sempre; punto secondo: far vedere che gli investimenti effettuati hanno un senso compiuto anche nella crescita delle giocatrici; punto terzo: arrivare a disputare la serie dei play-off scudetto, cosa che sarà più difficile rispetto al passato recente essendo stato ridotto il numero delle aventi diritto a partecipare alla fase finale. C'è poi un  quarto aspetto, che forse non è strategico ai fini dei risultati sportivi, ma che diventerà per noi un pungolo ed uno stimolo in più: vogliamo far amare questa squadra nella città e nella provincia e, se possibile, oltre i confini; vogliamo dare alla basket Laghi Varese uno stile, una cifra; vogliamo ricreare il rapporto fiduciario -una sorta di "tensione ideale", mi viene da dire - tra chi gioca e chi verrà a vederci; vogliamo infine essere una casa di cristallo, una realtà "aperta", quasi un "luogo dell'anima sportiva". E pretendere troppo? Non credo».

 

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