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Ore 12.45.42
Giorno
04/06/07
Busto Arsizio - Nessuna ditta vuole ritirare gli scarti della macellazione, quella che lo faceva chiede un contributo ai macellai. Questi sentono odore di trust e si organizzano
Macellai in rivolta

macelleria1.jpg (8698 byte)I Piran sono macellai da tre generazioni. Lo capisci appena entri nella centralissima macelleria a ridosso di via Milano, sul banco fesa e scamone, alle pareti foto d'epoca, lui Gianfranco Piran, imberbe e in bianco e nero, accanto al padre.

È sopravvissuto ai tempi che cambiano, alla globalizzazione delle carni e alla mucca pazza. Qualcuno lo chiama l'Armani della cotoletta, per i prezzi non proprio a buon mercato delle sue fettine. Lui ammette, ma si barrica dietro una parola che sembra l'ultimo baluardo contro la corsa al ribasso selvaggio:  qualità. Alla vetrina è infatti appeso un documento che attesta la provenienza dell'ultima bestia macellata.«Io accetto solo roba certificata- dice il Piran- conosco il contadino e so la carne che mi dà».

piran1.jpg (11329 byte)È anche il fiduciario di Busto Arsizio per la sua categoria  e, come altri macellai della città, si trova alle prese con un problema non da poco. La società che solitamente passava a ritirare gli scarti della macellazione, la Salmoiraghi Sas di Castellanza, chiede un contributo trimestrale di 200mila lire per continuare a ritirare grasso e ossa dalle macellerie. Ora il tutto sarebbe normale se si fosse in un'ottica di servizio, ma secondo il Piran le cose non stanno proprio in questo modo, perché il mercato degli scarti è anche un business. «Gli scarti della macellazione vengono utilizzati per numerosi altri prodotti, dalle farine animali, alla farmacia fino alla cosmesi. Ora è vero che con la questione della mucca pazza e dei mangimi alla diossina le farine animali sono calate notevolmente di prezzo, ma il grasso colato continua a essere valutato sul Sole24ore».

Il business non è più quello degli inizi, quando la farina animale valeva anche quattromila lire al chilogrammo. Ma le ditte che ritiravano gli scarti, fino a qualche mese fa, pagavano i macellai per averli, sempre di meno è vero,  ma li pagavano. Negli ultimi anni si era arrivati a 50lire il chilogrammo.
Un buon giro d'affari, dunque, se si pensa che una macelleria media produce due quintali di scarti a settimana.

piran2.jpg (10913 byte)Nella comunicazione inviata ai macellai la ditta Salmoiraghi giustifica tale richiesta parlando di "stallo di mercato", ma Piran, osso duro, non convinto della cosa, ha contattato altre ditte dell'Altomilanese. «Io mi sono attivato subito telefonando ad altre società, le quali inizialmente si sono rese disponibili. Alcune arrivavano fino alle porte di Busto Arsizio a ritirare, per cui non avrebbero perso nulla ad allargare un pochino il loro giro. Però dopo qualche settimana, non vedendo passare nessuno, ho ritelefonato e qui sono iniziati i primi problemi, perché anche le altre ditte contattate avanzavano giustificazioni poco credibili, del tipo che non potevano impiegare altri mezzi, o che il tutto costava troppo. La realtà è che le ditte si erano messe d'accordo, avevano formato un cartello, spartendosi le zone di competenza».

La soluzione? Gianfranco Piran spera in un intervento dell'autorità antitrust, ma nel frattempo ha già chiamato a raccolta i macellai di Busto Arsizio e sollecitato un incontro, presso l'Associazione commercianti cittadina, con le ditte interessate. «Noi- conclude Gianfranco Piran- non pretendiamo che ci paghino gli scarti, glieli diamo gratis, ma questo non è il modo di operare. Se riusciremo ad ottenere un ragionevole accordo bene, altrimenti organizzeremo da noi il trasporto. Attualmente non possiamo farlo, e se lo facessimo saremmo anche fuorilegge, perché gli scarti vanno trasportati separatamente dalle carni, con un mezzo apposito».

Michele Mancino

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