Contro
l'abusivismo e il lavoro minorile Varese vuole cambiare musica. Questo lo slogan lanciato
da Cna, Confesercenti, Legacoop, Associazione artigiani della provincia di Varese,
Associazione panificatori e Acai nel covegno che si e' tenuto presso la sala riunioni del
museo del tessile di Busto Arsizio. Un incontro nel quale, mescolate alla retorica -
fisiologica in incontri di questo tipo- sono uscite delle proposte e osservazioni
interessanti.Anche se il suo intervento è stato in ordine di
tempo tra gli ultimi, è d'obbligo iniziare proprio da Don Raffaello Ciccone, della
Pastorale per il lavoro, che, ancora una volta,- lo aveva gia' fatto in occasione della
manifestazione in onore di Ion Cazacu- ha alzato il livello del dibattito, portando tutti
i presenti, con la sua semplice ma persuasiva oratoria, ad una riflessione profonda sui
problemi del mondo del lavoro e di quelli ad esso connessi.
«Mi avete chiamato- ha detto Don Ciccone- per fare una riflessione etica, ma i discorsi
etici non li fanno mica solo i preti e qui questa sera ne ho sentiti molti. Il rispetto
dell'altro risponde ad un concetto di armonia e si dice che c'è armonia quando c'è il il
rispetto delle leggi. Ebbene, io dico che non è sufficiente perché le leggi sono
espressioni di interessi». L'esempio si sa è la miglior arma di chi voglia argomentare
le proprie tesi e Don Ciccone cita una recente sentenza della Cassazione, secondo cui non
è reato fare foto pornografiche a minori purché non siano fatte per essere immesse sul
mercato. «La legge tende al minimo, il problema è che la legge dovrebbe sottolineare
l'importanza della coscienza morale». Ricorda anche la lezione di Don Milani che in un
processo affermo' la sua tendenza a superare le leggi affinché i suoi allievi potessero
renderle in futuro migliori. Don Ciccone afferma che se le leggi sono espressione di
interessi, allora la tanto sbandierarata importanza della concertazione è tale solo se va
nella direzione e nella prospettiva del bene comune, che non necessariamente corrisponde
solo al rispetto della legge. «L'idea di fondo che pervade il mondo del lavoro è di non
comportarsi secondo coscienza morale, ma a seconda dei controlli, e questo avviene a tutti
i livelli. Che senso ha che un ente pubblico istituisca un appalto e poi non vada a
controllare se la ditta a cui lo ha appaltato utilizza lavoratori non in regola».
Il rappresentante della Pastorale per il lavoro sembra un fiume in
piena. Sottolinea il problema della casa, degli affitti troppo alti, della mancanza di una
politica mirata in questo senso da parte delle istituzioni e ancora della mancanza di
politiche dell'inclusione sociale. «Ci si preoccupa delle politiche del lavoro e ci si
dimentica degli espulsi, della necessita' di strutturare interventi personalizzati per
recuperare quelli che non hanno piu' le energie per reinserirsi nel mercato del lavoro,
persone sfibrate che solo se accompagnate sono in grado di guadagnarsi uno stipendio. Se
non c'è questa inclusione la forbice si allarghera' sempre di piu', i poveri diventeranno
sempre piu' poveri e disperati e ci sara' un aumento della disarmonia e di conseguenza si
perdera' il bene comune. Dobbiamo far si' che le persone diventino una risorsa per la
comunita' e non soggetti di mera assistenza».
Di
particolare interesse per concretezza e forza propositiva l'intervento di Marco Molteni,
intervenuto al convegno come componente della Giunta camerale. Tre i progetti da lui
proposti: l'istituzione di un osservatorio provinciale per monitorare il fenomeno del
lavoro irregolare, in modo da conoscerne caratteristiche e dimensione; l'istituzione di un
osservatorio provinciale degli appalti, al quale dovrebbero partecipare Prefettura, enti
appaltanti, Camera di commercio, Comune, Cassa edile e tutte le associazioni datoriali;
l'analisi di tutte le tipologie contrattuali atipiche per conoscerne dimensioni
quantitative e qualitative. «Il problema dell'abusivismo e della mancanza del rispetto
delle regole - ha detto Molteni- è un problema principalmente culturale. Il ruolo delle
istituzioni, e in particolare della Camera di commercio, non puo' essere statico,
soprattutto occorre che tra i vari soggetti operanti sul territorio ci sia una sintonia,
un coordinamento affichè questi progetti possano essere realizzati».
Infine Mario Zini dell'ispettorato del lavoro ha
fatto una fotografia precisa della situazione delle forme di lavoro irregolare. «In
provincia di Varese è raro trovare lo sfruttamento del lavoro di minori, è un'eccezione.
Mentre non lo è il lavoro di minorenni sfruttati e sottopagati, impiegati con contratti
part-time e sottoposti ad orari che di part-time non sono». La vere piaga spiega Zini è
nel settore dell'edilizia. «Quando si gira per i cantieri si trovano squadre intere di
irregolari, o falsi part-time. È un fenomeno di vaste dimensioni che vive grazie anche ai
forti interessi delle imprese principali. Queste dovrebbero spiegare come fanno a prendere
grossi appalti, anche di svariati miliardi, e tenere sul posto cinque o al massimo dieci
operai, e gli altri trecento che servono di chi sono? Queste cose le grosse imprese lo
sanno, ma si va avanti lo stesso così».
Zini non risparmia una tirata d'orecchie anche ai committenti. «Questi dovrebbero sapere
che quando si risparmia lo si fa sulla salute e la pelle degli operai, o sulla qualita'
dei materiali o sulle entrate previdenziali. La mancanza dei controlli è dovuta in gran
parte alla mancanza di personale, ma le nuove assunzioni, dopo venticinque anni, fanno ben
sperare per l'efficienza dell'azione dell'ispettorato del lavoro».
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